INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Preziosa e segreta, solida e smaterializzata al tempo stesso. Come fosse la cornice in pietra, legno e bambù di un guscio svuotato in cui lo spazio fluisce ininterrottamente dall’interno all’esterno, abitando il vuoto e la comunicazione visiva tra le parti.

Una casa progettata da Marcio Kogan, fondatore e titolare dello Studio MK27, riserva sempre delle sorprese e una freschezza che non conosce déjà-vu. Perché l’architetto paulista, che non ha mai fatto mistero della passione per i maestri del modernismo brasiliano coltiva dagli inizi del percorso professionale una sensibilità molto spiccata nel coniugare una cifra chiara e rigorosa – guidata da linee ortogonali, geometrie elementari, piani aperti – con una modalità scenografica nel plasmare lo spazio.

E anche in questo caso, a partire dalla classica matrice di riferimento, ha sperimentato una composizione volumetrica-spaziale che vive di trasparenze, leggerezze e qualità sensoriali affidate al brutalismo soft e controllato di pareti materiche che citano le architetture anni Cinquanta, in primis quelle di Paulo Mendes da Rocha.

L’ effetto emozionale garantito, nella fattispecie, è stato coadiuvato dal contesto in cui si è trovato a operare, accessibile soltanto in barca: Ilha Bela, un’isola lungo la costa del Brasile, nello Stato di San Paolo, bagnata dall’Oceano Atlantico e coperta quasi interamente da una fitta foresta tropicale, considerata dagli abitanti della metropoli un buen retiro per i week end.

È qui, infatti, nella regione settentrionale più urbanizzata, che si materializza il volume di una promenade architecturale (di 430 metri quadrati) che incontra direttamente la spiaggia e l’orizzonte marino, per relegare l’accesso principale a una stradina sul retro, dove un corpo di fabbrica in pietra segna la soglia di demarcazione con il rigoglioso giardino privato progettato da Renata Tilli.

Questo corpo in pietra, indipendente dal volume abitativo vero e proprio, contiene un piccolo deposito e zone tecniche e formalizza gli ingressi non convenzionali alla casa dal patio, garantendo la privacy degli ambienti interni: al piano terra quelli della vita collettiva e al primo quelli privati del riposo.

Comunicante con il giardino il living è stato concepito come un cannocchiale visivo, uno spazio unitario articolato dagli arredi (molti quelli di design italiano), strutturato e racchiuso tra due muri laterali di pietra e aperto nella sua interezza su entrambi i lati longitudinali, grazie alla sequenzialità dinamica di pannelli vetrati che possono essere incamerati in nicchie e diventare a scomparsa.

Uno dei muri di pietra laterali sostiene la scala di collegamento al piano superiore dai gradini a sbalzo. Quello opposto delimita e isola invece il volume riservato alla cucina e ad altri locali di servizio, che si defilano dalla costruzione narrativa principale.

“La ricerca di un’osmosi con la natura e della massima integrazione con l’esterno costruito nelle sue prospettive, la piscina, la terrazza e la veranda”, ha commentato Marcio Kogan, “è arrivata fino alla scultura del Buddha che troneggia dentro uno spazio ritagliato nel muro di pietra sul lato dell’ingresso, visibile da ogni angolo. I fruitori seguono questa filosofia orientale e l’architettura ha cercato di rispettarla e integrarla”.

In virtù delle ‘tende di vetro a incasso’ tutta l’area giorno, nell’omogeneità di toni e texture materiche naturali, si rende così esperibile come uno spazio vuoto e ininterrotto, prolungamento della dimensione open air. Ciò che, al cospetto di un clima tropicale umido, ha consentito di migliorarne notevolmente il comfort termico in termini di aerazione. E non solo.

In questo modo, dal punto di vista percettivo, il parallelepipedo in calce e legno, paradiso delle zone private (cinque camere da letto e la sala TV) al primo piano, sembra diventare quasi sospeso nell’innesto con quello aperto sottostante.

Dalla master suite si offre una magnifica vista sulla spiaggia e, come in tutte le altre camere, un sistema continuo di brise soleil fatto di pannelli pieghevoli a libro in bambù consente di diminuire l’irraggiamento solare diretto, pur preservando la ventilazione naturale dell’ambiente, animato da calibrati pattern grafici e da un sapiente gioco di piani aperti e chiusi, scolpiti e ridisegnati da luci e ombre violente. Quelle del Brasile.

Foto di Pedro Vannucchi – Testo di Antonella Boisi

 
La costruzione spaziale aperta della casa vista dal lato d’ingresso all’ altezza del livello superiore che accoglie la zona notte. Sulla terrazza-patio, arredi in legno di recupero e tessuto su disegno di Marcio Kogan/Studio MK27.
 
Vista dell’architettura dal giardino posteriore e dalla piscina.
 
Vista sul giardino posteriore e sulla piscina.
 
Il sistema continuo di brise soleil fatto di pannelli pieghevoli a libro in bambù consente di diminuire l’irraggiamento solare diretto negli spazi notte, pur preservando la ventilazione naturale e la chiarezza degli ambienti.
 
Il sistema continuo di brise soleil fatto di pannelli pieghevoli a libro in bambù consente di diminuire l’irraggiamento solare diretto negli spazi notte, pur preservando la ventilazione naturale e la chiarezza degli ambienti.
 
L’open space che accoglie le zone living al piano terra comunica con il giardino e si apre nella sua interezza su entrambi i lati longitudinali, grazie alla sequenzialità dinamica di pannelli vetrati che possono essere incamerati in nicchie e diventare a scomparsa. Tutti gli arredi sono stati realizzati su disegno da Studio MK27, eccezion fatta per le lampade a sospensione di Bertolucci e le sedie di Philippe Starck per Kartell.
 
Tutti gli arredi del living sono stati realizzati su disegno da Studio MK27, eccezion fatta per il divano di Poliform e le poltrone di Gervasoni.
 
Planimetria del piano terra.
 
Planimetria del primo piano.