INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

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Audi City Lab at Torre Velasca
Archivio: Open Borders

Audi City Lab at Torre Velasca

Piazza Velasca, 5 - Milano
Data Pubblicazione: 8 June 2016

Il futuro corre più veloce di qualsiasi definizione. Sfugge alle classificazioni, insegue scenari dinamici. È fluido e visionario come sono stati i quattro percorsi tematici di Untaggable Future by Audi City Lab, l’innovativo evento targato Audi all’interno della Torre Velasca.

In uno straordinario spazio progettato dallo Studio BBPR negli anni Cinquanta, e reinventato per l’occasione da Piero Lissoni, si sono alternate, in quattro diverse serate (Untaggable People, Untaggable Cities, Untaggable Energy, Untaggable Lights) le personalità, le prospettive e le discipline più untaggable del nostro tempo.

 


Glow, Velasca, Glow!

Progetto di Ingo Maurer e Axel Schmid con CastagnaRavelli con Audi

“Mi ricordo di quando sono stato per la prima volta a Milano e ho visto questo edificio incredibile! Da allora mi è sempre piaciuto, è così diverso da qualunque altra cosa, ha carattere e anche un bel nome: Velasca – fantastico! Vedere questo edificio completamente rosso lo rende così forte, penso che faccia bene alla città. In tutta la vita ho sempre amato le qualità effimere: questa è un’opera che può scomparire in una settimana, e anche questo è molto bello. Interni non ha paura di rischiare.”

Ingo Maurer, light designer

 

 

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Innovative Perspective

Progetto di Lissoni Associati con Audi

“In Monte Napoleone abbiamo realizzato una specie di scultura dinamica, come se fosse di Fausto Melotti: c’è movimento, un modo differente di vedere i quattro anelli che si muovono nell’aria. In Statale abbiamo trasformato i quattro anelli in una superficie orizzontale, un luogo dove poter scambiare informazioni. In Torre Velasca, nella piazza e nel dehors tutt’intorno alla Torre, abbiamo piazzato una strana creatura, un ragno a mille zampe che parte dai quattro cerchi di Audi. Tutto è legato a questo mondo high-tech, ma senza forzare e senza dimenticare la qualità umana di quello che ci sta dietro. Tecnologia non è semplicemente utilizzare l’elettronica, ma tenere sotto controllo in maniera perfetta la luce, o esasperare la qualità statica delle cose progettate.”

Piero Lissoni, architetto

 

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Università degli Studi / Design – Orto Botanico di Brera
Archivio: Open Borders

Università degli Studi / Design – Orto Botanico di Brera

Via Festa del Perdono, 7
Data Pubblicazione: 8 June 2016

Interni ha coinvolto progettisti di livello internazionale e di varie provenienze – Giappone, Cina, Brasile, Russia, Gran Bretagna, Polonia – con formazioni ed esperienze differenti, nell’ottica di comporre un mosaico di stili e visioni, e per mettere a confronto, anche a livello territoriale, i vari caratteri e le interpretazioni del progetto.

 


L’art de la photographie

Mostra a cura del Collettivo Alidem

“La passione mi muove in tutte le cose che faccio. L’idea che ha portato alla nascita di Alidem era di rendere accessibile a tutti l’arte della fotografia. Il problema era la ricerca dell’artista: ci siamo guardati intorno e alla fine abbiamo scoperto che il nostro collettivo all’interno aveva risorse, capacità, desiderio di innovazione anche superiori rispetto ad altre proposte esterne. Quando uno mette passione, voglia, impegno in una cosa, non c’è limite; non è che necessariamente bisogna avere fatto già qualcosa nel settore. Ho trovato in Open Borders e in chi l’ha ideata e realizzata un entusiasmo simile, se non uguale, al mio.” Pompeo Locatelli, fondatore Alidem

 

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Along the Lines of Happiness

Progetto di Laura Ellen Bacon e Sebastian Cox. Realizzazione Ahec American Hardwood Export Council

“L’opera originale è stata pensata per  incorporare l’esatto momento della realizzazione, quei sentimenti felici e gioiosi che si provano mentre si crea. Emergono due aspetti del lavoro: il lato tecnico, per cui ogni elemento viene preparato attentamente; e la parte in cui i materiali sono manipolati con le mani nude e con il vapore.” Laura Ellen Bacon, artista

“In un laboratorio, se commetti un errore, nessuno lo vede. In questa occasione apriamo la struttura al pubblico, le persone possono venire a guardare cosa stiamo facendo mentre lo facciamo. Il materiale è molto importante, così come il design. Anche se in questo caso il design è quasi secondario al fatto che stiamo cercando di sperimentare con il legno.” Sebastian Cox, designer/maker

 

 

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Be Brazilian

Mostra a cura di José Roberto Moreira do Valle con Brazil S/A

“È difficile raccontare tutto del Brasile, dei materiali, dei prodotti; qui a Milano abbiamo presentato un piccolo spaccato del design brasiliano, portando un po’ dell’innovazione e della creatività che ci contraddistinguono. Abbiamo scelto di tributare un omaggio al Modernismo presentando il tavolo Niemeyer 1985 di Oscar Niemeyer per Estel e la sedia di Lina Bo Bardi. Questa idea di Interni di riunire in mostra il design che proviene da tutto il mondo rappresenta un grande arricchimento per la settimana del design di Milano”. José Roberto Moreira do Valle, fondatore di Brazil S/A

 

 

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Design without Borders. Press Office

Progetto di Mac Stopa con Nmc, Milliken

“Per me Open Borders significa aprire le frontiere tra differenti discipline del design: architettura, industrial design, graphic design, moda. L’esperienza guadagnata in una disciplina aiuta a creare oggetti nelle altre. Non è importante quanto un progetto sia a lungo termine, l’importante è quali siano le sue radici; questo ufficio stampa è un esempio di un progetto che è isolato dal contesto. Significa che c’è libertà di espressione, mancanza di stress, significa che puoi aprire la tua mente a pensieri creativi. Le idee sviluppate per Open Borders saranno idee a lungo termine per il futuro.” Mac Stopa, architetto

 

 

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Digital Borders

Progetto di Felice Limosani con East End Studio

“Il paradosso attuale è che i confini geopolitici sono sempre più ristretti, mentre altri confini si espandono: le conversazioni in rete, gli incontri virtuali. In quest’ottica ho pensato che i Big Data potrebbero essere una grande opportunità. Ho elaborato un Csm, un sistema che scandaglia i dati, l’ho interfacciato con i dati di Onu e della Comunità Europea sui flussi migratori; ho importato i dati in un motore grafico che, in tempo reale, li ha trasformati in flussi di immagini proiettate sui led monitor del Portale”. Felice Limosani, creativo multidisciplinare

 

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Innovative Perspective: Itinerary

Progetto di Lissoni Associati con Audi

L’installazione, presentata da Piero Lissoni per Audi e collocata nel Cortile d’Onore dell’Università Statale, era in stretta connessione con altre tre installazioni della stessa serie posizionate all’ingresso della Torre Velasca e in via Monte Napoleone, che interpretavano i quattro anelli del logo automobilistico.

 

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Metaphor

Progetto di Chen Xiangjing con Jing Yi Zhi International Furniture Supply

“Se il design significa individuare i problemi e risolverli, si può dire che sia un lavoro senza limiti. Un buon designer non dovrebbe chiudersi dentro alcuna frontiera. Per quanto mi riguarda, Open Borders significa mantenere libero e aperto il proprio orizzonte, identificare i problemi tenendo conto delle possibilità generate dal processo di creazione. Il mio lavoro spazia dall’architettura all’interior, dalle opere d’arte ai prodotti di arredo per la casa. A Milano abbiamo portato due serie di sedute che ho recentemente progettato. Il designer dovrebbe creare un ponte tra le persone e i nuovi stili di vita, che significa non solo risolvere i problemi, ma anche mostrare un nuovo modo di vivere e creare più possibilità per questo.” Chen Xiangjing, designer

 

 

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Moving Lights

Progetto Studio CastagnaRavelli con Azul Italia

Fasci di luce che si direzionano verso l’alto, si inclinano e si rialzano, si incrociano e si sovrappongono, per sottolineare la festa del design organizzata da Interni negli spazi della Ca’ Granda: dieci teste mobili in continuo movimento, nascoste da due grandi scatole ai lati del portale impreziosite da una linea di marmo Azul. La luce è bianca, per non sovrapporsi al colore dell’edificio storico e per far risaltare l’ingresso di Open Borders.

 

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Parabolic Stripes

Progetto di Noriko Tsuiki e Naoyuki Shirakawa con Kokura Stripes Japan Association

“La nostra installazione ha preso spunto dalle linee curve dei panneggi dell’abito indossato da Sant’Ambrogio nel modello in gesso, opera di Adolfo Wildt. Quest’anno ricorre il 150° anniversario dall’inizio delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia. Le 150 bobine di tessuto che compongono la struttura di fronte alla statua celebrano questo evento e la speranza di un lungo futuro di collaborazione tra i nostri Paesi.” Noriko Tsuiki, artista tessile

“Siamo stati ispirati dagli elementi architettonici dell’edificio storico dell’Università Statale, in particolare dallo spazio di fronte al Sant’Ambrogio e dallo Scalone d’Onore, nella sua incantevole penombra.” Naoyuki Shirakawa, architetto

 

 

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Le 55 primavere del Salone

Progetto di Lorenzo Marini Group

Nel Cortile d’Onore è stata esposta un’installazione celebrativa del Salone del Mobile.Milano, che nel 2016 è giunto alla 55ª edizione. La composizione tridimensionale ha presentato la nuova immagine del Salone, ideata da Lorenzo Marini, protesa tra passato e futuro: un intreccio tra il numero 55, foneticamente musicale, e l’occhio, primo simbolo usato dal Salone nel 1961. Un avvenimento che attesta un importante punto d’arrivo per la manifestazione milanese.

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Ron Arad + Tom Vack

Mostra di Tom Vack con Moroso

“Quando penso ai confini aperti penso alle persone con cui ho lavorato, sempre sul margine tra arte e design. Ron disegna ogni sedia come se stesse scrivendo il suo nome, ogni cosa perfettamente proporzionata. Così posso capire che i suoi confini sono la sua persona.” Tom Vack, fotografo

“Sono seduto su una sedia che si chiama Tom Vack. Quando ho dovuto dare un nome a questa sedia originariamente doveva essere Vacuum Formed. Alcuni anni dopo incontrai Tom che mi disse: ‘Ron, sai cosa mi hai fatto? Tutte le volte che vado a una festa o in un bar le persone mi chiedono: ‘Come ti chiami?’ E io dico: ‘Tom Vack’. ‘Cosa? Hai preso il nome da una sedia?’ Sono molto felice quando non ci sono confini e quando qualcosa è aperto. Queste fotografie erano fatte per essere stampate sui libri, ma ora i confini sono aperti e le foto sono sulle pareti.” Ron Arad, designer

 

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Scorched or Blackened

Progetto di Paolo Belardi e Aba – Accademia Belle Arti di Perugia. Promosso da Regione Umbria

“L’installazione è concepita come ‘casa nella casa’, ovvero come forma di incorporazione virale; un lungo velario vetrato, che protegge i materiali veri dell’installazione, che non sono l’installazione ma il suo contenuto. Quattro sperimentazioni su altrettanti materiali tradizionali della Regione Umbria, condotte da quattro designer-artisti dell’Accademia di Belle Arti di Perugia: la ceramica per Arthur Duff, il legno per Marco Fagioli, la carta per Pietro Carlo Pellegrini, il vetro per Paul Robb. Da due anni a questa parte l’Accademia di Belle Arti di Perugia ha avviato, su incarico della Regione Umbria, un nuovo percorso di costruzione ideologica, che in qualche modo è il viatico per il futuro, una nuova Umbria che sa guardare oltre. Credo che oggi più che mai i confini non vadano aperti, ma annullati; la nostra installazione ha in qualche modo forzato Open Borders verso No Borders.” Paolo Belardi, ingegnere e direttore Aba

 

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The Great JJ

Realizzazione Leucos

“Abbiamo scelto di creare delle mini-installazioni composte da tre Great JJ, enormi lampade alte oltre quattro metri, intrecciate fra loro, caratterizzate da colori nuovi. The Great JJ è una lampada nata, creata, inventata come luce da scrivania, con il braccio orientabile a molle; il contrasto tra l’abitudine a pensarla di dimensioni piccole sul tavolo, mentre qui la si vede così alta e smisurata, trasmette la sensazione di trovarsi in un’altra dimensione. Un progetto come questa installazione, che è temporanea, legata a un’unica occasione, per me ha una valenza importante perché consente di realizzare idee al limite dell’impossibile.” Riccardo Candotti, presidente Leucos

 

 

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X1: the Story of a Family Passion

Mostra a cura di Carlo Bach con illy

“La mostra indaga il confine della percezione: è basata sull’idea dell’anamorfosi, di riuscire a leggere qualcosa solo da un particolare punto di vista. L’idea di base è di riprendere il colonnato e crearne un clone; in questo colonnato fittizio, attraverso un gioco di anamorfosi, è possibile leggere parole che mettono in relazione il passato e il presente delle macchine da caffè. Il Salone del Mobile è il vero momento di sperimentazione in Italia, sul progetto e sui materiali. Interni consente di spingersi oltre al normale rapportarsi con un’installazione. Abbiamo lavorato anche sull’idea di avere un momento per il caffè in un luogo che è un’installazione, fruibile anche come punto d’incontro.” Carlo Bach, direttore artistico illycaffè

 

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Orto Botanico di Brera

Via F.lli Gabba, 10 / Via Brera, 28

My Equilibria, The Wellness Park: un albero in cemento ultra-performante per lo sport all’aria aperta. Un totem urbano per favorire benessere e aggregazione.


MyEquilibria, The Wellness Park

Progetto di Vito Di Bari con Metalco Active

“All’Orto Botanico è nata una nuova specie di albero: MyEquilibria. È un albero fatto per la gente, per questo il suo nome inizia con ‘My’. Questa scelta deriva dal fatto che, come dice Frank Chimero, designer multidisciplinare, “la gente ignora il design che ignora la gente”; un concetto che esprime l’anima stessa del design. La relazione con il tema Open Borders si cela all’interno dell’albero, e rappresenta anche la mia personale idea di design: nascondere la tecnologia di prossima generazione all’interno di un oggetto sofisticato. Il materiale utilizzato per costruire l’albero è un cemento ultra-performante integrato con fibra di carbonio e fibra di vetro: ha le capacità tattili, vellutate, di un materiale a misura d’uomo, ha l’eleganza del cemento, ma anche la flessibilità del metallo. E questo rende l’albero unico. La nostra ambizione è di ispirare non soltanto una riflessione, ma una modalità di benessere, una qualità di vita maggiore.” Vito Di Bari, designer

 

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Università degli Studi / Architettura
Archivio: Open Borders

Università degli Studi / Architettura

Via Festa del Perdono, 7 - Milano
Data Pubblicazione: 8 June 2016

Una serie di installazioni interattive, macro-oggetti, micro-costruzioni e mostre hanno esplorato il superamento dei confini disciplinari: il tema è stato sviluppato come ampliamento della visione progettuale a nuove sinergie, a contaminazioni con ambiti di ricerca diversi, quali il cinema, la fotografia; e come applicazione di architettura e design a settori in evoluzione quali il digitale, la tecnologia, la ricerca sulla sostenibilità.

 


Casetta del Viandante

Mostra ufficiale della XXI Triennale Internazionale di Milano ‘Design After Design’

A cura di Marco Ferreri. Progetti di Marco Ferreri, Michele De Lucchi, Stefano Giovannoni, Denis Santachiara con Cacciati Costruzioni e Restauri, Artemide

“Open Borders significa non avere confini: è un concetto che si lega al camminare. Camminare è percorrere sentieri sempre diversi, sorprendersi ogni volta. L’idea di queste casette nasce osservando le persone che, soprattutto in primavera-estate, percorrono la via degli Abati nella campagna piacentina. Da qui nasce l’idea di dare a queste persone la possibilità di avere un’ospitalità adeguata al loro pensiero. Queste piccole case, messe sul territorio di fianco ad aziende agricole, però autonome, possono diventare un piccolo aiuto anche economico, intese come un albergo diffuso.”

Marco Ferreri, architetto

“La mia casetta del viandante si riferisce alla letteratura romantica sul viandante: dentro ci sarà un’altra casetta ancora più piccola, un letto gonfiabile che diventa una casetta. Interni è aperta a qualsiasi modalità di pensare il progetto e non subisce il limite di doversi rivolgere ai mercati; cerca di raccogliere il meglio delle idee e di comunicarle al pubblico.”

Denis Santachiara, designer

“La Rabbit Chair è una seduta-coniglio che diventa l’elemento caratterizzante all’interno della casetta. È un prodotto che ha la caratteristica di essere un oggetto scultoreo, figurativo, ma anche pratico, una seduta. Lo stesso design negli ultimi anni si è avvicinato al contesto artistico, perché il pubblico è esigente, cerca qualcosa di innovativo, oggetti dalla forte identità.”

Stefano Giovannoni, architetto

“Marco Ferreri ha unito queste due parole che non centrano niente una con l’altra: ‘casetta’, che è una cosa stabile, fissa, immobile, e ‘viandante’, che è uno che non sta mai fermo. Dentro la mia casetta ci vorrei mettere un piccolo vasetto per i fiori, un’erba, una spiga, perché decorare fa sempre bene. Però la cosa che voglio mettere dentro sono i disegnetti che tutti i viandanti fanno; ma non devono essere scritte sui muri, perché rimarrebbero per troppo tempo e le cose che rimangono per troppo tempo oggi non vanno più bene. Perché non abbiamo più spazio nel mondo per mettere cose che durano all’infinito.”

Michele De Lucchi, architetto

 

 

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Empathic Fuukei

Progetto di Patricia Urquiola con Cleaf

“Abbiamo scelto il termine ‘fuukei’ perché identifica i paesaggi tradizionali giapponesi, dove le nuvole basse creano spessori diversi, sovrapponendosi alle montagne e agli alberi. Questi paesaggi consentono tanti livelli di lettura, profondità, prospettiva. Per l’installazione abbiamo pensato a un grande spinone, una sorta di muro che racconta un paesaggio: quando lo si percorre, da ambedue i lati si avverte questo concetto di non finito; c’è interrelazione tra le diverse superfici che abbiamo impiegato per costruirlo, c’è anche ibridazione fra quello che è un mio punto di vista europeo e quelle che sono le influenze da altri mondi. L’installazione valorizza le capacità tecnologiche dell’azienda nel riprodurre materiali. Quel che non era possibile si è reso possibile.”

Patricia Urquiola, architetto

 

 

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In/Out

Progetto di Massimo Iosa Ghini con Ceramiche Cerdisa

“Tenersi aperti a molte istanze fa parte di una certa cultura del design e del progetto: un’idea di apertura con la capacità di recepimento delle altre culture. Credo che sia qualcosa di molto importante, legato al ruolo dell’architetto e del designer. L’esterno di questo mio progetto è molto tradizionale, coglie degli aspetti di architettura quasi arcaica. Il passaggio tra l’esterno e l’interno è molto netto: all’interno troviamo un parallelepipedo perfetto, quasi ‘kubrickiano’, sia in termini materici, sia in termini di rappresentazione luminosa. In questo c’è l’idea di due polarità, ci sono diversi modi di pensare che devono stare insieme. Il dialogo fra le due entità viene sottolineato dai materiali, diversi sia nell’aspetto, sia nella provenienza, sia nel modo di posa.”

Massimo Iosa Ghini, architetto

 

 

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Invisible Border

Progetto di Ma Yansong – Mad Architects con Ferrarelle

“L’installazione Invisible Border si colloca in uno dei più importanti cortili di Milano; l’idea di cortile nel passato era connessa al concetto di confine. Nella società contemporanea dobbiamo aprire le frontiere. È importante usare alcuni nuovi materiali, perché l’edificio storico è molto solido, concreto, mentre ora noi stiamo parlando di apertura, vogliamo avere grande luce, materiali trasparenti. Per l’installazione abbiamo scelto un materiale chiamato Etfe, il cui colore muta da una tonalità densa a una quasi trasparente. È importante creare un nuovo tipo di spazio, che si aggiunge all’architettura tradizionale, dove le persone possono parlare di futuro.”

Ma Yansong, architetto fondatore dello studio Mad Architects

 

 

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Pick Your Climate

Progetto di Carlo Ratti Associati e Transsolar

“In questo progetto siamo partiti da un nuovo materiale, che agisce all’opposto di una serra. Una serra è un sistema in cui la radiazione del sole entra, viene intrappolata e la temperatura aumenta. Noi abbiamo cercato di fare l’opposto: non una greenhouse, ma una coolhouse, qualcosa che ci permette, senza energia, di raffreddare un volume. Per Open Borders abbiamo cercato di immaginare un futuro aperto in particolare per quanto riguarda il clima, che è fondamentale nell’architettura e nel design. Il clima sta cambiando, quindi ci serve capire come modificare il clima senza usare energia. È un progetto che abbiamo realizzato insieme a Transsolar, uno studio di ingegneri tedeschi, i migliori per quanto riguarda il cambiamento climatico.”

Carlo Ratti, architetto e ingegnere

 

 

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Radura

Progetto di Stefano Boeri Architetti con Regione Friuli Venezia Giulia, Consorzio Innova Fvg e Filiera del Legno Fvg

“Molti confini non sono necessariamente barriere fisiche: sono dovuti a zone di disconnessione, oppure sono legati alla sonorità degli spazi urbani. L’architettura non è solamente una forma di nobilitazione dello spazio urbano; a volte è anche un’accelerazione nello sperimentare spazialità inedite. Dentro un’architettura così forte, così solida, così importante come quella della Ca’ Granda milanese ho scelto di lavorare sul tema della sperimentazione. Radura è un progetto che gioca quasi di contrappunto con il principio tipologico della Corte del Filarete, nel senso che è uno spazio interno dentro a uno spazio interno; quindi alla fine si creano tre spazialità: quella del porticato, quella del perimetro più esterno della corte e quella della radura interna. Delle fonti sonore misurano queste tre spazialità. Il legno in questo senso è un elemento fondamentale.”

Stefano Boeri, architetto

 

 

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La stanza del vuoto

Progetto di Parisotto + Formenton Architetti con Italcom, Laboratorio Morseletto

“Esiste una sorta di analogia tra il progetto dell’architettura e l’opera cinematografica: entrambe cercano di interpretare la realtà. Abbiamo scelto un’opera di Michelangelo Antonioni (La notte, ndr) cercando di avvicinare il suo modo di vedere la realtà al nostro. Il tema della commistione delle arti, il poter fare un progetto che sia contaminato è molto vicino al nostro modo di progettare.” Massimo Formenton, architetto

“Abbiamo scelto questa scena (Giovanni tra presenza e assenza con Monica Vitti e Marcello Mastroianni, ndr) del film di Antonioni perché secondo noi nessuno poteva interpretare meglio la contaminazione delle discipline. Abbiamo cercato di ricostruire la destabilizzazione del personaggio tra presenza e assenza attraverso un gioco di riflessioni. Inoltre nei film di Antonioni non è mai ben definito il rapporto tra esterno e interno: anche noi abbiamo costruito un padiglione che in realtà è un patio, e c’è un rapporto che continua tra l’interno e l’esterno.”

Aldo Parisotto, architetto

 

 

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Towers

Progetto di Sergei Tchoban, Sergey Kuznetsov, Agniya Sterligova con Velko Group

“Per me ogni installazione è un’architettura, quindi è parte di un’esperienza. Al centro del Cortile d’Onore abbiamo presentato una torre, che è sempre la parte principale di un complesso architettonico; d’altro canto questa è una torre che dà informazioni, anche su se stessa, sul proprio design. Comunica con le persone che arrivano alla mostra e vedono le varie immagini sulla torre. Le immagini sono in movimento e inducono la gente a pensare: ‘Com’è questa torre?’ Se ne discute, nasce un dialogo, uno scambio, che è l’essenza di Open Borders. Per questo credo che la  nostra installazione sia molto chiara, riguardi  l’integrazione delle persone nel dialogo sui confini  aperti, un dialogo a cui partecipano tutti.”

Sergei Tchoban, architetto

 

 

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Open Borders
Archivio: Open Borders

Open Borders

Data Pubblicazione: 8 June 2016

In occasione del FuoriSalone 2016 e della XXI Triennale Internazionale di Milano, INTERNI ha presentato la Mostra-Evento INTERNI OPEN BORDERS a Milano dall’11 al 23 aprile 2016.

Giunta nel 2016 alla sua 19° edizione, la Mostra-Evento di Interni si è svolta in tre luoghi cardine della città: l’Università degli Studi di Milano (già Ca’ Granda, XIV secolo), l’Orto Botanico di Brera (XVIII secolo) e – per la prima volta – la Torre Velasca (1958), sede di Audi City Lab, che ha presentato Untaggable Future, laboratorio di idee che ha fatto incontrare trend setter ed esperti su quattro temi ‘untaggable’ (People, Cities, Light, Energy).

Interni Open Borders ha riunito una serie di installazioni interattivemacro-oggetti, micro-costruzioni e mostre per esplorare il superamento dei confini disciplinari: il tema è stato sviluppato come ampliamento della visione progettuale a nuove sinergie, a contaminazioni con ambiti di ricerca diversi, quali il cinema, la fotografia; e come applicazione di architettura e design a settori in evoluzione quali il digitale, la tecnologia, la ricerca sulla sostenibilità.

Oltre ai protagonisti dall’Italia, Interni ha coinvolto progettisti di livello internazionale e di varie provenienze – Giappone, Cina, Brasile, Russia, Gran Bretagna, Polonia – con formazioni ed esperienze differenti, nell’ottica di comporre un mosaico di stili e visioni, e per mettere a confronto, anche a livello territoriale, i vari caratteri e le interpretazioni del progetto.

La mostra Casetta del Viandante a cura di Marco Ferreri – una delle installazioni di Interni Open Borders – è stata designata come mostra ufficiale della XXI Triennale Internazionale di Milano ’21st Century. Design After Design’. L’Università Statale è diventata, pertanto, una delle sedi ufficiali della XXI Triennale Internazionale di Milano. Casetta del Viandante resterà aperta al pubblico fino al 12 settembre.

 

 

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