INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Che il paesaggio e la luce siano il ricorrente banco di prova nei progetti di Marco Castelletti è immediatamente evidente a chi apra la ‘home page’ di presentazione dei suoi lavori: un cielo immenso, riquadrato dalle fronde degli alberi, cattura subito l’attenzione per raccontare il trascorrere del tempo grazie alla luce che magicamente modula le diverse ore del giorno.

Classe 1958, trent’anni di attività alle spalle (apre lo studio a Erba, in provincia di Como, nel 1987), numersosi premi che testimoniano il suo interesse ambientale e l’originalità del suo metodo progettuale, Castelletti si divide fra Milano e New York, passando da opere pubbliche ad architetture residenziali, soprattutto di ‘piccola’ scala. Come ‘Villa B’: l’intervento che documentiamo in queste pagine e che abbiamo chiesto al progettista di raccontarci.

Qual è stato il punto di partenza?
Il rapporto con il paesaggio. La villa infatti si trova in un’area vincolata dal punto di vista ambientale (siamo in provincia di Lecco) e pertanto il legame con il contesto è stato sin dall’inizio un fattore importante. Entrando nel dettaglio, il progetto ha previsto l’ampliamento di un edificio esistente (risale agli anni 80) e la sua contemporanea riqualificazione.
Si trattava, dunque, da un lato di ricercare un linguaggio nuovo, autonomo, rispetto alle tipiche costruzioni della zona; dall’altro, di affrontare il confronto fra spazio abitativo e un luogo dall’importante valenza paesaggistica.

Un duplice impegno, quindi: a quali soluzioni ha pensato?
Ho creato un nuovo vestito che riqualificasse il manto di copertura del vecchio edificio e contemporaneamente risolvesse visivamente l’aggiunta di un nuovo padiglione, che oggi accoglie una piscina coperta, un solarium e una stanza panoramica.

E come lo ha realizzato?
Attraverso un rivestimento in zinco titanio, che ha  legato vecchio e nuovo, in modo da far percepire il  volume aggiunto come una naturale estensione della casa, che sale lungo la collina, integrandosi perfettamente con la natura.

Una scelta materica abbastanza inusuale…
Ma vincente, perché, dopo un iter di approvazione del progetto piuttosto faticosa, ha messo tutti d’accordo: Comune e Sovrintendenza. Lo zinco-titanio, infatti, è un materiale cangiante, che cambia con il tempo e con le stagioni, permettendo di mitigare l’impatto del volume della casa, integrandola nel bosco…
E, poi, la sua modernità è solo apparente: lo zinco-titanio è un materiale antico, ampiamente usato in molte opere ingegneristiche dell’Ottocento. Oltre al fatto che ha lunghissima durata, facile manutenzione, è naturale e riciclabile.

Insomma, un progetto nato all’insegna della sostenibilità.
Sì, ma attento anche all’aspetto costruttivo, al ‘saper fare’. Pensi che le lastre di zinco sono state lavorate sul posto da un squadra di lattonieri, che hanno letteralmente ‘cucito’ su misura il rivestimento della casa, come un tessuto.

Una casa tailor-made, dunque?
Il materiale ci ha consentito di creare una nuova architettura, studiata nei minimi dettagli, che nasce soprattutto per inventare uno spazio di vita integrato nella natura, rispettoso dei suoi equilibri. Del resto in tanti anni di attività ho maturato la consapevolezza che quando si lavora in un contesto naturalistico, l’architetto toglie sempre qualcosa perchè la natura è piu bella, è un progetto completo, perfetto.
Ma l’importante è rispettarlo e io lavoro in questa direzione: la mia architettura non si impone ma vive di dialogo. Un dialogo di volta in volta diverso, naturalmente, che conduce a progetti unici e irripetibili.

Anche dal punto di vista della luce?
Soprattutto. Il progetto illuminotecnico, che ho condiviso sin dalle prime battute con Viabizzuno, nasce per disegnare luoghi e momenti diversi, in piena sintonia con la luce naturale. C’è, per esempio, una luce nitida che accompagna la ‘salita’ della casa lungo la collina, per culminare nella stanza panoramica.
Ma c’è anche quella radente, che valorizza il volume della piscina coperta e segue, senza infastidire, l’attività del nuoto… Insomma, l’attenzione è sul valore dell’illuminazione dell’ambiente, sulla scoperta della luce piuttosto che sui corpi illuminanti.

E il progetto degli interni?
In accordo con i padroni di casa, gli ambienti sono funzionali, accoglienti e dal sapore domestico. Soprattutto la stanza panoramica, ricavata nella nuova ala sospesa sulla collina: completamente rivestita in legno di cirmolo profumato, diventa lo spazio del silenzio, dove i materiali sono autentici e le forme essenziali.

Foto di Filippo Simonetti – Testo di Laura Ragazzola

 
Una suggestiva immagine notturna che enfatizza il padiglione aggiunto all’edificio esistente: il nuovo volume, che si distende sulla collina, accoglie la piscina, il solarium e la stanza panoramica-relax.
 
Il nuovo padiglione diventa l’occasione per realizzare un’architettura totalmente dedicata al paesaggio, come rivela l’area-piscina che si apre sul giardino con una doppia vetrata.
 
Il nuovo padiglione per la piscina.
 
Il progetto ilumintecnico è stato curato in collaborazione con Viabizzuno. Nell’area della piscina sono stati realizzati tagli di luce con apparecchi di illuminazione stagni, mentre sul battiscopa si accende una luce in radenza per non disturbare il nuoto.
 
La scala che conduce alla stanza-belvedere,
 
La stanza-belvedere interamente rivestita in cirmolo, un legno pregiato e molto profumato.
 
La planimaetria, che evidenzia il nuovo corpo (piscina e belvedere) aggiunto all’edificio esistente.