INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

È una storia tutta italiana, quella che lega la Ipe, storica azienda di imbottiti fondata a Bologna nel 1959, e Visionnaire, il marchio creato nel 2005 che oggi propone, in più di 55 Paesi, soluzioni di interior design di altissima gamma.

Una storia fatta di intuito e creatività tipicamente nostrani che proprio dell’Italia e del made in Italy ha fatto il suo valore principale, lo strumento per dare una qualità intrinseca al prodotto e per inserirlo in un racconto ricco di suggestioni.

Eleonore Cavalli, esponente di terza generazione della famiglia fondatrice dell’azienda e direttore creativo del marchio, spiega come questa storia sia approdata a un’eclettica proposta che abbraccia il progetto domestico nella sua interezza: dallo spazio architettonico al più piccolo dettaglio d’arredo.

“Visionnaire si occupa di luxury ed è proprio per questo che le sue competenze si declinano a più livelli: se il cliente si rivolge a noi è perché sa di poter contare su una proposta unica, che non esiste sul mercato. Noi offriamo soluzioni studiate su misura: scenografie particolari, ambienti che interpretano i sogni e le aspirazioni dei nostri clienti e che rimangono unici nel loro genere, creati solo e appositamente per loro. Questo è il concetto di lusso che fa di Visionnaire un marchio sempre più apprezzato nel mondo”.

Sin dal momento della sua fondazione, nel 2005, Visionnaire ha puntato a una proposta di interior molto connotata, fuori dagli schemi consolidati del design italiano. Come è nata questa idea?
La storia di Visionnaire è radicata in quella di Ipe, azienda fondata nel 1959 da mio nonno con l’idea di sperimentare applicazioni alternative delle lastre di poliuretano nate da un brevetto della Pirelli.
La sua prima intuizione è stata quella di utilizzare il brevetto per rivoluzionare la realizzazione dei sedili delle automobili, nella fattispecie dei sedili dei modelli di alta gamma della Lancia. Il passaggio al settore domestico è avvenuto successivamente, prima con l’applicazione innovativa del poliuretano su sedute trasformabili da esterno, poi su quelle da interno.
In entrambi i casi si trattava di prodotti dotati di elevati contenuti tecnici. Questo ha fatto sì che la Germania diventasse, sin dall’inizio, il primo mercato dell’azienda e che la IPE assumesse subito quella vocazione internazionale che ne ha contraddistinto l’attività per i decenni successivi.
È con l’ingresso della terza generazione, rappresentata da me e mio fratello Leopold, che, alla fine degli anni Novanta, nasce il progetto Visionnaire. Il mercato a cui ci rivolgevamo era fortemente cambiato: era ormai dominato dalle grandi distribuzioni ed era sempre più saturo.
L’idea è stata quella di creare un marchio che puntasse al prodotto di fascia altissima. Potevamo contare su un grande know how tecnico; per noi è stato naturale orientarci verso una ricerca approfondita dei materiali e dei dettagli realizzativi, che col tempo si è allargata a tutte le tipologie degli arredi e a tutte le componenti dell’architettura domestica.

La proposta di Visionnaire si esprime oggi in un progetto globale che va oltre il prodotto d’arredo. In che cosa consiste?
Il nostro lavoro è sempre fortemente integrato con quello degli architetti, dato che il più delle volte riguarda tanto le parti mobili della casa che quelle fisse. Visionnaire è un’azienda che propone uno stile di vita in un contesto di interior.
Tuttavia, il nostro know how ci consente di entrare nel vivo dei progetti sin dal loro nascere e di intervenire talvolta sullo stesso concept della casa. Ci avvaliamo di uno staff interno di progettisti in grado di affrontare le problematiche dell’architettura residenziale a ogni scala: dalla distribuzione delle stanze alla definizione del landscape esterno, per arrivare alla sistemazione delle facciate. Questo ci ha permesso, per esempio, di occuparci per intero della ristrutturazione di un grande castello a Cracovia che era in stato di completo abbandono. Un intervento durato tre anni che ci ha portato a intervenire a qualsiasi livello della progettazione.

In termini di prodotto, quali sono le scelte strategiche e stilistiche attuate dal marchio?
L’artigianalità e il diretto riferimento all’Italia (sia nei contenuti produttivi che nei riferimenti stilistici) sono i valori su cui Visionnaire ha subito puntato per distinguersi. Anche la varietà di gamma è un fattore che abbiamo deciso di fare nostro.
Nel 2010 abbiamo debuttato nella cucina; è stata poi la volta dell’outdoor e dell’aerea wellness. Con un catalogo di più di 3.000 articoli, oggi possiamo dire di avere un’offerta veramente globale. Abbiamo deciso di puntare su prodotti con un forte contenuto tecnico e, allo stesso tempo, con un linguaggio molto connotato.
La storia italiana ha sempre rappresentato l’elemento ispiratore delle nostre collezioni. A volte abbiamo attinto alla storia dell’arte italiana, altre volte a quella del cinema, della letteratura e delle arti visive in generale. Abbiamo lavorato con i designer con l’obiettivo di raccontare, in modo spesso ironico e onirico, momenti, episodi e temi significativi di questi diversi ambiti creativi, per tradurli e interpretarli poi in un linguaggio tipicamente Visionnaire.

La collezione 2017 di Visionnaire è all’insegna di una “greenery revolution”. Che cosa significa?
Per quanto ci fossimo sempre occupati di grandi spazi – anche 20 mila metri quadrati per alcune ville negli Emirati Arabi – il verde era sempre rimasto fuori dai confini dei nostri progetti domestici.
Con il Salone 2017 abbiamo deciso di proporre una nuova idea di casa dotata di un polmone verde che diventa il fulcro dell’organizzazione degli spazi. È un concetto che stiamo sperimentando nella realizzazione di una villa in Siberia situata in un contesto paesaggistico molto particolare: è caratterizzata dalla presenza quasi perenne della neve e, nel suo aspetto ‘primordiale’, quasi non vede distinzione tra i colori della terra e quelli del cielo.
Per mitigare questo senso di disorientamento, enfatizzato dalle ampie vetrate della villa, abbiamo creato al centro dell’abitazione un’area verde che gira attorno alla scala di collegamento tra i piani, accentuandone la presenza scenica.

Dal 2005 a oggi, è cambiato il concetto di lusso proposto da Visionnaire?
Abbiamo sempre creduto in un’idea allargata di comfort e relax. Per questo abbiamo deciso di proporre quest’anno il verde come elemento di positività e di rigenerazione, a cui si affianca una nuova collezione di arredi a basso impatto ambientale.
L’obiettivo è proporre una nuova idea del lusso che non coincida più con l’oggetto di pregio, ma con un ambiente che ci faccia sentire bene. Non si tratta di una scelta fatta per caso: le esigenze e i gusti dei mercati internazionali stanno velocemente cambiando e la stessa idea del lusso si sta evolvendo.
Noi siamo sempre stati molto attenti a receperire i segnali e le richieste della nostra clientela, a cui siamo fortunatamente legati da un rapporto di stima e fedeltà che dura da anni. Per tanti clienti abbiamo realizzato più case, in contesti geografici fortemente diversi e destinate a vari membri della famiglia con esigenze molto differenti tra loro.
Questo ci ha permesso di capire come le community dei big spender interagiscano nei vari territori del mondo quando escono dai loro confini naturali. Oggi sappiamo, per esempio, che cosa può volere un francese a Doha, oppure che cosa si aspetta un russo in Francia.
Le nuove generazioni hanno sicuramente la capacità di riconoscere la qualità intrinseca dei prodotti. Sono capaci di individuare la coerenza tra il brand e il contenuto e quindi hanno una maggiore sensibilità nei confronti dell’originale. Questo ci sprona maggiormente ad attribuire dei valori riconoscibili alla nostra offerta.

Visionnaire si rivolge ai mercati stranieri, ma conserva una produzione interamente italiana. Quali sono le ragioni di questa scelta?
È una scelta che viene sicuramente apprezzata dalla nostra clientela. I laboratori a cui facciamo riferimento si trovano su tutto il territorio italiano: contiamo su 250 piattaforme lavorative dislocate tra il Friuli e la Puglia. Possiamo vantarci di avere contribuito allo sviluppo e alla formazione di tanti distretti produttivi e artigianali.
Abbiamo scelto, fin dall’inizio, di porre l’uomo al centro della nostra attività e abbiamo tenuto fede a questo nostro principio anche quando tutti hanno iniziato a delocalizzare la loro produzione. I nostri numeri dimostrano che in Italia si può lavorare e lo si può fare bene.

Sarete presenti alla seconda edizione cinese del Salone del mobile.Milano, in programma a Shanghai dal 23 al 25 novembre 2017. Che cosa rappresenta oggi la Cina per Visionnaire?
Con un fatturato che quest’anno supererà gli 11 milioni di euro, la Cina rappresenta il nostro secondo mercato dopo quello russofono. In termini di retail, si colloca invece al primo posto, grazie a una capillare rete distributiva che si avvale di 15 punti vendita, di cui 9 monomarca.
Negli ultimi dieci anni il mercato cinese è cambiato tantissimo, grazie a una popolazione che viaggia sempre più in Italia e in Europa e che ha profondamente cambiato i suoi parametri del gusto. La Cina, inoltre, sta vivendo un importante momento di riscoperta delle proprie radici e delle proprie tradizioni.
Questo stimola i cinesi a esprimersi con maggiore libertà e ad avvicinarsi, nello stesso tempo, a quei Paesi caratterizzati da una ricca tradizione culturale. L’Italia in primis, ovviamente.

Nel 2015 è nata la vostra collaborazione con Steve Leung, che in Cina è una vera e propria archistar. Che cosa ha significato per Visionnaire?
La collaborazione con Steve Leung nasce da una lunga amicizia. Lo conosciamo da molto tempo, perché è sempre stato un assiduo visitatore del nostro stand in occasione del Salone del mobile e di altre fiere estere.
Il feeling è nato grazie anche alla sua formazione di stampo europeo, acquisita a Hong Kong, suo Paese d’origine. Il suo approccio al progetto e alla lavorazione dei materiali è molto vicino al nostro, pur rispecchiando una visione asiatica; questo gli permette di interpretare in modo personale, ma coerente con il progetto Visionnaire, i temi che volta per volta gli proponiamo, dandogli un ampio respiro internazionale.
La sua collezione 2017 si ispira al tema del Greenery e a una concezione contemporanea del lusso pensata anche per una clientela più giovane. Si caratterizza per l’utilizzo di materiali naturali, come la pietra e il legno, interpretati con un tratto essenziale e ricchezza di dettagli.

 
I prodotti Visionnaire sono tutti made in Italy, realizzati a mano da artigiani selezionati in tutto il territorio nazionale.
 
La poltroncina Rosemary disegnata da Alessandro La Spada.
 
Il divano Babylon ispirato al lavoro di Piet Mondrian, firmato da Alessandro La Spada.
 
Greenery è il tema della collezione 2017 che propone un’ampia area verde quale cuore pulsante della casa. In queso spazio living, il divano Babylon e le poltrone Rosemary sono abbinate al tavolino Stinger (in primo piano), design Alessandro La Spada, con base cannettata in legno o pelle con top a sbalzo.
 
Il tavolo Opera di Alessandro La Spada, con basamento a lavorazione lignea cannettata e top in essenza con bordo a becco di civetta sagomato e meccanismo ‘Lazy Susan’ a filo top. Qui è abbinato alla sedia Carmen Steel e alla madia Augustus, impreziosita dall’opera esclusiva “Ruster” di Michele Astolfi.
 
Un bozzetto che illustra Greenery, la nuova idea di lusso domestico proposta da Visionnaire.
 
Il letto Princess disegnato da Steve Leung, con rivestimento in pelle per piedini e sommier e in tessuto per la testata ovale; quest’ultima è arricchita, nella parte centrale, da grandi plissettature.
 
La poltrona Rhea con struttura in legno massello interamente rivestita in pelle, design Giuseppe Viganò.
 
Disegnata da Steve Leung, Grace è una poltrona a doppia tappezzeria con struttura in legno massello e multistrati di pioppo; l’mbottitura ha spalliera in pelle o tessuto e parte inferiore trapuntata sia internamente che esternamente. Dello stesso designer, il tavolino Kenaz con struttura in alluminio e top in agata naturale.