INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Qualche dato del progetto: 500 metri di piste da sci e snowboard, una parete per arrampicata di 90 metri (la più alta mai costruita), decine di percorsi attrezzati per il trekking e un rifugio-ristorante a 100 metri di altezza .

Non stiamo parlando di una località montana del futuro, ma dell’Amager Resource Center (ARC) di Copenhagen, il primo impianto al mondo per la trasformazione dei rifiuti in energia progettato per diventare anche un centro ricreativo multifunzionale aperto alla città.

L’idea (visionaria) di fare sport su un inceneritore l’ha avuta lo studio danese Big: quasi 300 architetti  suddivisi fra le sedi di Copenhagen e di New York, che stanno realizzando in tutto il mondo edifici di forte impatto e visibilità. Ma è alla ‘sua’ Copenhagen, che Bjarke Ingels, founder e motore pulsante dello studio, regala uno dei suoi progetti più avveniristici. Ecco l’intervista che abbiamo raccolto.

Architetto Ingels, anni fa, nel suo manifesto “Yes is more”, lei ha introdotto un’idea quasi darwiniana dell’architettura, sostenendo che le città e il modo in cui sono progettate debbano evolversi di pari passo con l’evoluzione degli stili di vita. Un invito agli architetti ad abbracciare l’innovazione, ad essere “utopisti pragmatici”. Come si realizza questa visione nel suo lavoro? E quali modelli tradizionali, secondo lei, non sono più adatti al nostro ambiente in continua evoluzione?
Quando diciamo “Yes is more”, stiamo sostenendo che il progettista debba smettere di sentirsi l’esclusivo giudice del gusto per andare verso un’architettura intesa come ‘arte dell’inclusione’, cioè capace di recepire i molteplici input che provengono da tutti gli aspetti della società. E applichiamo questo mantra dicendo “sì” ai requisiti di programma, ai limiti di budget, a quelli di natura legale e di tipo strutturale, alle preoccupazioni dei cittadini residenti, a quelle sul clima. Quando diciamo “sì” a questi condizionamenti e li consideriamo delle sfide, apriamo le porte e facciamo strada a idee che si traducono in possibilità nuove, che non avremmo mai potuto immaginare all’inizio.
Inoltre, noi pensiamo che le decisioni progettuali non dovrebbero essere basate su ispirazioni improvvise, e neppure su ossessioni stilistiche o regole prestabilite, ma piuttosto sulla conoscenza e l’osservazione. Visto che ci troviamo a operare in un contesto che cambia in continuazione – e parlo del clima, delle regole di costruzione, dell’ambiente sociale e di come lo vogliamo sviluppare – ogni aspetto gioca una parte importante. Per questo, l’idea tradizionale di fissare ‘confini ideologici’ senza confrontarsi con questo nuovo modo di vedere il progetto è destinata a portare risultati deludenti per tutti. Io non credo nelle regole – uno stile che ti definisce è in qualche modo la somma di tutte le tue inibizioni.

Come molti suoi progetti, anche l’Amager Resource Center, in via di completamento a Copenhagen, si distingue per un elemento che definirei di ‘follia architettonica’: nessuno avrebbe immaginato un termovalorizzatore magicamente trasformato in una montagna con piste da sci sul tetto. Come le è venuta in mente questa idea?
L’ARC, destinato a trasformare i rifiuti di Copenhagen in elettricità e riscaldamento, sarà non solo il più alto, ma anche il più grande  edificio della capitale danese. Visto che la città ha un clima adatto per lo sci ma è priva di rilievi, abbiamo pensato che potevamo fornire noi una montagna artificiale, e quindi trasformare la piatta ma fredda e nevosa Copenhagen in una vera stazione sciistica alpina, anche se costruita dall’uomo.
Alla data, questa è l’opera che più ci ha portato vicini a realizzare una particolare visione: quella di progettare città ed edifici come ecosistemi costruiti dall’uomo. Perchè il termovalorizzatore non solo opera sfruttando risorse naturali locali – pioggia, luce solare, correnti d’aria naturali – ma realizza un metabolismo urbano con la città di Copenhagen, creando dai rifiuti una ricca riserva di energia. È un esempio perfetto di quella che chiamiamo sostenibilità edonistica.

L’ARC verrà completato entro l’anno, ma già il suo volume disegna un nuovo skyline della città di Copenhagen. Vuole raccontarci nel dettaglio come funzionerà questo edificio un po’ fabbrica, un po’ parco dei divertimenti?
Opererà come uno dei termovalorizzatori più puliti a livello mondiale e come un innovativo edificio industriale multifunzionale. Circa metà dello spazio disponibile è dedicato alla depurazione dei fumi e all’abbattimento della CO2 (ogni tonnellata ‘risparmiata’ sarà segnalata ai cittadini di Copenhagen da un anello luminoso che uscirà dal grande camino sulla sommità delle centrale, ndr).
All’interno dell’impianto i macchinari sono disposti in funzione del volume, e vanno dal più alto al più basso, mentre la parte esterna segue questo andamento creando una copertura funzionale che è anche utilizzata come un’area sciistica lunga 500 metri.
Tutto intorno ci sarà un vero ambiente montano, con zone boscose, sentieri, pareti per arrampicata. Sono previste aree verdi da utilizzare per riposare, passeggiare, correre e per altre attività montane. Poichè si trovano sulla più grande e alta struttura di Copenhagen, questi declivi regalano a sciatori, escursionisti o visitatori spettacolari vedute sullo skyline della città.
Allo stesso tempo, una parete di arrampicata di 90 metri – la più alta al mondo – è ricreata su un lato dell’edificio. È questa l’essenza della sostenibilità edonistica – con un solo intervento si può rendere il mondo più pulito ma anche più divertente!

Lei condivide il suo lavoro con 12 partners e circa 300 collaboratori suddivisi fra Copenhagen e New York: più che uno studio di architettura il suo sembra un’impresa vera e propria, anche per l’ampiezza del campo d’azione dei suoi lavori. Qual è il segreto della sua organizzazione del lavoro?
Uno degli aspetti importanti per chi crea uno studio come il nostro è l’opportunità e la responsabilità di creare l’ambiente di lavoro in cui si vorrebbe lavorare. In BIG, è la capacità di accumulare cultura all’interno della nostra comunità per assicurare che, nonostante l’attività cresca, nonostante si sia tutti più impegnati e si viaggi sempre di più, il lavoro complessivamente espresso sia sempre il migliore. E questo deriva semplicemente dal fatto che non stiamo soltanto disegnando dei progetti e realizzando degli edifici, ma stiamo davvero costruendo uno studio di architettura.

Scusi, un’ultima domanda: ma se non avesse fatto l’architetto che cosa avrebbe voluto essere? E perché?
Volevo in realtà diventare un disegnatore di storie a fumetti, ma poichè non esisteva un’università specializzata in questo campo, mi iscrissi alla KADK (The Royal Danish Academy of Fine Arts.School of Architecture, Design and Conservation).  Lo feci pensando di sviluppare le mie capacità di disegno per applicarle poi alla creazione di libri di comics, che era davvero l’ambito in cui volevo lavorare. Ma dopo due anni di disegno a mano libera e di corsi tecnici, venni a contatto con l’architettura. Che mi catturò per sempre.

Foto di David Zanardi – Testo di Laura Ragazzola

 
La silhouette dell’Amager Resource Center si staglia sul cielo invernale di Copenhagen: a due passi dal centro, vicino al porto turistico, rappresenta il più alto e grande edificio della citta danese.
 
Schema degli edifici più alti di Copenhagen.
 
La pendenza del tetto viene sfruttata per creare le nuove attrazioni sportive: piste da sci, con differenti difficoltà che si trasformano in sentieri e percorsi trekking e per skateboard nei mesi senza neve.
 
‘Mappa’ nella versione estiva: la spettacolare vista sul mare rende davvero unica l’esperienza.
 
Rendering nella versione estiva.
 
‘Mappa’ nella versione invernale: la spettacolare vista sul mare rende davvero unica l’esperienza.
 
Rendering nella versione invernale.
 
All’imponente facciata realizzata con moduli in alluminio cangiante alternati a vetrate, è ancorato il camino.
 
Il camino segnalerà ogni tonnellata di anidride carbonica emessa con un ‘anello’ di fumo.
 
Una terrazza, ricavata sul tetto dell’edificio, offre una spettacolare e inedita veduta di Copenhagen a 100 metri d’altezza.
 
L’interno dell’inceneritore che, attivo dalla prossima estate, fornirà acqua calda ed elettricità a tutta la città di Copnehagen: il grande bacino di raccolta dei rifiuti.
 
I rifiuti vengono poi bruciati nei due grandi forni, installati nell’area di maggiore altezza dell’edificio.
 
La sezione dell’impianto. La parte ‘ricreativa’, aperta al pubblico, sarà inaugurata in autunno.