Un po’ polpo, un po’ sole, un po’ cellula. La grande installazione multiforme e multisensoriale dell’artista brasiliano Ernesto Neto nella sala medievale di Palazzo della Ragione di Bergamo è (anche) un giaciglio – ecologico, organico e spirituale

Tattile e organica, primordiale e solare. Sembra irradiare l’intera sala medievale, l'installazione tentacolare dell’artista brasiliano Ernesto Neto a Palazzo della Ragione in Alta che apre oggi, 10 giugno, fino al 26 settembre 2021. Multiforme, smarginata, articolata, l’opera si pone come un giaciglio accogliente, ecologico e ludico, organico e spirituale.

Mentre la vita ci respira - SoPolpoVit’EreticoLe è un potente inno alla vita: alla natura nella sua dimensione più ancestrale.

Negli ambienti affrescati che affacciano su Piazza Vecchia da un lato, sulla Cappella Colleoni, sulla Basilica di Santa Maria Maggiore e sul Battistero dall'altro, l'esposizione è la prima di un nuovo ciclo triennale curato da Lorenzo Giusti per la Sala delle Capriate, sede estiva della GAMeC e rappresenta un preludio alla mostra Nulla è perduto. Arte e materia in trasformazione, in programma in autunno.

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Le installazioni multisensoriali di Neto pervadono lo spazio, immergendo il visitatore in ambienti carichi di suggestione: i materiali, le essenze e le forme assumono significati molteplici. Ttutto concorre alla creazione di nuovi universi di senso, concepiti come strumenti per curare le ferite della società contemporanea.

Vista dall’alto, la grande installazione centrale, dal titolo SoPolpoVit’EreticoLe, si presenta come una specie di agroglifo, un polpo disegnato sul pavimento della sala, i cui tentacoli si muovono in direzioni diverse, a ricordare anche il movimento del boa, presente in numerosi progetti di Neto.

Un po’ polpo, un po’ sole, un po’ cellula. Al centro del disegno dell'installazione a pavimento di Neto, un cerchio pensato come una sorta di ombelico. Nucleo generatore per eccellenza, l’ombelico è un simbolo transculturale che proietta sul concetto stesso di centro l’analogia tra universo e corpo. Da qui la “vita” evocata nel titolo del lavoro, che si configura come un acrostico composto dalle parole “sole”, “polpo”, “vita” ed ”eretico”, assemblate in modo da trasmettere un senso di musicalità e movimento.

Pensata come un giaciglio, sul quale sedersi, persino distendersi, per socializzare e condividere una sosta, la grande opera è composta da materiali recuperati, come pietre, paglia, ma anche piante, spezie ed erbe medicinali, inserite in sacchetti realizzati a mano con la tecnica del crochet.

All’attenzione per i temi dell’ecologia, del ritualismo e della spiritualità, caratteristici della ricerca di Neto, l'installazione affianca visioni e suggestioni, suggerite dal confronto con le origini medievali del palazzo.

Fu infatti durante l’ultima fase dei cosiddetti secoli bui che, anche nel Nord dell’Italia, molte donne libere, che vivevano a stretto contatto con la natura – raccogliendo così spontaneamente l’eredità delle culture animiste e panteiste ancora vive nella società popolare – furono accusate di stregoneria, perseguitate come eretiche e bruciate sul rogo. Le streghe incarnavano il lato selvaggio della natura, tutto ciò che in essa appariva autonomo, incondizionato, fuori controllo e quindi contrario alla visione ordinata del mondo promossa dalle dottrine ufficiali.

L’opera di Neto ripensa questo cruciale passaggio della storia dell’Occidente, che interessò non soltanto il vecchio continente, ma anche le terre conquistate oltreoceano dai colonizzatori Europei, dove la persecuzione delle donne divenne uno dei più crudeli strumenti di assoggettamento e sfruttamento delle popolazioni aborigene.

Attraverso quattro abiti realizzati per l’occasione, l’artista ci invita a vestire nuovi panni e a trovare una nuova relazione con il mondo naturale, gli spiriti degli antenati e le epistemologie non occidentali a cui il progetto è legato.

L’installazione si rivela così un potente inno alla vita, alla natura ancestrale: un invito a riconsiderare l’importanza di una visione non funzionale e non antropocentrica dell’universo, insieme al principio, proprio di una concezione olistica del mondo, della sostanziale materialità del tutto.