Interni Legacy 2012

La riflessione che quest’anno Interni propone in occasione del FuoriSalone (la mostra sarà aperta fino al 28 aprile) ruota intorno a questo tema: Legacy, ovvero l’eredità, il lascito trasmesso dal mondo del progetto all’uomo contemporaneo, ma anche il rapporto con i maestri del passato e le consegne da trasmettere alle giovani generazioni. Le installazioni che per Interni Legacy animano la Ca’ Granda, oggi Università Statale milanese (essa stessa meravigliosa eredità architettonica con cui dialogare), rappresentano altrettante ‘lezioni’ magistrali: architetti, designer, creativi, studi internazionali che operano in tutto il mondo – dal Giappone, alla Russia, dagli Stati Uniti alla Cina – forniscono la loro personale interpretazione del tema dell’eredità, con progetti che toccano più ambiti, dalle micro-architetture ai modelli astratti, dal landscape urbanistico agli oggetti dell’arredo domestico, all’opera concettuale che lambisce i territori dell’arte. A indispensabile supporto alle installazioni, il contributo dei partner, che hanno messo a disposizione pregiati materiali naturali o prodotti ottenuti da lavorazioni avanzate, competenze tecnologiche e manifatturiere d’avanguardia. E che rivelano, da parte del mondo dell’impresa, il desiderio di sostenere la riflessione progettua le intesa come atto di cultura. I linguaggi impiegati dai progettisti sono molteplici, e ciò rende Interni Legacy un caleidoscopio di idee e suggestioni. Emergono, però, con forza almeno due filoni comuni: da un lato la necessità di una relazione stretta con la natura, benché mediata dalla tecnologia mai fine a se stessa ma mezzo per conservare questa relazione in una civiltà complessa come la nostra; dall’altro, la propensione alla verticalità, espressa in torri e totem, paesaggi montuosi e sculture che cercano il cielo. Uno slancio, una proiezione verso l’alto che fa emergere l’anelito profondo insito nel costruire: la voglia di crescere, di salire. D’altronde, dall’alto le cose si vedono meglio. Parola di Bernardo di Chartres. testo di Antonella Galli