Linee rette, colori primari e materiali naturali. La casa progettata per Vera & George Neumann a Croton-on-Hudson, NY, nel 1953 da Marcel Breuer, maestro del Bauhaus, si apre a una nuova vita, dopo il filologico intervento di ristrutturazione curato da Ken Sena e Joseph Mazzaferro

Non avrebbero mai voluto un falso, Ken Sena e Joseph Mazzaferro. E abbagliati dalla fluidità di quegli spazi essenziali, da quelle linee rette e quelle superfici dai colori vibranti, distese longitudinalmente a inquadrare viste panoramiche del fiume Hudson, del Croton Point Park e del Tappan Zee Bridge, dopo una rigorosa ristrutturazione, hanno riportato al suo layout originale la casa che Marcel Breuer aveva disegnato nel 1953 a Croton-on-Hudson negli Stati Uniti per l’amica textile designer Vera Neumann e suo marito George.

L’abbiamo trovata come era stata originariamente concepita da Breuer negli anni Cinquanta per i Neumann. Una machine à habiter spaziosa e priva di orpelli, ricondotta a una sommatoria di volumi concatenati e interconnessi su un unico livello sotto la copertura piana. (Ken Sena e Joseph Mazzaferro)"

Casa Neumann appartiene al periodo americano di Breuer, quando l’architetto-designer ungherese, che fino al 1928 diresse il laboratorio del mobile del Bauhaus, a Weimar, in Germania – l’iconica scuola fondata nel 1919 da Walter Gropius, culla del Movimento Moderno, e chiusa dai nazisti nel 1933 – era già forzatamente approdato oltreoceano. Negli Stati Uniti il maestro modernista delle prime sedie e dei tavoli in tubolare metallico (prodotti ancora oggi da Knoll) firmerà nel 1966 un’opera quale il Whitney Museum of American Art di New York, all’incrocio tra Madison Avenue e la 75esima Strada. Intramontabile.

Marcel Breuer. Ph. Joan Naar
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Designer e architetto tedesco, di origine ungherese, Marcel Breuer si iscrisse a 18 anni alla scuola del Bauhaus della quale, quattro anni dopo, divenne uno dei principali collaboratori. Direttore della sezione mobili, Breuer indirizzò la ricerca verso la progettazione di mobili e oggetti d'arredamento da prodursi industrialmente e in serie, affrontando con metodologia rigorosa i relativi problemi tecnologici e stilistici.

Invece, questa residenza unifamiliare acquistata e restaurata da Ken Sena e Joseph Mazzaferro, situata nel boschivo villaggio dello stato di New York, è paradigmatica per apprezzare il valore culturale senza tempo dell’International Style nel campo dell’abitare, come sintesi programmatica di architettura-design-arte in dialogo con la natura. La ristrutturazione è durata due anni, dal 2014 al 2016. E il progetto ha conquistato la nomination per il Design Award 2017 del Docomomo Modernism Awards.

«L’abbiamo trovata come era stata originariamente concepita da Breuer negli anni Cinquanta per i Neumann», raccontano Ken Sena e Joseph Mazzaferro.«Una machine à habiter spaziosa e priva di orpelli, ricondotta nella sua espressione a una sommatoria di volumi concatenati e interconnessi su un unico livello sotto la copertura piana: l’ala abitativa principale, la guest house collegata da una struttura digradante a gradini, la pool house interna costruita in seguito come appendice e quella esterna ritagliata nel perimetro in pietra a vista della terrazza realizzata a una quota più bassa, assecondando il pendio del terreno. Ma quando siamo subentrati a un precedente acquirente», continuano,«le condizioni di murature e superfici versavano in uno stato critico di progressivo sgretolamento. Il tetto piano non era mai stato riparato. Molti elementi strutturali e meccanici deteriorati andavano sostituiti. Le piscine erano state abbandonate e quella esterna era la più malconcia, invasa da arbusti e dalla vegetazione dei boschi circostanti. Quanto a quella interna, negli anni, i mancati interventi di deumidificazione dell’aria avevano compromesso i pavimenti di ceramica, le pareti-boiserie in cedro e il lucernario del suo spazio di riferimento».

Parte così la sfida del restauro. I nuovi committenti illuminati cercano di riabilitare ogni elemento in modo conforme al progetto di Breuer, lavorando per sottrazione ma preservando ricchezza e qualità di contenuti. Onorano la palette materica da lui selezionata per realizzare una casa di campagna – legno, acciaio, vetro, pietra e intonaco bianco per le pareti – che esprima una visione economica dei mezzi utilizzati (Less is more). Rispettano il concept della planimetria aperta, la posizione di studio e cucina ai lati del living-pranzo comunicante con il terrazzo belvedere, in una relazione continua tra esterno e interno, la separazione degli spazi abitativi per gli adulti e per i bambini, dotati di ingressi distinti, il layout delle cinque camere da letto e l’innovativa pavimentazione radiante.

Poi riattivano il sistema curtain-wall delle vetrate scorrevoli, un carattere distintivo dell’architettura moderna. Smontano e rimontano i binari strutturali con cuscinetti a sfera che costituivano il sedime delle superfici trasparenti e dei loro serramenti lignei, leggermente più spessi per azzerare la dispersione termica. E ricostruiscono gli arredi, quando non recuperabili, a partire dai disegni di Breuer, of course.

«In un cassetto abbiamo anche ritrovato l’immagine digitalizzata e archiviata della seta di Vera Neumann con stampato il pattern cromatico della Neumann House da lei poi utilizzato per le tende», ricordano. Già, perché una cifra non trascurabile del progetto architettonico riguarda lo studio della tavolozza cromatica che, ispirata alle teorie di Paul Klee, di cui Breuer fu collega negli anni del Bauhaus, si declina nell’accostamento di due colori primari, il rosso e il blu, insieme al bianco. Questi rappresentano le vibranti armonie dell’occhio e dell’anima che scandiscono, su precisi setti e porzioni parietali in esterno, lo sviluppo paesaggistico della casa sotto la linea del porticato ininterrotto.

Indicatori di una fisicità piena: un contraltare rispetto alle superfici vetrate di facciata e a quelle in pietra a vista perimetrali. «All’esterno, l’intervento più delicato è stato interrare le linee elettriche che interrompevano le viste sull’Hudson», concludono. «Abbiamo inoltre installato una scultura al neon vicino alla piscina come omaggio all’arte di Vera Neumann, per la quale Breuer aveva pensato un giardino di fiori e felci come fonte di ispirazione creativa». Quest’anno il Bauhaus celebra 100 anni. È bello ricordarlo in una casa che ha ritrovato pace, sereno isolamento e silenzio, apertura e intimità, sun & shadow. E Marcel Breuer come ospite invisibile.

Progetto di Marcel Breuer

Progetto di ristrutturazione di Ken Sena e Joseph Mazzaferro

Testo di Antonella Boisi