“Adelante con juicio”

Avanti – sempre – ma con criterio. A partire da una visione che non fa sconti alla situazione attuale del comparto ceramico, l’amministratore delegato di Marazzi Mauro Vandini, con manzoniana saggezza, prospetta le linee di sviluppo del principale gruppo della ceramica italiana

 

Intervista di Gilda Bojardi – A cura di Antonella Galli

 

A cinque anni dall’acquisizione di Marazzi da parte di Mohawk (2013), l’amministratore delegato Mauro Vandini ha recentemente annunciato che per l’azienda sta iniziando la fase ‘due’, in cui sarà avviato un nuovo modello di impresa.

L’azienda continua a investire in nuovi stabilimenti, tecnologia e acquisizioni (ultima delle quali, nel 2017, il gruppo Emilceramica). In un’intervista esclusiva l’ad Mauro Vandini illustra a Interni i capisaldi di questo nuovo modello, a partire da una lucida analisi del comparto.

Da leader di mercato ci può dare la sua visione del momento attuale per il comparto della ceramica?
Fino a oggi l’industria italiana ha basato il suo sviluppo su un modello di business essenzialmente legato all’innovazione di prodotto. Per come la ceramica si sta evolvendo nel mondo, se il sistema di sviluppo italiano rimane lo stesso, quella italiana diventerà una produzione sempre più di nicchia, e con tre grandi punti interrogativi: primo, la qualità di tutta la ceramica mondiale si sta innalzando e la competizione sarà sempre più dura; secondo, ci sarà una grandissima pressione sui margini, dovuta a una sovra-capacità produttiva europea, che sarà costante; terzo, i modelli distributivi logistici cambieranno rapidamente.
Per l’industria italiana non è più sufficiente basare i propri modelli di sviluppo solo sul prodotto, che resta fondamentale ma non può essere l’unico. La competizione a livello di distribuzione della ceramica sta subendo, per esempio, una pressione fortissima dalle vendite online, che fino a pochi anni fa non ci si aspettava. Ci sono già siti francesi e tedeschi, e non c’è ragione per cui non arriveranno anche in Italia. Queste evoluzioni metteranno nei prossimi anni l’industria italiana in una posizione diversa da quella attuale e più complessa.

A partire da questa analisi, il sistema di distretto come dovrebbe muoversi? Quali le risorse su cui puntare?
La situazione attuale presuppone cambiamenti di modello industriale-produttivo verso una struttura organizzativa più improntata al controllo di processo. Molto meno tempo viene utilizzato per le mansioni di controllo, perché è il processo stesso che le effettua, e molto più tempo va dedicato al pensiero, a ogni livello, dalla fabbrica al marketing, dalle vendite alla logistica. Questo è un fatto positivo: cioè, che possiamo giocarcela, aumentando capacità e conoscenza in azienda, imprimendo un’evoluzione molto rapida nella professionalità. Ma è anche una delle cose più difficili da ottenere. Non dobbiamo essere italiani che esportano in Europa, ma europei che esportano nel mondo e che hanno ceramiche ancora più belle di come sono ora.

Come si fa?
Con la ricerca, con persone capaci, riprendendosi in mano una certa umiltà che è stata perduta, almeno in parte. Ciò che un tempo ha fatto il successo delle aziende italiane, diventa oggi il limite che impedisce di vedere il futuro. In Italia sono in calo i prezzi al metro quadrato e i fatturati, mentre la Spagna sta crescendo, così come altri Paesi europei stanno iniziando a produrre molto bene. In termini di tecnologia, ci sono prodotti come i laminati che stanno evolvendo rapidamente e che cominciano a porsi come alternativi.
Ma la ceramica è più bella. Questo diventa una possibilità di sviluppo. Marazzi vuole andare in questa direzione: le nostre aziende, potendo produrre in diversi Paesi europei, hanno la capacità di sfruttare questo layout, di essere sempre più locali in Europa. Marazzi oggi produce in Italia, Spagna, Polonia, Bulgaria. Non è questione di produrre dove costa poco, ma di innalzare il livello complessivo.

Marazzi ha investito sull’innovazione e sulle tecnologie, da cui sono nati nuovi prodotti: in che misura incide l’investimento in innovazione? E come tutto ciò ha cambiato il sistema aziendale? L’innovazione o anche i cambiamenti in generale assorbono da un 5% a un 9 % del fatturato dell’area. E in questi anni tutto il settore, non solo Marazzi, ha continuato a investire molto. Ci sono due generi di investimenti: quelli per efficientare i processi e quelli per migliorare il prodotto. Entrambi, presuppongono anche investimenti sulle persone, molta formazione ma anche molta disponibilità da parte delle persone. Bisogna trovare dei modelli alternativi di fabbriche, super-specializzate e super-flessibili.
Grande flessibilità, grande efficienza. Marazzi nel suo insieme riesce sempre a mantenere l’obiettivo: può fare il 20% di fatturato con i nuovi prodotti. Oggi non si può essere bravi a fare solo una cosa: bisogna avere una gamma di prodotti e tecnologie molto ampi. Deve cambiare la filiera tra retail (punti vendita) e commercial (contract, distributori tradizionali, architetti), tenendo conto che il canale do-it-yourself, che sta modificando i propri modelli espositivi e di vendita, e quello online diventeranno sempre più importanti.
In merito al prodotto, stiamo lavorando a 360° su tutte le tecnologie e tutte le espressioni e sono soddisfatto dei risultati ottenuti sulle grandi lastre: sono perfettamente piane, con un sistema di levigatura e di riflessione netta, e sono prive di tensioni interne, grazie a macchine che controllano la microstruttura interna. Quindi si tagliano e lavorano molto bene, condizione necessaria, per esempio, per il segmento dei counter-top che stiamo approcciando.

In questa strategia che ruolo riveste il design?
Lo ritengo necessario, e la tecnologia deve aiutare questo aspetto. Intendo creare all’interno dell’azienda le risorse che lavorino da un punto di vista tecnologico per far sì che la parte impiantistica e di ricerca consentano ai designer un’espressività sempre maggiore. All’interno di questo discorso la flessibilità è altrettanto importante. Flessibilità e tecnologia consentono di rispondere al meglio alla creatività degli architetti.