INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Superata la porta d’ingresso ci si ritrova ‘catapultati’ come una nuova Alice nell’ avventura di una lunga prospettiva che lega zona pranzo-cucina a vista-giardino retrostante in una visuale che spazia oltre i due fronti finestrati e altresì ‘calamitati’ nello slancio di un’acesa verticale conquistata dal gioco delle scale. Alla scoperta di un microcosmo abitativo complesso sul piano concettuale ma anche realizzativo e dei suoi effetti ad alto grado di spaesamento, tra astrazioni e provocazioni progettuali.

Siamo in trasferta in quella che fu una tipica casa per ferrovieri realizzata, in regime di edilizia economica, tra il 1920 e il 1924, nella dimensione di un villaggio popolare nella zona milanese di Città Studi. Un passato remoto, sia come contesto che come immobile, perché della struttura originaria dell’edificio il progetto del noto studio romano Westway Architects, guidato dal 2005 dagli architetti Luca Aureggi e Maurizio Condoluci e dal 2009 con sede anche a Milano diretta dall’architetto Stefano Pavia, ha mantenuto solamente l’involucro murario con le relative aperture, mentre tutto il resto è stato realizzato ex novo.

Due anni di cantiere e un committente single coraggioso hanno trasformato radicalmente la tipologia a torre popolare in una sofisticata villa urbana con giardino, sistema domotico avanzato e certificazione CENED classe B, che ha conservato la volumetria totale, ma ampliato di 60 mq la superficie calpestabile grazie allo scavo+nuove fondazioni per il piano interrato riservato alla zona fitness e al nuovo posizionamento dei solai, delle scale e al recupero del sottotetto mansardato (con rifacimento della copertura).

“Lo sviluppo in verticale dell’abitazione ci ha offerto la possibilità di realizzare uno dei nostri sogni architettonici: uno dei sistemi di scale delle costruzioni impossibili di Escher” racconta Luca Aureggi. “Abbiamo svuotato l’interno e definito un nuovo nucleo centrale, che si snoda su cinque livelli, ciascuno servito da due scale tra loro indipendenti compresse lungo i muri portanti longitudinali”.  In questo modo, continua Luca Aureggi “si è composto un loft verticale a percorrenza obbligata, dove perdersi e ritrovarsi diventa un gioco e dove il senso di smarrimento ludico amplifica la percezione dello spazio, meno di 200 mq complessivi”. Le scale, infatti, a una sola rampa e di larghezza contenuta (80 cm) consentono il collegamento dal piano interrato al quarto (in sequenza destinati a: zona fitness, pranzo con cucina a vista affacciata sul giardino, soggiorno aperto sulla terrazza, camera da letto, studio nell’ex sottotetto) non in modo continuo bensì alternato. Un percorso a zigzag in salita e discesa che implica l’attraversamento trasversale della generosa zona di sbarco del singolo piano, concepito come un open space, e reso unitario e fluido dal rivestimento ligneo in rovere a doghe e lastre in pietra naturale di Borgogna. In una conversazione dinamica che regala visuali più ricche e stimolanti.

Interessante del progetto è che ogni particolare risulta integrato nel disegno generale, secondo un’impostazione di matrice anglosassone che ha proposto soluzioni in cui forma e struttura formano un tutt’uno. “La netta separazione tra nucleo centrale e involucro edilizio ha richiesto, durante i lavori, la verifica continua in sezione e in pianta del dimensionamento e dell’alloggiamento di ogni elemento. Fino ad arrivare alla realizzazione di sagomature “a ginocchio” necessarie ad accogliere con precisione millimetrica la struttura delle scale, in funzione delle quali sono state calibrate anche tutte le quote. E alla messa a punto di un giunto di dilatazione tra tetto e muratura perimetrale, importante elemento statico per assorbire gli spostamenti della copertura, svincolando il movimento delle travi dalle pareti” precisano i progettisti.

Oltre, guardando gli ambienti, né porte né armadi. Soltanto pochi pezzi, perlopiù vintage, e arredi realizzati su misura in legno laccato, nelle tonalità del tortora, grigio e marrone chiaro che sembrano galleggiare sospesi in una dimensione dilatata e rarefatta. Senza abdicare a un ruolo di co-protagonisti della messa in scena.

 

Foto di Andrés Otero/LUZphoto
Testo di Antonella Boisi

 
Lo schema restituisce il concept del progetto: espandere il più possibile lo spazio interno in verticale, con la realizzazione ex novo di un nucleo portante autonomo, di due livelli aggiuntivi (piano interrato e mansardato grazie al recupero del sottotetto) e di un sistema di doppie scale perimetrali a rampa unica a collegamento dei cinque livelli.
 
Il fronte d’ingresso.
 
Il fronte retrostante che, al piano terra, comunica con il giardino privato su cui affaccia la cucina a vista di Minotticucine. Per i serramenti è stato utilizzato del ferro con verniciatura a effetto micaceo e naturale per le balaustre. I pavimenti sono in lastre di pietra naturale di Borgogna di I.D. Company.
 
Il living comunicante con la terrazza. Il Pavimento in legno di rovere a doghe armonizza con gli arredi realizzati su misura in legno laccato nelle tonalità del tortora, grigio e marrone chiaro. Divano pouf Housse Ottoman di Paola Navone per Baxter.
 
L’area pranzo, al piano terra, comunicante con la cucina a vista. tavolo su misura realizzato da Mabeo, sedie flow di Mdf Italia, luci a sospensione ph50 di Louis Poulsen.
 
L’innesto di una porzione vetrata nella soletta del primo livello consente la comunicazione visiva ininterrotta con il piano sottostante. il percorso a zig zag delle scale implica l’attraversamento trasversale della zona di sbarco di ciascun piano.
 
Schema concettuale dell’intervento di realizzazione del sistema di doppie scale perimetrali a rampa unica.
 
Lo sbarco di una rampa scale all’ultimo livello e, di scorcio, un bagno con sanitari e rubinetteria Boffi.
 
L’ambiente studio organizzato nell’ex sottotetto recuperato con il rifacimento della copertura e mansardato.