Il preludio è stato dal 21 al 25 ottobre scorsi, quando Mexico City ha ospitato la settima DWM/Design Week Mexico: intensa, stimolante e talentuosa scena del design messicano, ma anche piattaforma per promuovere il progetto come evento di richiamo internazionale.

Per il clou bisognerà attendere il 2018, quando Mexico City, diventando capitale mondiale del design, monitorerà la creatività aperta a innesti e contaminazioni sempre più trasversali “come un valore che contribuisce allo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese”.

Le parole del primo cittadino Miguel Ángel Mancera, totalmente condivise da Emilio Cabrero, tra i soci fondatori e direttore della DWM hanno così introdotto l’edizione 2015 che ha visto il Museum of Modern Art e il Museo Rufino Tamayo come sedi elettive; l’Italia come “Paese Ospite” e il Chiapas come primo “Guest Stato”.

Paradigmatica, già dal titolo Sotto lo stesso sombrero, del quadro della manifestazione è diventata così l’installazione nei giardini del Museo Tamayo firmata dagli italiani Palomba + Serafini Associati con C Cúbica Arquitectos (alias Emilio Cabrero, Marco Coello, Andrea Cesarman) e Pedro Sanchez. Un pavilion-ponte metaforico, che si innesta a ridosso del museo in corrispondenza dell’ingresso verso il parco, rielaborando nella sua figura alcuni elementi della cultura messicana.

Il commento dell’architetto Palomba? “L’abbiamo pensato come un macro oggetto di design, una struttura di ferro aggettante su cui si intrecciano e si arrampicano delle corde e catene, che rimandano al tipico telaio del Chiapas con il quale le donne realizzano da sempre meravigliosi tessuti. Accompagnate dall’elemento naturale del verde rampicante, disegneranno una copertura in divenire e inediti giochi di luce e ombra, sopra l’archetipo banco centrale della cucina, ricondotto all’essenza degli elementi necessari per la preparazione del cibo (fuoco, acqua e piano d’appoggio)”.

Come dire: l’anima della DWM vuole essere open e trasversale e vari sono stati in questa edizione i ‘piatti’ proposti. Nell’evento Vision & Tradicion, designer italiani e messicani sono stati invitati a collaborare con artigiani provenienti da diverse comunità del Chiapas nell’interpretazione e valorizzazione delle peculiarità di un territorio denso di colori, materie ruvide, storie, iconografie e segni; patrimonio di una cultura unica chiamata a integrarsi sul palcoscenico del progetto globale, in una logica di processi produttivi standardizzati.

Senza dimenticare la riscoperta dell’utilizzo dell’argento nel design, tra tradizione e innovazione, associata al Premio Nacional De La Plata Hugo Salinas Price. Cambiando registro, Territorio Creativo ha riportato l’attenzione sulla qualità realizzativa dei prodotti pensati da una quarantina di designer messicani già affermati.

Per i più giovani e promettenti, ci sono state invece le vetrine di Design Content:19 ospitali containers dipinti di rosso e installati al Lincoln Park, nella shopping area di Polanco, a fianco delle Temporary Structures create dagli studenti universitari di design e architettura, negli specchi d’acqua e tra le fontane della zona.

Il salto di scala si è affidato a Design House: come d’abitudine, un gruppo di progettisti di fama e architetti hanno interpretato le diverse zone di una casa pre-esistente; e, per questa edizione, sotto il concept “Design Hotel”, è stato prescelto un edificio di San Miguel Chapultepec che ha potuto vantare il sapiente intervento del maestro Raymundo Sesma/Advento Art Design, sulle facciate e negli spazi comuni interni.

Last but not least, l’asset di conferenze e speech, sul contributo della cultura del progetto alle sfide del futuro, che ha visto la partecipazione di architetti e designer internazionali quali Mario Botta, Piero Lissoni, Roberto Palomba, Luca Nichetto, Matteo Zorzenoni, Mauro Panigo & Andrea Balestrini in rappresentanza dello studio LAND, Fortunato D’Amico per la Fondazione Michelangelo Pistoletto e Gilda Bojardi per la rivista Interni, media partner dell’evento.

Sono state possibilità di incontro e dialogo, che l’opera site-specific Terzo Paradiso di Pistoletto, omaggio del maestro dell’Arte Povera installata nei giardini del Museum of Modern Art simboleggia appieno. “Nella sua immagine ispirata dal segno dell’infinito c’è il senso di un io e di un noi, di una natura e di un artificio che devono spaziare verso nuovi traguardi etico-estetici condivisi” ha commentato D’Amico.

Intanto, la città in festa ha aperto, al popolo del design messicano, showroom, gallerie d’arte, l’Archivo Arquitectura y Diseño, la Casa Estudio Luis Barragán e altro ancora. Dopo questo vibrante preludio e con ulteriori messe a punto non restano dubbi: nel 2018 la capitale mondiale del design avrà tutte le carte in regola per proporsi come un hub di riferimento per l’America Latina. E non solo.

Testo di Antonella Boisi