Cinque mostre in Italia da non perdere questa settimana e perché andare a vederle: a Bari, Milano, Trento Ravenna e Prato

Questa settimana si viaggia per i musei e le gallerie d’arte italiane inseguendo una questione decisamente attuale, quella ambientale.

Ma attenzione: non lo facciamo dal punto di vista scientifico né strettamente ecologista, bensì in una considerazione artistica dello spazio abitato dall’uomo.

Cominciamo con i lavori pittorici di Guaitamacchi che ritrae a volo d’uccello metropoli in bianco e nero per spostarci su progetti architettonici di una generazione di progettisti italiani nel mondo, osservando come le loro creazioni si inseriscono nel contesto antropizzato e naturale.

Alle avanguardie e alle sperimentazioni si dedicava la galleria Schema, uno spazio unico nel panorama nazionale degli anni 70, che ha accolto, insieme ad artisti internazionali, le architetture radicali di Superstudio e lo spirito performativo dell’epoca. Avrebbe compiuto 50 anni e ora si racconta al pubblico.

Infine, il paesaggio è analizzato in due esposizioni, una dedicata ai paesi perduti e l’altra ai sentieri, invece, battuti.

Perché vederle: il dialogo con l’ambiente, la natura, la città, il paese è peculiare all’abitare e queste cinque esposizioni affrontano l’urgenza, ormai imprescindibile, di cercare modi sostenibili per farlo nel prossimo futuro.

Jonathan Guaitamacchi. Moving Forward Beyond, Contemporanea Galleria d’arte, Bari, fino al 27 febbraio.

Ha appena inaugurato la retrospettiva dedicata al pittore Jonathan Guaitamacchi che presenta i lavori realizzati tra il 1994 e il 2022.

Si viaggia con lui sorvolando sulle città globali, reali o immaginate, ma comunque dipinte su tela, in un bianco e nero malinconico quanto funzionale, senza tempo quanto contemporaneo, sicuramente autobiografico.

Perché quelle che propone Guaitamacchi sono prima di tutto le città che lui frequenta abitualmente, Milano, Londra e Città del Capo, ma sono anche le città invisibili se così si possono definire tutte le città esistenti, oppure nessuna.

Come spiega la curatrice Sara Maffei, «Guaitamacchi realizza dei veri e propri fotogrammi architettonici, attraverso tecniche miste monocromatiche che danno alle sue metropoli un’impronta cinematografica.

Nello spazio della città, fatto di strade che intersecano edifici, palazzine e stabilimenti industriali, il tempo si ferma o si è appena fermato. Qui tutto può accadere o è accaduto all’istante».

Così, in quell’attimo di passato o di futuro che caratterizza ogni luogo e nessun posto, Guaitamacchi riesce a ritrarre l’essenza dell’architettura, in scampoli di urbanistica che diventano metafora di un luogo.

A chi piacerà: agli amanti del fumetto e della letteratura tra noir e utopie immaginarie.

Informazioni utili: Contemporanea galleria d’arte, via N. Piccinni 226, Bari.

10 architetture italiane, Triennale, Milano, fino al 29 gennaio

Se la realizzazione fisica è la migliore prova e conferma dell’architettura e 10 è un numero decisamente non esaustivo né scientificamente rappresentativo di una peculiarità o di un tratto identitario, questa mostra ubbidisce perfettamente alle intenzioni dichiarate nel titolo.

Si parla infatti di 10 architetture realizzate (o in fase di realizzazione), progettate da professionisti italiani (che operano in Italia ma anche all’estero).

Perché indicare l’elemento nazionale? Vuole rimarcare la necessità di promuovere l’architettura in Italia, al pari di quanto fanno gli altri Paesi europei senza pensare che si possa prescindere dal contesto internazionale.

L’altro tratto non dichiarato è l’età degli architetti considerati, tutti appartenenti alla stessa generazione, quella dei 35: volutamente non etichettati come giovani, hanno invece uno stesso mondo di riferimento. Si sente la musica che hanno ascoltato e che ascoltano, si vedono i film che hanno guardato e si percepisce una visione del mondo in qualche modo condivisa.

Ma non basta, perché questa esposizione ne contiene in sé un’altra che riguarda la questione di come rappresentare l’architettura dentro un museo. La soluzione, trovata dai curatori Matteo Ghidoni, Enrico Molteni e Vittorio Pizzigoni, è duplice: affidarsi alla fotografia e al modello di un dettaglio dell’architettura selezionata, realizzato dagli stessi autori.

Così si vede l’opera intera in fotografia e i suoi nodi strutturali in un modellino tridimensionale in scala ridotta. Un frammento per il tutto, interessante nella sua parzialità, esattamente come la scelta dei progetti da mostrare.

Gli studi partecipanti (e le relative opere) sono: AMAA Office, Teatro a Terni; Armature Globale, Deutscher–Irving House V1 a Colonno; Associates Architecture, Extra– ordinary Gate a Logrono, Spagna; BB (Alessandro Bava e Fabrizio Ballabio) con Effe Minelli, Loggia in Val d’Arno; Fondamenta, Villa RP02 in Val di Noto; Parasite 2.0, Galeria e Bregdetit a Valona, Albania; Studio Ossidiana, Horismos spazio pubblico a Vleuten, Paesi Bassi; SuperSpatial, Borgo Ognissanti a Firenze; Supervoid Architects, La Mistica, Roma; VG13 Architects, Villa a Marrakech, Marocco.

A chi piacerà: a chi pensa che l’architettura sia la più ottimistica delle discipline umane, ai curiosi in cerca di edifici da scoprire (ed eventualmente visitare), a chi vuole supportare l’architettura italiana.

Informazioni utili: Triennale, viale Alemagna 6, Milano. La mostra a ingresso libero è visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 11 alle ore 20.

Paesaggi Perduti. Appunti per un viaggio nell’Italia dimenticata, Galleria civica di Trento, fino al 26 febbraio

La parola paesaggio deriva da paese e il suo significato è riconducibile al fare comunità, all’interazione tra una società e il territorio in cui vive. Che non è mai neutro: quell’insieme di edifici e di spazi naturali è in costante relazione con le persone che li abitano.

Di conseguenza, il termine spopolamento indica non solo l’abbandono di determinati luoghi, ma anche il deterioramento delle relazioni umane che in precedenza si svolgevano in quelle aree geografiche.

Questa mostra muove da qui: raccontare l’abbandono, la solitudine, l’assenza della comunità nei piccoli paesi italiani fuori dalle rotte più battute. Attraverso la fotografia.

Gli scatti di Gabriele Basilico, Silvia Camporesi, Flavio Faganello, Paolo Simonazzi, Italo Zannier e i video di Vittorio De Seta, Franco La Cecla, Patrizia Giancotti compongono un viaggio lungo la penisola dagli anni 50 ad oggi, fatto di paesi silenziosi, di resilienza e resistenza all’emigrazione, di occasioni perse e di futuri ancora possibili.

A chi piacerà: agli amanti della fotografia, a chi sceglie di guardare il mondo in modo inatteso tutti i giorni, a chi viaggia per itinerari inconsueti.

Informazioni utili: Galleria Civica di Trento, via Belenzani 44, Trento. La mostra è visitabile dal martedì alla domenica in orario 10 - 18, il venerdì 10- 21.

Il paesaggio. Sentieri battuti e nuove prospettive, Museo Civico delle Cappuccine, Bagnacavallo (Ravenna), fino al 5 marzo

Pensare al paesaggio in termini ecologisti e ambientalisti è d’obbligo. E l’urgenza di considerare il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente in ambito artistico è portata avanti da questo museo, che ha un programma legato al tema del paesaggio da sviluppare nell’arco di un triennio.

Questa mostra è una delle declinazioni possibili e si propone di offrire al pubblico percorso tra i lavori di artisti di generazioni diverse, dentro quello che consideriamo paesaggio.

Carlo Carrà, William Congdon, Giorgio Morandi, Ennio Morlotti, Mario Schifano, Mario Sironi danno il via alla passeggiata, che poi si snoda lungo alcune aree tematiche: Acqua, con i lavori di  Ermes Bajoni, Luca Barberini, Ettore Frani, Guido Guidi, Virgilio Guidi, Federica Giulianini, Roberto Pagnani, Marco Palmieri, Marina Paris, Armando Pizzinato; Terra, con opere di Paola Babini, Giulia dall’Olio, Massimiliano Fabbri, Andrea Francolino, Takako Hirai, Ernesto Treccani, Giorgia Severi e infine Aria con l’aeropittura futurista di Tato e un dipinto di Fabio Giampietro.

Il sogno del paesaggio, poi, lascia spazio alle visioni oniriche di artisti come CaCo3, Andrea Chiesi, Enrico Minguzzi, Marco Neri, Massimo Pulini, Salvo e Carlo Zauli.

A chi piacerà: a chi crede nel potere dell’immaginazione, a chi pensa che l’arte possa muovere rivoluzioni e a chi non smette mai di sognare.

Informazioni utili: Museo Civico delle Cappuccine, via Vittorio Veneto 1/a, Bagnacavallo (Ra). Orari di apertura: martedì e mercoledì dalle 15.00 alle18.00, dal giovedì alla domenica in orario 10 - 12 e 15 - 19.

Schema 50. Una galleria fra le neo avanguardie (1972-1994), Centro Pecci, Prato, fino al 26 marzo

Il fondatore della galleria Schema, l’artista toscano Alberto Moretti, avrebbe compiuto 100 anni nell’anno che si è appena concluso, mentre la sua avanguardista e rivoluzionaria galleria, ne avrebbe festeggiati 50.

Per ricordare questo doppio compleanno, il Centro Pecci ha realizzato la prima mostra museale dedicata interamente all'attività sperimentale della galleria e all'opera concettuale e antropologica dell’artista.

Un doppio gioco geniale, non solo perché la galleria ospitava le idee e le opere del suo fondatore, ma perché era sede di progetti che hanno fatto la storia, a cominciare dagli architetti radicali, celebrati proprio in quel 1972 a New York.

Schema diventa sede di azioni performative nonché luogo di riferimento per quanti volessero discutere dello stato dell’arte contemporanea.

Arrivano così in galleria artisti internazionali che dialogano con i lavori di Superstudio, Ugo La Pietra e Gianni Pettena, con le ricerche concettuali di Vincenzo Agnetti, Ketty La Rocca e Giuseppe Chiari, ma anche con i lavori con di Gino De Dominicis e Jannis Kounellis, di Vettor Pisani, Luigi Ontani e della compagnia Il Carrozzone.

E ancora, Joan Jonas, Terry Fox, Chris Burden e Allan Kaprow. Joseph Beuys, Sol LeWitt, Ben Vautier, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, Dorothee Von Windheim, Dorothea Rockburn, Anna Oppermann, Dennis Oppenheim e Luciano Bartolini insieme a John Baldessari, Les Levine e Joseph Kosuth non mancarono di frequentare questo luogo straordinario.

E ora tutto questo è in mostra, accanto a una sezione dedicata a Moretti e alla sua ricerca artistica, grazie a un prezioso lavoro curatoriale di Stefano Pezzato in collaborazione con Raul Dominguez Supervisione e ricerche di Desdemona Ventroni.

A chi piacerà: a chi ama tuffarsi negli archivi, a spericolati sognatori di progetti avanguardisti, a chi pensa che il futuro sia costruibile a partire dal passato.
Informazioni utili: Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Viale della Repubblica, 277, Prato. La mostra è aperta dal mercoledì alla domenica in orario 10 - 19.