Il Padiglione Italia alla Biennale 2022 ha la struttura di una tragedia classica ma parla delle grandi tematiche dell’oggi (incluso il destino dell’industria del Made in Italy)

Dal 23 aprile, il Padiglione Italia di Gian Maria Tosatti ed Eugenio Viola metterà in scena il cambiamento necessario. Lo farà con un’installazione catartica che ha la struttura di una tragedia classica, ma parla di oggi, di libertà perdute, di migrazioni e ambiente, di etica e profitto, e ci indica anche una via per il futuro.

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“Non possiamo continuare per un minuto a essere quello che siamo stati fino a oggi. Dobbiamo cambiare, l’uomo deve sempre cambiare. Abbiamo delle sfide oggi e non possiamo rispondere con risposte che sono già vecchie. Dobbiamo svegliarci al presente, altrimenti moriamo”.

Sono queste le parole con cui l’artista Gian Maria Tosatti ha presentato lo scorso febbraio il Padiglione Italia, il cui main sponsor è Sanlorenzo, che ha progettato insieme al curatore Eugenio Viola. “L’installazione parla di che cosa non siamo stati capaci di diventare fino a oggi”, prosegue l’artista, “e del fatto che forse dovremmo trovare il coraggio di diventare ciò che dovremmo”.

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Cosa si vede nel Padiglione Italia alla Biennale 2022?

Il Padiglione Italia alla Biennale 2022 è una visione dello stato attuale della nostra civiltà e delle sue prospettive, ricca di riferimenti letterari alle arti visive, dal teatro alla musica, alla performance. Un approccio tipico del lavoro di Gian Maria Tosatti che in questo caso mette in scena il difficile equilibrio tra uomo e natura, tra sviluppo sostenibile e territorio, tra etica e profitto.

Una macchina narrativa esperienziale, ora familiare al visitatore, ora spiazzante, che ci fa riflettere sul destino della nostra avventura nel mondo, tra i sogni e gli errori del passato e le promesse di un futuro da scrivere. “Non vogliamo prendere una posizione definitiva, ma ritengo che un padiglione e un’opera siano riusciti se, una volta terminata l’esperienza della visione, il visitatore va via con più domande di quando è arrivato”, dice il curatore Eugenio Viola.

Da cosa nasce il titolo dell’installazione?

Storia della Notte e Destino delle Comete, questo il titolo, è una grande installazione ambientale e occupa per intero gli spazi delle Tese delle Vergini. “Un titolo evocativo e complesso, che si riferisce a un presente incerto e meta pandemico”, dice Viola, “è provato che esiste una relazione tra epidemie e progresso, quindi ci siamo chiesti come l’arte potesse in qualche modo riflettere su questi scenari incerti e rapportarsi con le ecologie sostenibili, parlare di ambiente e di territorio”.

Si tratta di un lavoro dalla sintassi teatrale, che inizia con un prologo e si sviluppa attraverso due atti, scanditi dal nome stesso del progetto e da una epifania finale.

La Storia della Notte, il primo atto, ripercorre, metaforicamente, l’ascesa e la caduta del sogno industriale italiano, da quello che con termini entusiastici, negli anni Sessanta, veniva chiamato il Miracolo Italiano, fino al suo epilogo. Una prima fase che prepara a quella finale, Il Destino delle Comete, che annuncia una visione catartica e uno sguardo propositivo sul presente. “L’ottimismo, di questi tempi, deve essere una necessità etica, quasi un’obbligazione morale”, afferma Viola.

Qual è il pericolo più grande? Dare risposte vecchie a domande nuove

Sono grandi punti interrogativi che nascono tra i pensieri di Gian Maria Tosatti dopo avere assistito, qualche settimana fa, a Tutto brucia, uno spettacolo dei Motus tratto da Le Troiane di Euripide, che racconta di una civiltà che ha subito una sconfitta, la più mitologica, e che viene svenduta a pezzi. “Mi sono sentito disorientato”, racconta, “mi sono chiesto perché mi sento svegliato al presente da una storia come questa?

Quando abbiamo perso e con chi? Quando ci siamo svenduti? Abbiamo perso con noi stessi, e quello spettacolo mi aveva riportato alla vividezza delle sensazioni dello stare nel presente”. Così, il giorno dopo Tosatti, inizia a parlarne con alcuni amici e mentre ripropone loro quelle stesse domande, si accorge che è esattamente la stessa storia che sta raccontando nel Padiglione Italia.

All'artista piace citare l’editoriale di Pier Paolo Pasolini, che il primo febbraio del 1975, sul Corriere della Sera, lamentava che mentre il nostro Stato si perdeva dietro alle sue lotte costanti, alle sue piccolezze di potere e burocrazia, noi non ci accorgevamo che stavano scomparendo le lucciole. La scomparsa delle lucciole per Pasolini significava un cambiamento del rapporto tra uomo e natura, pericolosissimo e irreversibile. “Nel 1975 io non ero nemmeno nato, ma dopo tutti questi anni siamo ancora impegnati in queste piccolezze dell’umano, la Russia, l’America, l’Ucraina, non ci muoviamo mai, ed è questa la battaglia che abbiamo perduto, non ci stiamo evolvendo”, dice Tosatti.

Storie di guerre e di lucciole che non ci sono più

Quello del Padiglione Italia è un tema che parla di oggi e dei venti di guerra, e anche di un tema molto dibattuto, in cui l’artista ha impegnato gran parte della sua ricerca, quello delle migrazioni. Tosatti, infatti, ha lavorato sul confine militarizzato tra Russia ed Estonia e proprio lì amava osservare il volo degli uccelli da una parte all’altra della frontiera, per loro non c’erano filo spinato, mezzi corazzati e controlli, potevano andare dove volevano con la massima libertà. “Io mi sentivo inferiore a loro”, continua l’artista, “perché mi rendevo conto che abbiamo perso la libertà di potere essere in un luogo o in un altro senza dovere giustificare nulla”.

I dibattiti al Padiglione Italia e sul web

Il Padiglione è strutturato come un forum continuo grazie a un calendario di incontri di carattere scientifico-divulgativo che vedono confrontarsi professionisti ed esperti del settore ecologico–ambientale e protagonisti del mondo della cultura.

Il programma di conferenze si espanderà da Venezia al resto del mondo, grazie al coinvolgimento di una serie di istituzioni internazionali, che diventeranno delle vere e proprie ambasciate di Storia della Notte e Destino delle Comete all’estero. E in un sito web si potrà approfondire la ricerca su modelli di vita e sviluppo alternativi.

Questo articolo, origiariamente pubblicato a febbraio, è stato aggiornato il 21 aprile