New Glass House

Architettura e sfide imprenditoriali. Sono le due passioni di Valentina Moretti, che a soli 35 anni vanta già un palmares di premi e riconoscimenti internazionali di tutto rispetto. L’ultimo in ordine di tempo l’ha ricevuto dalle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il brand Moretti MORE, una collezione di case-design su misura che si è letteralmente inventata insieme a un team di architetti.

L’obiettivo: promuovere un nuovo concetto di abitare, basato sull’idea di un’architettura pret-à-porter, dove innovazione, controllo dei tempi e dei costi, e attenzione alla sostenibilità ambientale diventano aspetti fondamentali. Moretti-MORE nasce nel 2010, all’interno della Moretti – Building on Human Values, azienda con oltre 50 anni di storia ed esperienza nel settore della costruzioni di grandi opere.

Dietro a Moretti MORE, un lungo lavoro di ricerca, tanta passione e una sperimentazione continua, come testimonia la nuova casa di Valentina (“Morivo dalla voglia di provare l’esperienza di una casa Moretti MORE”, ci ha confessato).

Pensata e progettata insieme al marito Francesco Matricardi – con il quale nel 2014 ha fondato lo studio di interior design AMOAMA Architettura – la villa si adagia su una collina boscosa, fra i vigneti di Franciacorta.

Sfera privata e sfera professionale s’incontrano in questa casa: è stato difficile conciliare le diverse esigenze?
Valentina Moretti. La decisione iniziale non è stata facile: prima di tutto nel convincere mio marito che avrebbe preferito vivere in città, e addirittura in una casa in affitto per la paura di legarsi troppo a un luogo e avere meno vincoli. Io, invece, desideravo mettere le radici.
Qui, nella terra della mia famiglia (la casa è stata costruita sulla collina, che ospita anche il resort 5 stelle L’Albereta di Erbusco, ndr), volevo che i miei bambini, una coppia di gemelli di due anni, crescessero in mezzo al verde, come del resto avevo fatto io con le mie sorelle…
Passando alla sfera professionale, da tempo volevo sperimentare io stessa che cosa significasse ‘acquistare’ una casa Moretti MORE, capire sino a che punto fosse possibile ‘personalizzarla’, adattando gli spazi alle esigenze individuali e familiari.
Ma la vera sfida è stata soprattutto verificare i vantaggi del sistema industrializzato per quanto riguarda processo e modalità costruttive, considerando la complessità del progetto da un punto di vista statico e i tempi ristretti di realizzazione che ci eravamo imposti.
Il cantiere, infatti, è iniziato il 4 luglio del 2016 (ricordo con precisione la data perché quando lavoravo a New York nello studio di Richard Meier il giorno dell’Independence Day era segnato da prelibati BBQ) e si è concluso il 12 dicembre: il giorno successivo, infatti, volevamo entrare in casa per festeggiare con i bambini la notte di Santa Lucia, come vuole la tradizione della mia città (Brescia, ndr).
In questa avventura ha assunto un ruolo determinante il nostro studio di interior designer AMOAMA Architettura, che condividiamo con l’architetto Federico Soregaroli (a lui si deve il coordinamento di tutta la parte di interior design). Un aiuto importante l’abbiamo ricevuto anche da Chiara Brenna, mia compagna di studi alla Facoltà di Architettura di Mendrisio, che mi ha affiancato anche nei primi anni dell’avventura MORE…

Una storia di successo, dunque, nonostante le esitazioni iniziali…
Francesco Matricardi. Sì, certo! Confesso che all’inizio ero molto scettico, avevo idee diverse, meno stanziali; tuttavia, ben presto ho cominciato ad appassionarmi: ho capito subito che poteva essere un’occasione straordinaria dal punto di vista professionale e aziendale …
Avremmo potuto fare della nostra casa una sorta di vetrina, un progetto iconico, che mostrasse concretamente sino a che punto fosse possibile ‘alzare l’asticella’ della fattibilità costruttiva del nostro sistema.

Per raggiungere quale risultato?
Creare un progetto perfetto da tutti i punti di vista e in questo modo ribaltare la connotazione negativa che ancora vede il prefabbricato come un sistema per progetti di bassa qualità, senza capire che è questa invece la strada innovativa.
Vede, un sistema come Moretti MORE, proprio perchè nasce da un processo industrializzato, consente un controllo minuzioso dei dettagli costruttivi oltre che dei tempi e dei costi, garantendo una qualità straordinaria che oggi è perseguibile solo con sistemi di costruzione tradizionali…

Si tratta, quindi, di scardinare il luogo comune della casa prefabbricata cheap&kitsch?
VM. Certo. Il nostro progetto mostra come si possa utilizzare un sistema industriale per sviluppare un concetto di abitare basato sulla bellezza e sulla qualità architettonica, mantenendo un approccio assolutamente sartoriale alla casa: il sistema brevettato Moretti MORE impiega, infatti, elementi modulari in calcestruzzo e legno che hanno la doppia funzione di struttura e finitura, permettendo massima libertà in pianta ed estrema velocità esecutiva.
Gli elementi modulari dallo stabilimento produttivo arrivano al cantiere ‘pronti all’uso’, limitando al minimo le lavorazioni in loco e assicurando i massimi standard. In particolare, per la nostra casa abbiamo sviluppato un ‘sistema misto’, che prevede una struttura in travi in ferro a cui sono ancorati tamponamenti in cemento.
Il grande tetto in legno, poi, ci ha consentito di realizzare sbalzi importanti, destinati anche a sorreggere il carico della terra usata per realizzare il giardino pensile.

Insomma, avete messo alla prova il sistema MORE…
F M. Sì. E ancora una volta ha dimostrato tutta la sua versatilità, adattandosi alle esigenze di ‘clienti’ sicuramente molto esigenti…

Foto di Paolo Riolzi – Testo di Laura Ragazzola