Dal 20 al 30 ottobre, nella municipalità di Coyoacan a Città del Messico, va in scena il design italiano grazie all’ICE

Più di 200 appuntamenti tra eventi ufficiali e collaterali, incontri con ospiti internazionali, installazioni sparse per la città, mostre, dibattiti e inaugurazioni di nuovi spazi. Come è successo a Milano a settembre, anche Città del Messico - dopo le chiusure imposte dalla pandemia - riparte dal design.

Merito della Design Week Mexico, appuntamento nato nel 2009 da un’idea di Emilio Cabrero, Andrea Cesarman, Marco Coello e Jaime Hernàndez, che oggi dura più di un mese.

ICE e la Design Week di Città del Messico

Immancabile la presenza del nostro Paese, sostenuta dal lavoro capillare dell’ICE, l’agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane che promuove l’interscambio commerciale e l’internazionalizzazione delle nostre aziende. Negli anni, la sua azione ha avuto un valido sostegno grazie alle monografie dedicate al Messico curate e pubblicate da INTERNI nel 2018, 2017e 2016. E, ora, grazie alla presenza di un ambasciatore d’eccezione, Michele De Lucchi.

È stato lui, architetto, designer e docente di architettura, a inaugurare mercoledì 20 ottobre la mostra intitolata: “Progetto e materia: nuove sfide per la ripartenza sostenibile del Made in Italy”, dedicata al design italiano (per visitarla, l'indirizzo è Istituto Italiano di Cultura, Francisco Sosa 77, Coyoacán).

Lo stesso giorno, sempre presso l’Istituto Italiano di Cultura, si è aperta la mostra organizzata dall’ICE con il contributo del Sistema Italia dal titolo “Diseño con sabor italiano”, un viaggio attraverso la casa italiana realizzato con il supporto di marchi italiani famosi presenti in Messico tra cui Arper, Artemide, Kartell, Magis, Duhart, DVO, Pigmento, Beghelli, Technogym, Smeg e Alessi.

Il design italiano in Messico: parla Giovanni Luca Atena direttore dell’ ICE

«In una capitale di 20 milioni di abitanti, all’interno di un Paese in forte espansione economica quale è il Messico, l’interesse per il design italiano negli ultimi anni è cresciuto enormemente» dice Giovanni Luca Atena, direttore dell’Ufficio ICE di Citta’ del Messico (competente anche per Costa Rica, Nicaragua, Guatemala, Salvador e Repubblica Dominicana).

«Un interesse che si inserisce perfettamente nel processo di trasformazione di questa megalopoli, al quale la pandemia ha dato una fortissima accelerazione: la nuova sfida per architetti e designer oggi sono gli spazi comuni, pensati per la socialità, il coworking o il business delle aziende più giovani. E i brand italiani sono i più richiesti anche in questo ambito. Il Messico rappresenta da sempre una grande opportunità per la fascia alta della produzione italiana, sia in ambito residenziale sia in quello del contract, per grandi opere come hotel, uffici, centri commerciali o poli della logistica. Dagli arredi ai complementi fino al grande mondo della domotica, i nostri marchi convincono chi è disposto a spendere molto ed esige un prodotto bello e fatto bene, fedele a principi di tradizione, esclusività, cura estetica e qualità dei materiali».

L’attenzione alla sostenibilità

E a fare la differenza, oggi, in un Paese che ha più di 60 tra parchi e riserve naturali e che, da 20 anni, è diventato attentissimo alle tematiche green (varando leggi molto severe), è il tema della sostenibilità. Sia nella filiera produttiva sia nelle finiture, che devono essere atossiche, riciclabili, durevoli.

Abbiamo raggiunto quindi Michele de Lucchi, l’atteso ospite d’onore da sempre attento ai temi della sostenibilità. Tra gli appuntamenti che lo vedranno protagonista, una serie di conferenze e workshop presso la Facoltà di Design dell’UNAM, il TEC di Monterrey Campus Città del Messico, e una masterclass all’Universidad Anáhuac, dove parlerà della sua celeberrima lampada Tolomeo per Artemide, lampada creata nel 1987 e che -due anni dopo- lo ha portato a conquistare il primo Compasso d’Oro (gli altri due li ha vinti negli anni Novanta).

Le parole di Michele De Lucchi

Al creatore di oggetti che hanno fatto la storia del design, come la serie Icarus per Olivetti (1982, con Ettore Sottsass), la sedia First per Memphis (1983) gli accessori da scrivania (Kartell, 1988), la cucina Materic (Dada, 1999) o le lampade Castore (2003) e Noto (2008) per Artemide, e le cui opere sono esposte nei più importanti musei di design del mondo, abbiamo chiesto cosa porterà in questo viaggio.

«Vado in Messico molto volentieri per tante ragioni: perché è il primo viaggio dopo il lockdown, perché andrò a vedere la casa di Frida Kahlo, e il museo di antropologia, e perché avrò il ruolo di ambassador del design italiano» ci ha spiegato De Lucchi. «Con me porto delle visioni, delle immaginazioni, delle idee molto importanti perché voglio far vedere che noi in Italia il futuro lo vediamo bello, felice, meritevole di essere vissuto. E vogliamo che tutti abbiano desideri molto profondi e sentiti per un futuro migliore».