INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

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Creatività, Innovazione, Sostenibilità

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Be Brasil, il progetto di design oggi in Brasile
Data Pubblicazione: 7 April 2017

Il Brasile ha portato a Milano, in occasione della Design Week, un esempio della sua creatività, sostenibilità e innovazione. La mostra Be Brasil presso l’Università degli Studi di Milano, nell’ambito dell’evento Material Immaterial by Interni, offre una panoramica delle più recenti creazioni del design carioca basate su un concetto di estetica innovativo e funzionale.

Be Brasil Talks ha riunito, nell’Auletta di Rappresentanza del Senato Accademico della Statale, i designer Brunno Jahara, Ronald Sasson e Sergio Mattos che, insieme con Stephan Hamel (international design consultant), hanno illustrato lo status del design brasiliano oggi.

Un design che deve molto ai fratelli Humberto e Fernando Campana: con loro è salito alla ribalta uscendo da un anonimato che non gli rendeva ragione. I Campana hanno dato il via a un meticoloso lavoro di ricerca, basato sul ri-uso, sull’abbinamento di materiali naturali, sintetici e riciclati, che ha saputo cogliere le tradizioni locali, andare oltre il concetto di “etnico”, elevare il design locale a una dimensione internazionale.

Sulla loro scia, i designer brasiliani hanno imparato, nei loro progetti, a tradurre la semplicità in eleganza, sublimando il mero artigianato in cui il design carioca affonda le sue radici. Infatti, caratteristica peculiare del design made in Brasile è non soltanto la dimensione industriale (che ha il merito di creare il sistema design rendendolo accessibile a tutti), ma anche quella artigianale, la ricerca di una qualità che fa di ogni oggetto un pezzo unico che racconta una storia, una tradizione, una cultura.

(Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi)

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Che fine ha fatto la sperimentazione?

Che fine ha fatto la sperimentazione?

Data Pubblicazione: 7 April 2017

Sperimentazione, innovazione, avanguardia, autoproduzione, progettazione. Se ne è discusso questa mattina nel corso dell’incontro-dibattito “Che fine ha fatto la sperimentazione?” nell’Auletta di Rappresentanza del Senato Accademico presso l’Università degli Studi di Milano

Ne hanno parlato e poi dibattuto con il pubblico, Massimo Iosa Ghini (architetto e designer), Alberto Bianchi Albrici (Memphis), Alessandro Guerriero (designer e fondatore di Alchimia), Luca F. Ticini (docente all’Università di Manchester e presidente della Società Italiana di Neuroestetica Semir Zeki). Moderati dalla giornalista Laura Traldi.

Cuore del design è oggi la fase progettuale chiamata a fornire risposte alle richieste del mercato, a fornire soluzioni a esigenze di prodotti nuovi, da modificare, da migliorare. Con la finalità di fare vendere e produrre un ritorno economico.

Ma sperimentare è altra cosa, è mettersi in gioco lavorando senza avere un obiettivo; è cercare non sapendo che cosa si troverà. Esempi illustri in Italia sono stati Memphis negli anni 80 o Alchimia. Un modo di progettare senza dover fare i conti con il mercato, anzi con la pretesa di migliorare il mercato.

Il più illustre architetto, ingegnere, artista sperimentatore della storia è stato probabilmente Leonardo da Vinci. Perchè per poter sperimentare occorre avere intorno un clima di fiducia. Occorre tempo, mentre invece oggi conta solo il “subito”. Occorre avere comunque qualcosa di veramente nuovo da proporre.

Oggi Internet delle cose (IoT) è un campo rivoluzionario in cui poter sperimentare nel settore del design. Ma si rischia di perdere anche questo treno perchè non ci sono imprenditori in grado di coglierne le potenzialità e con la volontà di supportarlo.

Per fare sperimentazione servirebbe un soggetto finanziatore (che non venga dal mercato) come già accade nel cinema con la nuova legge Franceschini. Come già succede all’estero, per esempio in Olanda.

Il settore ideale potrebbe l’università, luogo privilegiato in cui la sperimentazione dovrebbe essere non solo lecita ma obbligata. Un mondo slegato e libero dai meri vincoli economici e produttivistici.

In definitiva, per poter tornare a sperimentare occorre ripensare il modo di concepire il design. Perchè il design è uno strumento che può veicolare un messaggio forte, poetico: la possibilità di creare qualcosa che ancora non c’è ma potrebbe esistere…

(Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi)

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Che fine ha fatto la sperimentazione?

Che fine ha fatto la sperimentazione?

Data Pubblicazione: 7 April 2017

Sperimentazione, innovazione, avanguardia, autoproduzione, progettazione. Se ne è discusso questa mattina nel corso dell’incontro-dibattito “Che fine ha fatto la sperimentazione?” nell’Auletta di Rappresentanza del Senato Accademico presso l’Università degli Studi di Milano

Ne hanno parlato e poi dibattuto con il pubblico, Massimo Iosa Ghini (architetto e designer), Alberto Bianchi Albrici (Memphis), Alessandro Guerriero (designer e fondatore di Alchimia), Luca F. Ticini (docente all’Università di Manchester e presidente della Società Italiana di Neuroestetica Semir Zeki). Moderati dalla giornalista Laura Traldi.

Cuore del design è oggi la fase progettuale chiamata a fornire risposte alle richieste del mercato, a fornire soluzioni a esigenze di prodotti nuovi, da modificare, da migliorare. Con la finalità di fare vendere e produrre un ritorno economico.

Ma sperimentare è altra cosa, è mettersi in gioco lavorando senza avere un obiettivo; è cercare non sapendo che cosa si troverà. Esempi illustri in Italia sono stati Memphis negli anni 80 o Alchimia. Un modo di progettare senza dover fare i conti con il mercato, anzi con la pretesa di migliorare il mercato.

Il più illustre architetto, ingegnere, artista sperimentatore della storia è stato probabilmente Leonardo da Vinci. Perchè per poter sperimentare occorre avere intorno un clima di fiducia. Occorre tempo, mentre invece oggi conta solo il “subito”. Occorre avere comunque qualcosa di veramente nuovo da proporre.

Oggi Internet delle cose (IoT) è un campo rivoluzionario in cui poter sperimentare nel settore del design. Ma si rischia di perdere anche questo treno perchè non ci sono imprenditori in grado di coglierne le potenzialità e con la volontà di supportarlo.

Per fare sperimentazione servirebbe un soggetto finanziatore (che non venga dal mercato) come già accade nel cinema con la nuova legge Franceschini. Come già succede all’estero, per esempio in Olanda.

Il settore ideale potrebbe l’università, luogo privilegiato in cui la sperimentazione dovrebbe essere non solo lecita ma obbligata. Un mondo slegato e libero dai meri vincoli economici e produttivistici.

In definitiva, per poter tornare a sperimentare occorre ripensare il modo di concepire il design. Perchè il design è uno strumento che può veicolare un messaggio forte, poetico: la possibilità di creare qualcosa che ancora non c’è ma potrebbe esistere…

(Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi)

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