INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Sugnu tra li mura, ma non esisteva una pietra di questa casa. È stata costruita dal nulla, in una terra forte che strega con i colori del paesaggio e la forza serena della campagna nei dintorni di Noto. Il sogno di un nuovo progetto, antico e prezioso, nel cuore dell’amata Sicilia, è stato curato dai proprietari con l’aiuto di un’amica-architetto, Gladys Escobar.

L’idea era di immaginare un microcosmo che rispettasse l’habitat naturale e architettonico, interpretando gli ‘ingredienti’ e i sapori del luogo secondo una ricetta di gusto personale. Senza adesioni a cliché vernacolari o a decontestualizzazioni moderniste.

La casa in cemento è stata costruita in un punto molto scosceso del terreno e proprio per questo adagiata nel recinto di possenti muri di contenimento in pietra a secco recuperata in parte dalla collina rocciosa scavata per farle posto.

In breve, sono stati riutilizzati gli stessi materiali trovati in loco: è stato un intervento a chilometro zero, declinato nella composizione di tre corpi dalle geometrie elementari, sviluppate su un unico livello.

La composizione è volutamente basica: un primo volume ampio e rettangolare ritagliato da sei vetrate che si aprono su tre fronti a viste differenti – a sinistra sulla corte con le mura in pietra; al centro sulla campagna che spazia fino alla riserva naturale di Vendicari.

A destra sul tipico paesaggio collinare siciliano – ospita il luminoso living-pranzo-cucina, un open space scandito dagli arredi e segnato dalla presenza del camino; una seconda scatola di dimensioni più contenute, disimpegna, tramite un breve corridoio, una camera matrimoniale e una stanza per gli ospiti con bagno dedicato sulla sinistra e un angolo lavanderia sulla destra.

Un terzo volume cubico con copertura piana, diversamente dagli altri due a falda bassa, completa la prospettiva sul fondo, accogliendo la camera da letto padronale con cabina-armadio e stanza da bagno.

La fisicità archetipa delle pietre a secco diventa in questo quadro architettonico ciò che nobilita la narrazione riconducendola fuori dal tempo senza rinunciare ai comfort dell’abitare contemporaneo.

Modulate con altezze differenti fino alla configurazione bassa di panca, le superfici in pietra circoscrivono infatti le terrazze e gli spazi esterni pavimentati in cemento e allestiti con zone conviviali, ornate da piante di gelsomini, mirti, lentischi, agavi e altra macchia mediterranea, fino a foderare la suggestiva vasca della piscina bordata in cemento compresso che, assecondando le linee orografiche del terreno, è stata collocata sulla parte superiore antistante la casa, in posizione dominante, come un belvedere.

La si raggiunge con due scale in cemento che sembrano affogare nei muretti a secco affiancati da alte siepi di rosmarini. Da qui, in lontananza si vede il mare, mentre da vicino lo sguardo abbraccia la vista di un esteso carrubo, della campagna e della collina, fino allo scorcio dei tetti in cotto fiammato rosso, fatto fare a mano a Gela.

Una semplicità ridisegnata e reinterpretata con lo studio dei dettagli, degli infissi, delle aperture. Tutte le porte, per esempio, sono a doppio battente rivestite in okumè e incorniciate con profili in ferro cerato.

Hanno una memoria scarpiana, mentre le coperture dei bersò esterni sono realizzate con assi di legno, leggermente distanziate tra loro a riattualizzare la figura del cannicciato tradizionale.

Negli spazi interni, l’immagine secca ed essenziale della costruzione, percepibile anche nella strombatura delle porte-finestre, sperimenta e ritrova altri registri e sonorità. L’involucro neutro segnato all’esterno dai muri a intonaco grezzo, in pigmenti naturali mixati a sabbia grigia, e negli ambienti interni dai soffitti bianchi, animati dal ritmo di lunghe travi in lamellare industriale che intercalano le superfici a doghe lignee, si arricchisce di nuovi colori.

Protagonista del palcoscenico domestico diventa in assoluto il pavimento in pietra pece di recupero, una texture di moduli 50 x 50 cm in calcare imbevuto naturalmente di asfalto che si estende fino alle pareti delle docce dei bagni, donando una patina che vibra sulle tonalità dei grigi-verdi.

Le camere presentano un look monacale, con i letti minimali di AG Fronzoni per Cappellini, le cabine-armadio sono vestite da vecchi tessuti in canapa.

Nel living, la temperatura sale: numerosi pezzi in ferro di Antonino Sciortino dal design sghembo e dinamico si accompagnano ai tavolini progettati da Carlo Pintacuda, che ha curato tutte le scelte d’interiors, con i piani in okumè o ceramica di recupero, alle lampade di Michele De Lucchi per Produzione Privata e a tanti object troveaux o vintage.

Da mercatini vari infatti provengono le sedie di Carlo Ratti originali anni Quaranta in compensato curvato che circondano il tavolo, il divano anni Cinquanta fatto rifoderare e le due bellissime sedute in paglia intrecciata dello stesso periodo. Poi, tutto intorno, il paesaggio si popola di quadri, lampade in ferro nero indiane, pouff, pronto a ospitare nuovi amici.

Foto di Alberto Ferrero – Testo di Antonella Boisi

 
Dalla quota della piscina si gode di una straordinaria vista sull’assolata campagna siciliana con il mare sullo sfondo. Si notano gli spessi muri di contenimento in pietra a secco costruiti a chilometro zero.
 
L’effetto coreografico della luce lamellare che filtra dagli schermi lignei dei bersò che circondano la costruzione.
 
L’effetto coreografico della luce lamellare che filtra dagli schermi lignei dei bersò che circondano la costruzione.
 
L’interno, curatissimo e rigoroso nei dettagli, vive di accostamenti liberi, sapientemente dosati nei colori e nei materiali. Nel living, object troveaux o vintage coesistono con due dinamici pezzi in ferro (ai lati, sul fondo) progettati da Antonino Sciortino per Serax. Sul tavolo, pesci in ceramica di Gaspare Patti da Sciacca.
 
In una camera per gli ospiti, il letto di AG Fronzoni per Cappellini trova un contraltare nel segno minimale della lampada di Produzione Privata, design Michele De Lucchi. In tutti gli ambienti come elemento di continuità architettonica, un suggestivo pavimento in pietra pece di recupero che vibra sulle tonalità dei grigi-verdi.