INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Wolfgang Goethe, contemplando per la prima volta la distesa del Mediterraneo annotò nel suo celebre ‘Viaggio in Italia’ : “…questa linea semplice e grandiosa mi ha ispirato pensieri del tutto nuovi”.

La stessa impressione l’hanno provata Marco e Cristina Merendi di fronte al mare di Sicilia: per lui, architetto e designer, l’orizzonte infinito del mare (in questo caso siciliano) è diventato motivo ispiratore di un nuovo, stimolante progetto; per lei, impegnata nel mondo della moda, l’occasione per realizzare la casa dei suoi sogni (e per i figli la sicurezza di vacanze meravigliose, libere, in mezzo alla natura).

Li incontriamo a Milano, dove l’architetto Merendi, lavora ormai da 20 anni, spaziando dal design (l’illuminotecnica gli ha riservato numerosi  riconoscimenti) a progetti d’interiors per yacht, allestimenti, mostre e abitazioni private.

Molta passione, una gran voglia di mettersi in gioco con ricerche e sperimentazioni nuove, sia formali sia materiche, un animo da sognatore: ecco in sintesi l’identikit del progettista di questa villa siciliana, che da un lato si allunga sulla ‘linea semplice e grandiosa’ del mare e dall’altro  abbraccia la riserva naturale di Vendicari, a due passi da Noto.

Come è nato il progetto della vostra casa?
Cristina Merendi: Per caso. Eravamo in vacanza a Noto,  per la prima volta. Passando con la macchina accanto a una collina mentre andavamo al mare, mi è venuta improvvisamente la voglia di vedere cosa c’era al di là.
Così, ho lasciato la famiglia in macchina e ho cominciato ad arrampicarmi lungo il crinale per scoprire in cima un panorama mozzafiato: la ‘linea’ del mare disegnava l’orizzonte perdendosi nel cielo…
Una volta arrivata in spiaggia con la famiglia, incuriosita per quanto mi era capitato, ho cominciato a cercare sul cellulare annunci di terreni in vendita nell’area di Vendicari… sino a quando una foto ha attirato la mia attenzione: mi era sembrato di riconoscere lo stesso campo arso dal sole… Chiamai l’agenzia, fissai un appuntamento e il mattino successivo scoprii che si trattava proprio del luogo che avevo visitato. Tre giorni dopo tornammo a Milano con una grande novità: eravamo diventati proprietari di un terreno in Sicilia. A questo punto dissi a mio marito: serve una casa per le vacanze…”

Quindi, entrava in gioco lei…
Marco Merendi: “… sì, certo, ma progettare una residenza a 1.500 chilometri di distanza in un contesto rurale, del tutto isolato,  non era certo un incarico semplice. E, poi soprattutto, come sviluppare il progetto, quale direzione prendere?
Il caso ha giocato ancora una volta un ruolo importante. Prima delle vacanze avevo regalato a mia moglie, da sempre appassionata di architettura e design, un interessante libretto, che raccontava la storia di una casa famosissima: la Farnsworth House di Mies van der Rohe, uno dei maestri del progetto contemporaneo.
Cristina ne era stata molto colpita e quindi scherzando mi disse: ‘una casa così è perfetta per quel luogo: deve essere libera, indipendente, moderna e calata nella natura’.

Be’, sicuramente una fonte d’ispirazione impegnativa…
MM: Certamente, ma ci ha messo tutti subito d’accordo perché abbiamo cominciato a lavorare (e a sognare) all’unisono. Non abbiamo iniziato a costruire sino a quando il progetto non è stato definito nei minimi dettagli. A partire da un’indagine approfondita del contesto, persino delle piante che  punteggiavano la campagna.
CM: È vero. Mio marito sta parlando dei bellissimi lentischi, specie autoctona qui in Sicilia, quasi sconosciuta ai più: sono dei maxi cespugli a forma di sfera, che hanno anche 70, 80 anni di vita e possono arrivare a 4 metri di altezza. La casa li ha abbracciati, adattandosi per forma e volume alla loro presenza.
MM: Consideri, infatti, che l’edificio è stato edificato in un’area protetta, affacciandosi  sull’oasi naturalistica di Vendicari. Il progetto nasce nel pieno rispetto delle regole e del paesaggio, quasi lo contiene fisicamente, alla ricerca di un continuo dialogo tra natura e architettura. Non solo. La simbiosi con il contesto si è anche espressa attraverso la scelta di materiali rigorosamente locali, come la bellissima pietra di Noto e la pietra lavica dell’Etna…

Quindi la casa è il risultato di un incontro riuscito  fra spazio abitativo e paesaggio?
CM: Sì, ma anche di un rapporto felice con le persone. Vorrei ricordare Rosario Parrinello, imprenditore siciliano doc, che con la sua azienda Madeamano, ha fatto conoscere la ceramica di Caltagirone in tutto il mondo e anche a noi, reinterpretandola con un linguaggio contemporaneo.
MM: È stata preziosa anche la collaborazione con gli amici Ivan Gallo, architetto-paesaggista, che ci ha fatto scoprire la bellezza della natura siciliana, e Davide Groppi, che ci ha dato preziosi consigli per contestualizzare l’edificio con il paesaggio dal punto di vista luminoso.

Il risultato?
Inaspettato: la casa più che accendersi si spegne, perché è rispettosa del buio, dei profumi e del silenzio della terra siciliana.

L’isola ha dunque giocato un ruolo fondamentale?
MM: Ma certo. Abitare la Sicilia, abitarla autenticamente, è stata per me la sfida principale. Quante volte siamo tornati in Sicilia, per ‘respirare’ sul luogo, per conoscerne la luce, il clima, il vento…
La casa è una tipica architettura mediterranea, che da un lato si apre al mare e alla natura, come una sorta di acquario trasparente alla luce del sole, senza spazi gerarchici ben definiti, da vivere in tutta libertà durante il giorno.
Brise-soleil in lamiera stirata scorrono lungo la facciata modulando e ‘spezzando’ la luce nelle ore più calde, creando origami sul pavimento che ricordano le texture delle architetture arabe. Allo stesso tempo garantiscono sicurezza, consentendo sempre la circolazione dell’aria.
Ma l’edificio non rinuncia alla privacy nell’area notte, chiudendosi su se stesso, con finestre piccole e allungate che incorniciano il mare. Perché vedere attraverso, oltre i muri, spostando continuamente il punto di vista dell’osservatore dall’esterno all’interno, e viceversa, è il leitmotiv del progetto. Il paesaggio attraversa sempre il corpo della casa senza soluzioni di continuità.

A quando il prossimo viaggio in Sicilia?
CM: Per le vacanze estive. E noi, come i nostri figli, non vediamo l’ora…

Foto di Alberto Ferrero – Testo di Laura Ragazzola

 
Il fronte mare della casa in una suggestiva vista notturna Sono evidenti i due volumi che compongono l’edificio: il blocco-giorno aperto e trasparente, e quello riservato alla notte, più intimo e discreto. Ogni particolare è stato curato nei minimi dettagli e progettato ad hoc: dai lettini-relax con struttura in tubolare di ferro alla doccia esterna, che recupera come rubinetteria manopole industriali in ghisa degli anni 50 applicate sul muro di pietra (all’estrema sinistra).
 
L’ingresso è sul fronte Nord ed è protetto da un muro di pietra locale, che scherma la luce nelle ore più calde. Davanti si allunga la macchia mediterranea.
 
La macchia mediterranea punteggiata da cespugli di lentischio, specie vegetale autoctona: landscape di Ivan Gallo.
 
L’area pranzo open-air e la piscina, entrambe affacciate sul paesaggio che si allunga sino al mare. Tavolo e panche sono realizzate su disegno in ferro e pietra lavica, decorata con una texture fluorescente (Made a Mano): ‘si carica’ con la luce del sole per accendersi di notte, enfatizzandone i volumi; luci ‘Miss’ di Davide Groppi. Per l’area relax, divani di Paola Lenti e ‘dondoli’ vintage.
 
L’area giorno affacciata sul mare viene schermata da pannelli scorrevoli brise soleil quando la luce è più intensa.
 
L’area conversazione è arredato con imbottiti e pouf di Paola Lenti (luce ‘Parentesi’ di Flos), mentre i tavolini con piano in pietra lavica sono di Made a Mano su disegno. Sullo sfondo, si scorge la cucina risolta con un’armadiatura (sulla destra) che cela gli elettrodomestici, e un’isola con tavolo a scomparsa (tutto Elmar); sedie vintage e luci di Davide Groppi. Al centro, il volume bianco che accoglie Tv e camino (sul fronte opposto) è elemento strutturale per il maxi plafone in cemento.
 
L’area cucina (isola con piano cottura a filo e tavolo estraibile a scomparsa di Elmar) si affaccia sul mare e su un bosco di mandorli; pouf di Paola Lenti, lampada da terra e luci a soffitto di Davide Groppi, sgabelli vintage. Sullo sfondo la libreria su disegno realizzata con mensole in lamiera di ferro grezzo, ancorate alla parete di pietra di Noto, che si alterna al cemento a vista e al vetro delle ampie superfici finestrate; vasi e teste in ceramica di Made a Mano.
 
L’area pranzo e la piscina.
 
Il corridoio-disimpegno che conduce all’area notte: le finestre a tutta altezza creano suggestive lame di luce.
 
La camera padronale: la nicchia-comodino è ritagliata nella parete realizzata con la pietra di Noto; lampade in porcellana di THPG.