Evoluzione continua

Con un nuovo assetto azionario e un fatturato in crescita, Calligaris ha in programma di potenziare i settori dell’illuminazione, dell’outdoor e del contract, per un design sempre più globale. Ne parliamo con l’amministratore delegato, Stefano Rosa Uliana

 

Testo Raffaele Panizza

 

Difficile trovare così tanta continuità in una rivoluzione. Dallo scorso ottobre, il Gruppo Calligaris ha un nuovo assetto azionario ma la visione di sempre: vestire la casa intera, dalle sedie agli specchi, dai tappeti agli imbottiti, dai tavoli fino ai più piccoli e divertenti complementi d’arredo (operazione già avviata col lancio della linea CoDe). Senza dimenticare gli hotel e i ristoranti, settore in espansione che il nuovo corso intende aggredire con decisione, e forte di una rete di oltre 650 negozi diffusi in tutto il mondo.

“Con una politica di mirate acquisizioni aziendali e accordi di collaborazione, ci rafforzeremo in diversi settori commerciali e di prodotto su cui eravamo più deboli, completando l’offerta”, spiega il nuovo amministratore delegato Stefano Rosa Uliana, già responsabile tra il 2010 e il 2015 dell’espansione del gruppo negli Stati Uniti e in America Latina.

“Il fondo Alpha Private Equity 7 che ha acquisito l’80 per cento delle quote non si limiterà quindi a iniettare risorse, ma agirà da partner industriale”. Nella sede di Manzano (Udine), dall’immensa facciata ridecorata con una trama d’acciaio bianco a ricordo dell’intreccio in paglia delle sedie prodotte qui un secolo fa, le riunioni strategiche si susseguono senza sosta.

Nel grande showroom fanno mostra di sé le nuove sedie Liberty, progettate dallo studio d’architettura Archirivolto, storico collaboratore del brand. Spiccano i toni di velluto rosa della collezione Fifties, con struttura in finitura black nickel.

E sugli immensi tappeti Sky poggiano i tavoli Stellar e Icaro, circondati da decine di complementi d’arredo dall’eleganza più austera e quasi maschile, grazie alle finiture in ceramica sui toni del nero e dell’onice che hanno caratterizzato le ultime collezioni presentate ai saloni e alle fiere di tutto il mondo.

“Domani mattina partirò per Parigi, dove abbiamo appena rinnovato i 300 metri quadrati del negozio di rue du Bac”, dice Uliana, 51 anni e una passione per il triathlon. “La Francia rappresenta uno dei mercati più importanti per Calligaris ed è un mercato che pensiamo possa darci ancora più soddisfazioni nel prossimo futuro”.

Animato da spirito cartesiano e pragmatico piglio friulano (è laureato in ingegneria a Trieste e vive con la famiglia a Pordenone), il nuovo amministratore delegato procede spedito, individua gli ambiti di maggior interesse ma non si dà fretta, convinto che i passi vadano ponderati con attenzione.

“Certamente daremo priorità a rafforzare la nostra offerta di imbottiti con una nuova collezione da presentare al Salone del mobile di Milano e che sarà sviluppata da Ditre, il marchio d’imbottiti che abbiamo acquisito lo scorso anno e col quale aumenteremo le sinergie”.

E non appare un caso che la famiglia De Marchi, fondatrice del brand entrato nel portafoglio Calligaris, non solo sia rimasta presente in azienda con una quota azionaria anche dopo la vendita al fondo, ma abbia visto uno dei suoi componenti, Michele de Marchi, nominato direttore commerciale di tutto il gruppo.

“Cercheremo anche di completare la nostra offerta di ‘total look‘ con una nuova proposta sulla luce per la quale stiamo cercando un partner industriale”, spiega il manager, con trascorsi importanti in cui ha curato l’espansione internazionale di brand come Electrolux ed Elica. Un ambito, quello dell’illuminazione, che storicamente presenta complessità particolari, dalla supply chain fino alla distribuzione, dalla tecnologia alle certificazioni di conformità richieste.

Un ulteriore elemento di solidità è la permanenza di Alessandro Calligaris, che ha mantenuto il 20 per cento delle quote ed è rimasto così nel suo ufficio di Manzano coi gradi di presidente. Figura sia di garanzia che di relazioni pubbliche molto importante nella continuità aziendale, Alessandro Calligaris è patron storico e rappresentante della terza generazione familiare, che già nel 2007 aveva ceduto parte del pacchetto azionario a LCapital, ricomprando le quote dopo sette anni per accompagnare la società al traguardo del novantacinquesimo anniversario, e lasciando in eredità un brand rinnovato e un’estetica dei punti vendita riposizionata su segmenti più alti.

“Abbiamo dei negozi molto belli ed alcuni si trovano nei quartieri più prestigiosi di città come Londra, Parigi, New York, Washington e Shanghai”, continua l’amministratore delegato. “Nei prossimi mesi, le energie si concentreranno a preparare il Salone del mobile di Milano, sia per completare l’offerta prodotto sulle categorie dove siamo meno forti che per rafforzare il nostro modello retail allo scopo di supportare i nostri partners e sviluppare la nostra presenza in città e mercati dove non siamo ancora presenti.

Dopo Milano, non escludo di esplorare la possibilità di sviluppare la categoria dell’outdoor, uno dei pochi ambienti, insieme al bagno e alla cucina, mai presidiati dall’azienda friulana: una categoria che ha canali di vendita molto specifici, ma che al contempo si sta destagionalizzando in modo interessante”.

Tra gli obiettivi dell’immediato futuro anche l’ampliamento, in vista della fiera High Point Market prevista per ottobre 2019, dell’offerta legata alla zona notte, dai letti fino agli arredi di complemento. “Il nostro ufficio stile è in grado di progettare pezzi innovativi e soddisfare le più disparate esigenze estetiche, ma in futuro vorrei che ripartissero le collaborazioni coi grandi nomi del design, come è accaduto per il tavolo Orbital di Pininfarina: non è una priorità, ma per il 2020 esploreremo anche questo terreno”.

Nel frattempo, e da un punto di vista più strategico e di gestione aziendale, i settori marketing e vendite sono stati scorporati. E una spinta d’impulso è stata data agli uffici ‘contract‘, dedicati alle grandi commesse non residenziali, in particolare all’horeca’ (hotel, restaurant e café).

“Il settore contract ha le sue regole”, spiega Uliana, “la creazione della domanda va affrontata con gli studi di architettura, mentre i prodotti devono garantire livelli di resistenza e una facilità di pulizia differenti rispetto a quelli del residential, considerato l’uso estensivo che se ne fa.

Non nego l’interesse ad aggiungere queste competenze al gruppo, magari attraverso un’acquisizione in questo settore. Con il fondo Alpha condividiamo il progetto di poter aggregare altre aziende, meglio se italiane, che insieme a Calligaris possano creare un gruppo capace di offrire un’ampia gamma di prodotti di arredamento ed expertise per competere nei canali residential e contract in tutto il mondo”.

L’esercizio 2017 di Gruppo Calligaris si è chiuso con un fatturato di oltre 140 milioni, in crescita del 7 per cento rispetto all’anno precedente. I prodotti in catalogo sono più di 800, disponibili in cento Paesi. I flagship store sono due, e Uliana non nasconde che in futuro potrebbero diventare di più, sempre in location di prima fascia.

“L’azienda funziona già benissimo grazie a quanto fatto dall’ingegnere Calligaris in tutti i suoi anni di gestione”, conclude Uliana, “ora cercheremo di farla evolvere ulteriormente, per esprimere tutto il suo potenziale”.