La Biennale Arte 2024 a Venezia, curata da Adriano Pedrosa, si intitola Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere e sarà incentrata sul “diverso”

Sarà incentrata sul “diverso”, sul lontano, su chi è considerato un irregolare la Biennale Arte di Venezia 2024 a cura di Adriano Pedrosa che si svolgerà dal 20 aprile al 24 novembre 2024 tra Arsenale, Giardini e vari luoghi della città lagunare.

Il titolo Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere si riferisce infatti alla tesi, enunciata dal Curatore della Biennale, Adriano Pedrosa e dal presidente Roberto Cicutto nel corso della presentazione ufficiale dell’evento, che in fondo, in fondo, “stranieri” lo siamo un po’ tutti.

Di cosa di parlerà alla Biennale Arte 2024

Alla Biennale Arte di Venezia 2024 si parlerà dunque di immigrati, di espatriati, di diasporici, di émigrés, di esiliati e di rifugiati. Di coloro che si sono spostati tra il Sud e il Nord del mondo.

Ma soprattutto di stranieri, allargando però il più possibile le frontiere del significato di questa parola e coinvolgendo chiunque sia considerato “estraneo”.

Come gli artisti queer, spesso perseguitati o messi al bando e costretti da sempre a muoversi all’interno di diverse sessualità e generi; come gli artisti outsider, da sempre relegati ai margini del mondo dell’arte; o come gli artisti indigeni trattati come stranieri nella propria terra.

Il tema della Biennale Arte 2024 spiegato dal curatore, Adriano Pedrosa

«Il nostro - spiega Pedrosa - è un mondo pieno di crisi multiformi che riguardano il movimento e l’esistenza delle persone all’interno di nazioni, territori e confini. Crisi che riflettono i rischi e le insidie che si celano all’interno della lingua, delle sue possibili traduzioni e della nazionalità, esprimendo disparità condizionate dall’identità, dalla cittadinanza, dalla razza, dal genere, dalla sessualità, dalla libertà e dalla ricchezza.

In questo panorama, l’espressione Stranieri Ovunque ha un duplice significato. Da un lato vuole intendere che ovunque si vada si incontreranno sempre degli stranieri. Dall’altro, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri».

Da dove viene il titolo: Stranieri Ovunque, Foreigners Everywhere

Il titolo scelto dal curatore, che è anche direttore artistico del Museo d'Arte di San Paolo in Brasile (realizzato dall’architetta italiana Lina Bo Bardi), si ispira a una serie di lavori firmati a partire dal 2004 dal collettivo Claire Fontaine: opere realizzate con neon colorati che riportavano in diverse lingue le parole “Stranieri Ovunque”. Ma non solo. L’espressione è stata a sua volta presa dal nome di un collettivo torinese che nei primi anni Duemila ha fatto della lotta al razzismo in Italia la sua fonte di ispirazione primaria.

Come sarà la Biennale Arte 2024?

La Biennale Arte 2024 sarà improntata su una trasversalità culturale sempre più ampia, in grado di abbracciare senza discriminazioni personalità in arrivo da tutto il mondo. Un po’ quello che aveva fatto Cecilia Alemanni in occasione della precedente Biennale intitolata Il Latte dei sogni in cui la curatrice italiana era riuscita a coinvolgere artiste e artisti originari di luoghi storicamente svantaggiati offrendo al pubblico la possibilità di scoprire realtà sempre più complesse e sorprendenti.

Nel caso di Pedrosa, oltre a portare in scena i lavori di migranti, rifugiati e queer, ci sarà spazio anche per un Nucleo Storico composto da opere del ‘900 prodotte in America Latina, Africa, Asia e mondo arabo. Una sezione speciale poi sarà dedicata alla diaspora degli artisti italiani nel corso del XX secolo: coloro che hanno viaggiato e si sono trasferiti all’estero costruendo le loro vite e carriere in ogni angolo del pianeta, integrandosi con le culture locali.

Adriano Pedrosa, il primo curatore dall’America Latina

«Questa è la 60esima edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte Contemporanea nell’arco di 128 anni dalla prima, e non c’era mai stata una curatrice o un curatore proveniente da un paese dell’America Latina», avverte Cicutto.

«Pedrosa si è contraddistinto per originalità e innovazione, anticipando temi e linee curatoriali poi seguite da altre mostre in tutto il mondo. La sua ricerca si è anche focalizzata su artisti che, pur provenienti da mondi diversi, hanno saputo mantenere sentimenti ed esperienze della loro cultura d’origine ovunque si trovino. Cambiare il punto di vista per raccontare l’arte contemporanea è esattamente ciò che una istituzione come La Biennale di Venezia deve fare. E non solo da un punto di vista estetico ma anche geografico».

Insomma, più che una semplice affermazione quasi una lettera di intenti.