Sono solo otto, ma le cantanti in gara a Sanremo 2024 rappresentano una voce ironica e libera che denuncia il (solito) gender gap

Il numero delle cantanti in gara a Sanremo 2024 rispecchia in modo ottimistico la situazione sui temi gender gap nell’industria musicale. Loredana Berté, Rose Villain, BigMama, Annalisa, Angelina Mango, Fiorella Mannoia, Alessandra Amoroso, Clara sono le otto cantanti selezionate fra i big con il ruolo, visto il numero esiguo, di denunciare la fatica femminile nell’area della pop music.

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Lo fanno con ironia e, soprattutto, con pacata indifferenza nei confronti dello status quo e degli inevitabili interventi degli haters sui social. Vanno avanti a testa bassa, le cantanti pop italiane, criticando apertamente il sessismo dei testi delle canzoni in generale, e di quelle rap in particolare.

A Sanremo 2024, il pop riproduce la nostra realtà culturale

La polemica sul rap è infinita. Ma dura da decenni: la musica urban (come quella pop più in generale) è sessista da sempre, i testi sono misogini e mirano costantemente all’oggettivizzazione. Il risultato disarmante sono le parole dei rapper maschi che, ovviamente, rappresentano la grande maggioranza della popolazione pop. Il tema del linguaggio e dei contenuti in ogni caso si scontra con una realtà semplice: le parole delle canzoni riproducono la realtà culturale. Ovviamente strizzando l’occhio alle parti più opportunistiche del discorso uomo/donna per ragioni di mercato.

“Anacronistica e misogina la canzone di Emis Killa”: gli hater rispondono

Margherita Vicario è una trentenne talentuosa, scrittrice di canzoni ironiche e intelligenti e brava attrice. Una voce interessante, che nel 2020 si è levata contro il testo sessista Sparami di Emis Killa (co-scritta con FabriFibra e Salmo, fra gli altri). Infinite le reazioni aggressive del popolo social, che lei ha commentato pentendosi di essersi fatta prendere dal momento e di aver pubblicato un post dall’esito inevitabile.

In un video successivo la cantante ha affermato: “Ho messo di pancia in una storia di Instagram il mio parere su una canzone che avevo appena sentito di un rapper famosissimo. Mi sono detta: È anacronistica, possibile che qualcuno faccia ancora canzoni così misogine?’. Insomma ho detto la mia e questo è il risultato, che è esattamente il meccanismo della polarizzazione. Polla io che l’ho fatto”

Un’onda rivoluzionaria

Contravvenendo alla regola di mettersi sullo stesso piano comunicativo polemico e polarizzante, Margherita Vicario sintetizza una pratica comune fra le donne visibili del pop: andare per la propria strada e cercare il proprio modo di fare la rivoluzione.

Madame, altra artista di successo degli ultimi anni, lanciata definitivamente a Sanremo 2021 con il brano Voce, dice: “Non ho l’obiettivo di ribaltare qualcosa. Ma sentirmi dire che faccio parte di un’onda rivoluzionaria è una delle sensazioni più piacevoli del mondo”.

I big data per capire il problema del gender gap

Il problema del sessismo e del gender gap non è limitato o causato dal rap. Una ricerca dell’online magazine americano The Pudding, specializzato nell'analisi giornalistica dei big data, ha messo in luce la scarsissima presenza femminile fra le autrici e le cantanti delle top chart statunitensi negli ultimi dieci anni.

E l’ha trasformato in un interessante lavoro di data visualization che spiega il problema in modo fattuale e incontestabile. Qui il piano non è più quello del linguaggio, ma quello del gender gap professionale, della percezione del successo femminile in un'arena che tende a mettere in discussione l’egemonia culturale maschile in modo più disinvolto che, ad esempio, nella finanza.