INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

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Che fine ha fatto la sperimentazione?

Che fine ha fatto la sperimentazione?

Data Pubblicazione: 7 April 2017

Sperimentazione, innovazione, avanguardia, autoproduzione, progettazione. Se ne è discusso questa mattina nel corso dell’incontro-dibattito “Che fine ha fatto la sperimentazione?” nell’Auletta di Rappresentanza del Senato Accademico presso l’Università degli Studi di Milano

Ne hanno parlato e poi dibattuto con il pubblico, Massimo Iosa Ghini (architetto e designer), Alberto Bianchi Albrici (Memphis), Alessandro Guerriero (designer e fondatore di Alchimia), Luca F. Ticini (docente all’Università di Manchester e presidente della Società Italiana di Neuroestetica Semir Zeki). Moderati dalla giornalista Laura Traldi.

Cuore del design è oggi la fase progettuale chiamata a fornire risposte alle richieste del mercato, a fornire soluzioni a esigenze di prodotti nuovi, da modificare, da migliorare. Con la finalità di fare vendere e produrre un ritorno economico.

Ma sperimentare è altra cosa, è mettersi in gioco lavorando senza avere un obiettivo; è cercare non sapendo che cosa si troverà. Esempi illustri in Italia sono stati Memphis negli anni 80 o Alchimia. Un modo di progettare senza dover fare i conti con il mercato, anzi con la pretesa di migliorare il mercato.

Il più illustre architetto, ingegnere, artista sperimentatore della storia è stato probabilmente Leonardo da Vinci. Perchè per poter sperimentare occorre avere intorno un clima di fiducia. Occorre tempo, mentre invece oggi conta solo il “subito”. Occorre avere comunque qualcosa di veramente nuovo da proporre.

Oggi Internet delle cose (IoT) è un campo rivoluzionario in cui poter sperimentare nel settore del design. Ma si rischia di perdere anche questo treno perchè non ci sono imprenditori in grado di coglierne le potenzialità e con la volontà di supportarlo.

Per fare sperimentazione servirebbe un soggetto finanziatore (che non venga dal mercato) come già accade nel cinema con la nuova legge Franceschini. Come già succede all’estero, per esempio in Olanda.

Il settore ideale potrebbe l’università, luogo privilegiato in cui la sperimentazione dovrebbe essere non solo lecita ma obbligata. Un mondo slegato e libero dai meri vincoli economici e produttivistici.

In definitiva, per poter tornare a sperimentare occorre ripensare il modo di concepire il design. Perchè il design è uno strumento che può veicolare un messaggio forte, poetico: la possibilità di creare qualcosa che ancora non c’è ma potrebbe esistere…

(Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi)

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Ricostruzione in Umbria

Ricostruzione in Umbria

Tecnologia e architettura per la qualità dei nuovi edifici in Valnerina
Data Pubblicazione: 7 April 2017

Può essere difficile credere che le cose cambieranno, per chi ha visto intorno a sé paesaggi di macerie e rovine, anche quattro volte nei decenni di una vita. E può essere altresì difficile per un giovane, nato nel borgo in cima al cucuzzolo, pur verde e romantico ma con scarsa connessione alla banda larga, non cedere alla tentazione di andare via.

Eppure si deve ripartire da qui. Dalla consapevolezza, per chi vive in situazioni territoriali di rischio per calamità naturali, che la costruzione di edifici e case antisismiche è la via per sperare in un futuro diverso.

Ecco perché il cruciale tema della Ricostruzione in Umbria: Tecnologia e Architettura per la qualità dei nuovi edifici in Valnerina è stato l’epicentro dell’incontro al quale hanno partecipato Vasco Errani, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto del centro Italia, Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, Stefano Boeri, architetto, Diego Zurli, direttore dell’area infrastrutture e lavori pubblici della Regione Umbria, Paolo Verducci del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Perugia e Paolo Belardi, direttore dell’Accademia delle Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.

Nei video che hanno accompagnato il dibattito, presentando le ricerche e le realizzazioni in corso in Valnerina relativamente a strutture antisismiche temporanee deputate a ospitare ristoranti, spazi di servizio e scuole, la dimostrazione concreta che il paesaggio di macerie e rovine sta diventando davvero altro.

In primis, sviluppo sostenibile, con prodotti sempre più innovativi e all’avanguardia, frutto di sperimentazione di materiali (come la canapa per i muri) e di tecniche, tecnologie e discipline, dalla prefabbricazione alle schermature solari, al servizio della cultura della prevenzione.

Bisogna avere il coraggio di riconoscere”, ha commentato Boeri, “che la sicurezza è un valore fondativo, assumendo un atteggiamento non rinunciatario rispetto alla qualità progettuale, già a partire dagli interventi che rispondono alla necessità del fare subito adesso”.

In questo senso, “dare spessore a un’idea di ricostruzione”, ha spiegato Errani, “significa lavorare a sistema in chiave evolutiva sul paesaggio post sismico, gestendo la fase di emergenza in modo da mettere in priorità le attività produttive, quelle agro-alimentari e quelle scolastiche.

Anche tramite l’organizzazione di mostre in grado di finanziare il restauro dei capolavori d’arte offesi, la ricostruzione del patrimonio danneggiato dai recenti drammatici eventi sismici deve dare la spinta per fare un salto di qualità che preservi il legame delle comunità locali con il territorio, denso di grandi qualità e ricchezze, ma anche di arretratezze infrastrutturali sedimentatesi nei secoli.

La volontà è quella di conservare l’identità e lo spirito dei luoghi ma anche di disegnare uno sguardo sul futuro”. E in questo sguardo rientra la valorizzazione di una specifica porzione di territorio appenninico, che possa attivare e incentivare al meglio nuovi flussi turistici.

(Testo di Antonella Boisi – Foto di Mattia Campo)

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Ricostruzione in Umbria

Ricostruzione in Umbria

Tecnologia e architettura per la qualità dei nuovi edifici in Valnerina
Data Pubblicazione: 7 April 2017

Può essere difficile credere che le cose cambieranno, per chi ha visto intorno a sé paesaggi di macerie e rovine, anche quattro volte nei decenni di una vita. E può essere altresì difficile per un giovane, nato nel borgo in cima al cucuzzolo, pur verde e romantico ma con scarsa connessione alla banda larga, non cedere alla tentazione di andare via.

Eppure si deve ripartire da qui. Dalla consapevolezza, per chi vive in situazioni territoriali di rischio per calamità naturali, che la costruzione di edifici e case antisismiche è la via per sperare in un futuro diverso.

Ecco perché il cruciale tema della Ricostruzione in Umbria: Tecnologia e Architettura per la qualità dei nuovi edifici in Valnerina è stato l’epicentro dell’incontro al quale hanno partecipato Vasco Errani, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto del centro Italia, Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, Stefano Boeri, architetto, Diego Zurli, direttore dell’area infrastrutture e lavori pubblici della Regione Umbria, Paolo Verducci del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Perugia e Paolo Belardi, direttore dell’Accademia delle Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.

Nei video che hanno accompagnato il dibattito, presentando le ricerche e le realizzazioni in corso in Valnerina relativamente a strutture antisismiche temporanee deputate a ospitare ristoranti, spazi di servizio e scuole, la dimostrazione concreta che il paesaggio di macerie e rovine sta diventando davvero altro.

In primis, sviluppo sostenibile, con prodotti sempre più innovativi e all’avanguardia, frutto di sperimentazione di materiali (come la canapa per i muri) e di tecniche, tecnologie e discipline, dalla prefabbricazione alle schermature solari, al servizio della cultura della prevenzione.

Bisogna avere il coraggio di riconoscere”, ha commentato Boeri, “che la sicurezza è un valore fondativo, assumendo un atteggiamento non rinunciatario rispetto alla qualità progettuale, già a partire dagli interventi che rispondono alla necessità del fare subito adesso”.

In questo senso, “dare spessore a un’idea di ricostruzione”, ha spiegato Errani, “significa lavorare a sistema in chiave evolutiva sul paesaggio post sismico, gestendo la fase di emergenza in modo da mettere in priorità le attività produttive, quelle agro-alimentari e quelle scolastiche.

Anche tramite l’organizzazione di mostre in grado di finanziare il restauro dei capolavori d’arte offesi, la ricostruzione del patrimonio danneggiato dai recenti drammatici eventi sismici deve dare la spinta per fare un salto di qualità che preservi il legame delle comunità locali con il territorio, denso di grandi qualità e ricchezze, ma anche di arretratezze infrastrutturali sedimentatesi nei secoli.

La volontà è quella di conservare l’identità e lo spirito dei luoghi ma anche di disegnare uno sguardo sul futuro”. E in questo sguardo rientra la valorizzazione di una specifica porzione di territorio appenninico, che possa attivare e incentivare al meglio nuovi flussi turistici.

(Testo di Antonella Boisi – Foto di Mattia Campo)

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