Felici contrappunti

Quali riflessioni propongono le immagini di questo interessante spazio abitativo firmato dal prestigioso studio di architettura italiano Vudafieri-Saverino Partners, atelier creativo di base a Milano dal 1999 e dal 2012 anche a Shanghai?

L’abbiamo chiesto a Tiziano Vudafieri e a Claudio Saverino che abbiamo incontrato nella nuova e articolata sede di via Rosolino Pilo, mentre preparavano il concept e l’allestimento di Artissima 2017 in scena a Torino dal 3 al 5 novembre.

TV: “La prima considerazione, banale ma non così scontata, è che tutti i progetti, ma soprattutto le case, riescono quando c’è sintonia con il cliente. Il committente resta infatti un’entità astratta se penso al nuovo Edificio per Uffici di Miele Elettrodomestici a Bolzano, alle boutique di Sonia Rykiel, all’albergo BIG nel centro di Milano, alcuni lavori ai quali ci stiamo dedicando. Qui il nostro ruolo è quello di interpretare e rappresentare un marchio o aspettative corali.

Molto diverso è confezionare un abito su misura per un cliente che è protagonista del suo spazio, confrontandosi anche con le dinamiche private e sociali della sua vita. Preservata una corrispondenza d’intenti sul piano del gusto priva di accenti manieristi, il nostro compito diventa in ultima istanza quello di provocare, mettendo alla prova la sua capacità di ascolto. Anche nell’osare”.

CS: “Bisogna riconoscere che nel progetto d’interior si sovrappongono sempre due livelli: l’intervento sullo spazio e quello sull’estetica decorativa. Da una parte c’è il corpo e dall’altro il vestito. Questo lavoro realizzato per una giovane coppia con figli è germogliato da un terreno fertile: due committenti educati per storia famigliare ai valori dell’arte e del design. Il sensibile ascolto del genius-loci ha fatto il resto.

Parliamo di un appartamento di alto profilo, oltre 400 metri quadrati, nel centro storico: impianto ottocentesco, planimetria a L, lungo corridoio distributivo, con classica infilata di stanze sulla destra e sulla sinistra e sul fondo la cucina defilata dalle zone di rappresentanza. Un’identità molto tradizionale e molto milanese. L’abbiamo rispettata e valorizzata, mantenendo gli interventi fisici sullo spazio abbastanza contenuti”.

TV: “La casa custodisce il dna architettonico originario, fortuitamente rimasto intonso a oggi. Ha ritrovato i suoi meravigliosi pavimenti scricchiolanti in legno posato a spina di pesce, le maniglie in ottone delle porte, gli infissi a telaio bianco. Ma, contestualmente alla riqualificazione della sua versione originale, abbiamo riprogettato il layout della zona living insieme al camino integrato in una struttura archetipa valorizzata dalla finitura carbonizzata marmorino; ripensato al millimetro cucina e bagni e disegnato tutti gli arredi fissi. Quali le boiserie. Con grande cura del dettaglio e delle prospettive visive”.

CS: “Da ogni storia si può recuperare un messaggio a condizione di evitare l’uniformità. In questo intervento, l’organizzazione spaziale è stata realizzata soprattutto con gli arredi e non con i muri. La nuova trama narrativa si declina con altre stereometrie e calibrati rapporti di relazione tra le parti. Gioca sulla preziosità della materia e sugli accostamenti arditi.

Pochi e selezionati pezzi di colto made in Italy storico e contemporaneo, giustapposti tra loro, amalgamati e rielaborati anche in modo casuale, nella loro varietà di matrice e pensiero, dialogano con la palette figurativa-materico-cromatica di eterogenee opere d’arte e arricchiscono la percezione spaziale. Di nuovi sguardi e prospettive, restituendo l’idea di un composto calore e di una forte dose di intimità del paesaggio domestico”.

TV: “Indubbiamente, il focus è stato sulla relazione tra le cose piuttosto che sul singolo elemento. Per esempio, nella zona d’ingresso, la panca d’antiquariato vicino alle opere di Andy Warhol crea una forte tensione visiva, evitando un effetto monocorde. Ma, il segno della nostra mano si riconosce ovunque. Soprattutto nella master room, uno spazio generoso, strutturato in più zone riposo, guardaroba, bagno, tramite il disegno di un sistema dinamico di boiserie-cornici.

Di nuovo nella cucina, che è rimasta relegata sul fondo, lontana dal soggiorno e dal pranzo. Per raggiungerla bisogna ancora percorrere il lungo corridoio distributivo e passare davanti alle camere. Un layout discusso. Ma alla fine è prevalsa l’idea che in questo modo si creava un’interazione con tutta la casa durante ogni ora della giornata.

Come è stata accolta la proposta di farne un luogo ibrido, aperto/chiuso al tempo stesso, grazie a una base integrata con una porzione vetrata sovrastante, mimetizzabile a comando, che modula la permeabilità tra gli spazi separati dei fuochi-lavoro e colazione-pranzo. Il passaggio tra le due zone viene sottolineato anche dal tappeto in ceramica effetto optical che interrompe l’uniformità del pavimento in legno, mentre la figura di un divano-panca rivestito in velluto capitonné cardinalizio nella sua estraneità rilegge il ruolo di significato e significante dell’ambiente. Infine, il bagno dei ragazzi. Il divertissement maggiore.

Con la committente abbiamo recuperato in un vecchio deposito di mobili in via Morimondo una serie di pezzi discordanti tra loro per forme, materiali, età. Sono stati reimpaginati nell’ordine rigoroso ma sbarazzino di una struttura in ferro grezzo e scatole bianche di legno costruite ad hoc”.

TV e CS: “Come sarebbe stato questo interno se fosse stato a Shanghai, con un altro committente-protagonista in linea con la nostra espressione linguistica? Uguale nel profondo ma del tutto differente nell’apparenza. I nostri clienti locali restano ossessionati dal mostrare di conoscere l’Europa e il design occidentale contemporaneo. Ma sono cinesi e hanno una cultura molto forte lontanissima dalla nostra. Il progetto si sarebbe giocato tutto nella ricerca di un delicato balance tra Oriente e Occidente”.

Foto di Santi Caleca – Testo di Antonella Boisi