INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

La ricerca di Steven Holl ha affrontato negli ultimi anni varie scale d’intervento; da master plan e grandi interventi in Cina a musei e istituti d’arte, da grattacieli a complessi universitari.

Il tema della porosità dell’involucro architettonico, dell’intersezione tra forme geometriche in grado di generare lo’ scavo’ e la modellazione delle superfici e degli spazi degli edifici è rimasto una sorta di costante, un filo rosso rintracciabile nelle diverse tipologie affrontate, risolto con soluzioni definite di volta in volta.

Il genere della casa unifamiliare, che è stata la tipologia affrontata da Holl sin dall’inizio del suo percorso professionale, è rimasto un punto fermo in tutta la sua ricerca progettuale come dimostra il progetto della “Ex of In House” che presentiamo in queste pagine. Questa piccola e densa architettura, che accoglie uno studio/abitazione per un artista, è parte della riserva denominata “T2”.

Un’area estesa per circa dieci ettari, caratterizzata dalla presenza di fitti boschi e terreni rocciosi, in cui Holl ha condotto in questi anni una feconda sperimentazione sul tema della casa unifamiliare, declinata in cinque progetti compiuti, nell’ottica di superare lo stereotipo della rassicurante architettura sia vernacolare, sia modernista, per definire, come lui stesso afferma, “un linguaggio spaziale che vuole legare l’energia degli spazi interni all’ecologia del luogo”.

Il paesaggio incontaminato dell’intorno, più che come sfondo romantico delle nuove costruzioni, è assunto come componente del progetto in un serrato confronto tra spazio interno e ambiente esterno; quest’ultimo filtrato dall’involucro architettonico che assume diverse configurazioni per ognuno degli specifici interventi. È in tale tensione che si innesta la sperimentazione di Holl sulla dimensione dell’ ”In”, dell’interno assunto come volume scavato, poroso e plastico, proiettato verso l’esterno in chiave volumetrica rappresentata dal ‘vuoto’ ricavato in negativo nel ‘solido’ architettonico.

Per codificare questa complessa ricerca Steven Holl ha redatto un ‘manifesto programmatico in sette punti’, in calce all’articolo, in cui l’interno, “l’In”, assume un valore paritetico rispetto al suo involucro.

La “Ex of In House” è sviluppata per una superficie di circa 85 mq come un ambiente unitario a vari livelli, nella definizione di un volume scandito dall’intersezione di trapezoidi e sfere. L’interno si offre apertamente al paesaggio che la circonda attraverso grandi aperture definite in gran parte per dimensione e figura dal processo di erosione volumetrica dei solidi virtuali interni.

Come per esempio la sfera che disegna la zona ingresso, richiamata dalla grande finestra circolare ad angolo che ben evidenzia l’idea di un vuoto lasciato da un’altra sfera sottratta. Lo slittamento in sezione della casa, con un movimento generato da tagli e modellazioni dei volumi trapezoidali di riferimento, crea una dinamica sovrapposizione/addizione verticale dell’insieme.

L’ambiente unitario della casa è privo di camere da letto, ma può accogliere cinque persone. Il soggiorno, rialzato di due gradini rispetto all’ingresso, si apre verso la cucina posta in posizione centrale che suggerisce modelli d’uso alternativi.

La cucina è risolta con un mobile attrezzato su disegno che si affianca alla zona pranzo a quota ingresso, corrispondente con quella della pavimentazione esterna di pietra a contorno dell’intera costruzione. La palette materica si basa quasi interamente sull’impiego di materie prime; pavimenti in cemento lisciato, mogano naturale per infissi e scala interna, pareti in multistrato di betulla in grado di creare un alto grado di comfort.

Sino alle lampade su disegno stampate in 3D in PLA bioplastico a base di mais. Dal punto di vista energetico, per il riscaldamento la casa sfrutta un impianto geotermico senza l’impiego di combustibili fossili; celle fotovoltaiche a pellicola sottile SoloPower, poste in copertura, sono collegate a un sistema di accumulo di energia a batteria Sonnen che non prevede collegamento alla rete elettrica tradizionale, consentendo alla casa di essere indipendente dal punto di vista energetico.

Una sperimentazione abitativa capace di indicare nuovi percorsi progettuali in cui l’interno diventa protagonista quale ‘volume assente’ che interagisce con il suo involucro e con il paesaggio che lo accoglie.

Foto di Paul Warchol – Testo di Matteo Vercelloni

 

Steven Holl Architects
I sette punti del “Manifesto” per l’esplorazione dell’IN

  1. Studiare l’architettura liberandosi dalla pura oggettività
  2. Dalle origini dell’architettura esploriamo l’IN
  3. IN: ogni spazio è uno spazio sacro
  4. L’architettura dell’ IN domina lo spazio attraverso lo spazio
  5. L’IN intrinseco è una forza fondamentale della bellezza sensuale
  6. L’IN è inutile ma nel futuro sarà utilizzato. Lo scopo trova l’IN
  7. L’ oggetto che contiene non è l’oggetto contenuto
 
Vista esterna dell’Ex of In House; la casa è formata a livello compositivo dall’intersezione di trapezoidi e sfere; l’interno si offre come un ‘volume scavato’, frutto di un’erosione geometrica attentamente governata.
 
Vista esterna dell’Ex of In House.
 
Vista della zona ingresso disegnata dalla sottrazione/incastro di una sfera; schizzo assonometrico di progetto in cui si illustra il processo di intersezione/erosione delle sfere che modellano l’interno e tagliano i fronti, creando delle aperture circolari.
 
Schizzo di progetto.
 
Vista dell’ambiente unitario a varie quote della casa. Il soppalco ospita uno studio e la zona notte. La panca-tavolo è Ripples di Toyo Ito per Horm. Le due poltrone verdi sono le Scoop Chair disegnate da Milo Baughman per Thayer Coggin nel 1954.
 
Particolare della grande finestra d’angolo circolare a quota soppalco; la superficie vetrata, generata dall’incastro di una ‘sfera sottratta’, prosegue sul pavimento tagliando la soletta secondo un raggio di circonferenza.
 
Lampada su disegno stampate in 3D in PLA bioplastico a base di mais.
 
Vista di un angolo della zona notte con il letto ricavato sulla sommità della sfera corrispondente al soffitto dell’ingresso sottostante.
 
Lampada su disegno stampate in 3D in PLA bioplastico a base di mais.