“Why Am I Like This?” (al CCCC di Valencia fino all'11 maggio) mette in scena il vero senso del design: capire perché (e soprattutto come) alcuni oggetti di uso comune migliorano la vita

Una graffetta, uno scolapasta, un ombrello pieghevole. Cosa hanno in comune questi tre oggetti? L’utilizzo quotidiano e il loro saper rendere le nostre giornate più semplici, veloci, comode... In un certo senso anche ‘belle’ nell’accezione puramente estetica del termine.

Why Am I Like This è la mostra organizzata dal CCCC (Center del Carme de Cultura Contemporànea) di Valencia in collaborazione con il Consorzio dei Musei della Comunità Valenciana e World Design Capital Valencia 2022, con il supporto di Diputació de València (ovvero il Consiglio provinciale di Valencia) aperta al pubblico dall’11 febbraio all’11 maggio 2022.

Accessibile a tutti e soprattutto lontana da qualsiasi pretesa di soddisfare solo la curiosità di addetti al settore, Why Am I Like This espone una selezione di 120 oggetti del ‘fare’ quotidiano, raccontandoli nella loro essenza: da dove sono nati, perché sono stati pensati così e a cosa servono. Piccoli prodotti che, al servizio della vita di tutti i giorni, portano grandi benefici.

Una giorno senza...

Come ci sentiremmo se, improvvisamente, venissimo privati dei tappi per le bottiglie? O, ancora, dello scopino del wc?

Partendo da queste domande, la mostra racconta ogni oggetto per come è, oggi, e contemporaneamente ne illustra il processo di realizzazione attraverso disegni e passaggi progettuali: la raccolta delle referenze è parte di una selezione privata di Pérez de Albéniz-Bergasa, mentre i disegni e i passaggi sono a cura di Juli Capella – architetto e designer di Barcellona che proprio 30 anni fa ha tenuto nello stesso luogo la sua prima mostra dedicata ai designer valenciani.

Anche un imbuto è frutto di un progetto

L’esposizione raggruppa gli oggetti in dieci categorie che tra loro si intersecano e affiancano, nel raccontare qual è la funzione prioritaria di ognuno di essi (per esempio, un tampone rapido per rilevare la presenza di Covid-19 – rimanendo attualissimi – è un oggetto pensato con la funzione di velocizzare qualcosa che già esisteva). I dieci gruppi raccontano le strategie di design alla base di ogni referenza e sono: abbassare il prezzo, innovare, completare (qualcosa di già esistente), accelerare, portare la multifunzione, ridurre, facilitare (come un apriscatole), aggiungere o perfezionare (come la gomma all’estremità di una matita), affinare l’immagine e lo stile, sorprendere.

La relazione tra ciò che un oggetto soddisfa e come lo fa, includendo anche il suo aspetto fisico, si traduce in quello che comunemente chiamiamo design e Why Am I Like This vuole indagare proprio su questo nesso, inserendosi nel contesto di World Design Capital Valencia 2022.

Quando l’anonimato diventa indelebile

“Alcuni oggetti sono nati dal genio innovativo di un visionario, come la lampadina, ma la maggior parte sono solitamente migliorie che si aggiungono a tipologie esistenti, come una bottiglia, a cui si può aggiungere un tappo, o un cavatappi che a sua volta richiederà un cavatappi, un dosatore… Tanti pezzi sono figli di oggetti precedenti, come la custodia del cellulare, lo scopino o un posacenere, che non esisterebbero se non fosse per la presenza di oggetti genitori come il telefono, wc o sigaretta.

Altri comportano miglioramenti umili ma spesso importanti, come un imbuto o l’easy opener. Ci sono poi le tendenze, come la sfida a diminuire il peso o il volume di un oggetto, renderlo pieghevole, più resistente, più economico, più versatile o con diverse funzioni, come il coltellino svizzero", spiega Capella, curatore e coordinatore del progetto.

Tra i pezzi selezionati alcuni sono opere di designer celebri nel mondo come Dieter Rams, Philippe Starck, Achille Castiglioni, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, André Ricard, Rafael Marquina, e aziende come Olivetti, Bic, Apple, Victorinox, Swatch, Alessi, Sony.

Molti altri, invece, sono di autori anonimi che semplicemente vogliono portare miglioria nei gesti di tutti i giorni e senza i quali, indubbiamente, vivremmo peggio.