La collezione Thomas Walther del Museum of Modern Art di New York, dal 3 marzo al 26 giugno 2022 presso Camera-Centro Italiano per la Fotografia a Torino

Che cosa è l'arte? Chi possiamo ritenere veramente un artista? Sir Ernst H. Gombrich scrive nell'introduzione al suo splendido volume “La storia dell'arte” (Phaidon Edtion) che “non esiste in realtà una cosa chiamata arte, esistono solo gli artisti”. Ogni opera d'arte non è il risultato di una attività misteriosa, ma un oggetto creato dall'uomo per l'uomo. E chi è l'artista se non chi regala al mondo, non importa in quale forma e con quale tecnica, immagini, inquietudine, bellezza. Chi è l’artista se non chi riesce a mostrare realtà non ancora comprese o viste, interpretate in quel modo, svelando i segreti del mondo.

Fotografia e arte

E quando la fotografia diventa arte? La fotografia ha sofferto questa dicotomia (essere o non essere arte) per anni, non è qualcosa di nuovo. Fin dai suoi inizi, è stata guardata dall’alto in basso dalle arti tradizionali figurative e plastiche. Del resto, chiunque può usare una penna ma non tutti scriveranno romanzi o poesie. Tuttavia, se arte è il lavoro, qualsiasi lavoro, che permette di creare ciò che prima non c’era esprimendo se stessi, che riesce a rendere visibile ciò che è talmente evidente da sfuggire ai più, ecco che allora la fotografia diventa arte.

I grandi maestri

In questa ottica, Camera - Centro Italiano per la Fotografia presenta per la prima volta in Italia la mostra “Capolavori della fotografia moderna 1900-1940. La collezione Thomas Walther del Museum of Modern Art, New York”: una selezione di oltre 230 opere fotografiche della prima metà del XX secolo realizzate dai grandi maestri dell'arte fotografica. Come i contemporanei (Matisse, Picasso e Duchamp) hanno rivoluzionato il linguaggio delle arti plastiche, così gli autori in mostra, alcuni famosi e altri meno noti, hanno ridefinito i canoni della fotografia facendole assumere un ruolo centrale nello sviluppo delle avanguardie di inizio secolo. Un fermento creativo partito dall'Europa che arriva negli Stati Uniti dove vengono accolti gli intellettuali in fuga dalla guerra.

Americani, europei, uomini e donne

Accanto a immagini iconiche di fotografi americani come Alfred Stieglitz, Edward Steichen, Paul Strand, Walker Evans o Edward Weston e europei come Karl Blossfeldt, Brassaï, Henri Cartier-Bresson, André Kertész e August Sander, la collezione Walther valorizza il ruolo delle donne nella prima fotografia moderna, con opere di Berenice Abbott, Marianne Breslauer, Claude Cahun, Lore Feininger, Florence Henri, Irene Hoffmann, Lotte Jocobi, Lee Miller, Tina Modotti, Germaine Krull, Lucia Moholy, Leni Riefenstahl.

Correnti e sperimentazioni

Oltre ai capolavori della fotografia del Bauhaus (László Moholy-Nagy, Iwao Yamawaki), del costruttivismo (El Lissitzky, Aleksandr Rodčenko, Gustav Klutsis), del surrealismo (Man Ray, Maurice Tabard, Raoul Ubac), le sperimentazioni futuriste di Anton Giulio Bragaglia e le composizioni astratte di Luigi Veronesi, due tra gli italiani presenti in mostra insieme a Wanda Wulz e Tina Modotti.

La collezione Thomas Walther

Della collezione fanno parte fotografie realizzate grazie alle nuove possibilità offerte dagli sviluppi tecnici di quegli anni, ma anche sperimentazioni linguistiche realizzate attraverso collages, doppie esposizioni, immagini cameraless, fotomontaggi che raccontano una nuova libertà di intendere e usare la fotografia. È la particolarità di quei decenni a spingere il collezionista Thomas Walther a raccogliere, tra il 1977 e il 1997, le migliori opere fotografiche prodotte in quel periodo riunendole in una collezione unica al mondo, acquisita dal MoMA nel 2001 e nel 2017.

La mostra e il catalogo

La mostra nasce dalla collaborazione tra il Jeu de Paume di Parigi, il MASI di Lugano e Camera, dove è possibile vedere per l’ultima volta in Europa queste opere prima che tornino negli Stati Uniti. Accompagna la mostra il catalogo di Silvana Editoriale in associazione con the Museum of Modern Art, New York, con un saggio critico di Sarah Hermanson Meister, brevi introduzioni alle sezioni della mostra e riproduzioni di opere presentate.