Piattaforme panoramiche

“Ha telefonato e ci ha comunicato di aver acquistato tredici ettari di una collina, una tra le più alte dell’urbinate e, previe coordinate del suo gps, invitato a un incontro in questo posto incredibile, un infinito ondulato verde marchigiano, oggi patrimonio Unesco e che fu paesaggio elettivo di Piero della Francesca. Avremmo potuto costruire una casa insieme?”.

Comincia così questo progetto, nel racconto di Nicola Gibertini, founder con la partner Alice Gardini nel 2005 dello studio Gardini Gibertini Architetti di Rimini. “Non conoscevamo il committente, un businessman straniero”, continua, “ma gli avevano parlato bene del nostro lavoro che seguiva. Era alla ricerca di un buen retiro per le vacanze con famiglia da apprezzare nel silenzio di una natura incontaminata e in assoluta privacy.

L’aveva trovato in questo scenario e per tre anni abbiamo condiviso con lui la proiezione di una dimensione spazio-temporale astratta. Ci ha infatti delegato tutto: dal progetto architettonico a quello degli interior e dell’arredo fino al ladscape design. Con un mood di massima (nessuna concessione a espressioni vernacolari), un briefing nella destinazione d’uso degli spazi (non dovevano mancare la spa, la sala cinema, la piscina e un’ampia zona studio) e un mantra di riferimento (intorno  a me il nulla)”.

Proprio delle galvanizzanti premesse per potersi esprimere in modo coerente: cosa che gli architetti sono ben riusciti a fare, legando un progetto di architettura residenziale affrontato in chiave paesaggistica, a causa di molteplici vincoli, alla definizione di un palcoscenico altamente performante sul piano tecnologico e del comfort abitativo contemporaneo.

“Se nulla avrebbe dovuto contaminare la percezione e il godimento di un paesaggio di pregio”, interviene Alice Gardini, “a partire da qui, è maturata l’idea di evitare la sosta e la vista di qualsiasi mezzo di trasporto al piano del giardino. L’unità abitativa (che sviluppa una superficie di 1080 metri quadri), si compone dunque di tre corpi due dei quali collegati tra loro a livello ipogeo che giacciono su una piattaforma di cemento rosso (di 38 x 20 m.) ritagliata nel manto erboso.

Sono stati costruiti ex novo sui ritrovamenti di una traccia medioevale che ha dimensionato le proporzioni dell’intervento, riconducibile all’ideale rinascita di un antico borgo rurale, inevitabilmente austero e silente. È stato anche un modo per ristabilire il dialogo con la stratificazione storica del luogo”.

Al secolo, questi tre gusci lapidei (in pietre a secco di recupero), privi di superfetazioni (pilastri, gronde, pluviali, sistemi di oscuramento sono stati integrati nelle strutture coibentate), conservano le tipiche coperture a falda in coppi della tradizione marchigiana e le aperture relativamente piccole delle finestre (per non disperdere calore).

Uno accoglie la residenza principale, l’altro la dependance per gli ospiti (connotata da un frame in legno di castagno sottolineato da lamelle di luce che, in un’inversione di rapporti, prende il sopravvento sulla pietra, come memoria del fienile), il terzo di servizio al giardino (un deposito nell’interrato e una cucina con barbecue al piano terra).

Quest’ultimo volume, posto sulla sommità di una piccola collina e disallineato rispetto agli altri due, dinamizza le prospettive dell’impianto, introducendo altri viewpoint dall’alto sul paesaggio e una discontinuità nell’ortogonalità del verde segnato dalla scultorea presenza di un ulivo centenario. Un unico albero che sembra essere lì da sempre.

Alla stregua delle archetipe panche lineari in cemento che accompagnano lo sviluppo dello specchio d’acqua della piscina esposto a est e parallelo al lato lungo del corpo principale sviluppato su tre livelli.

“L’accesso principale dal garage al piano interrato si è dimostrato una soluzione molto apprezzabile d’inverno quando fuori la temperatura diventa inclemente”, spiegano gli architetti. Lo è diventato soprattutto in virtù dell’atmosfera ovattata e nobile restituita dalla composizione di un sistema dinamico di boiserie che foderano e si aprono rispettivamente al guardaroba, alla sala-cinema e alla galleria espositiva di collegamento con la dependance fino alla palestra con annessa spa.

Il progetto d’arredo disegnato dallo studio GGA e realizzato in legno di noce nazionale, ha qualificato e ordinato nel dettaglio le parti, celando ogni componente impiantistica e tecnologica-domotica della casa che si dirama nei piani superiori a pavimento, “ricordando le strutture cave di Kahn e la logica degli spazi serviti e serventi”, commenta Alice Gardini.

Proiettato verso l’esterno al dialogo con il giardino e la piscina, il piano terra è stato riservato allo spazio del soggiorno, dello studio, della zona pranzo e alla cucina. La sua struttura perimetrale in cemento armato a vista, libera il volume interno da qualsiasi altro elemento portante e lo apre alla luce che si effonde copiosa tramite la bucatura che integra il corpo-scale e l’ampio ballatoio del primo piano (dove si articola la zona notte); infine le finestre simmetriche, poste le une di fronte alle altre, nelle due facciate lunghe e parallele, amplificano il rapporto tra materia architettonica, luce e paesaggio.

“Nell’essenza su questo livello la casa ritrova l’aura di un’aula a doppia altezza intorno al camino dove la  contemporaneità dell’intervento è stata volutamente enfatizzata nel trattamento dei materiali, nel disegno della pianta e dell’arredo”, continua Gibertini.

“Anche qui, le boiserie e i mobili in noce, sempre realizzati su nostro disegno esecutivo da Riva 1920, non lasciano nulla a vista, dagli apparati tecnologici ai sistemi audio-video e agli impianti dell’aria condizionata. La cucina concepita come un grande piano di lavoro delimitato sui lati da pareti attrezzate funziona allo stesso modo.

L’uniformità asettica dell’insieme viene controbilanciata proprio dalla scelta di colore e calore del legno, un materiale di lunga tradizione italiana. Anche la resina adottata su tutta la pavimentazione, in una specifica texture realizzata per noi artigianalmente, produce un effetto cangiante e mutevole in rapporto alle condizioni di luce che si modulano durante l’arco della giornata.

Fanno altrettanto, con un peso differente, le due installazioni site-specific ideate dall’artista milanese Alessandro Busci: il grande trittico in smalto su acciaio Corten, una sua interpretazione diurna del paesaggio, collocato sulla parete sud del living room; e il grande Light Box, interpretazione notturna dello stesso, posto su una delle pareti del ballatoio del primo piano”.

In questo quadro, lo studio minuzioso dell’architettura della luce è diventato davvero premiante. I progettisti sono stati affiancati da Rossi Bianchi Lighting Design e da Viabizzuno. Con due sistemi d’illuminazione dimmerata (una diffusa d’ambiente e una focalizzata sulle opere) e opportuni tagli nel cemento atti ad accogliere binari e faretti in parte disegnati da loro sono riusciti a integrarla in modo efficace e suggestivo nel progetto. Ciò che si percepisce ancora di più in esterno quando radente alle facciate, durante le ore notturne, si relaziona alla figura della piscina che è riscaldata e dotata di copertura meccanizzata.

Foto di Ezio Manciucca – Testo di Antonella Boisi