Il termine hacking si riferisce genericamente ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività progettuale e immaginazione sovversiva-alternativa-controculturale nei processi di costruzione di conoscenza materiale sulla scia di una visione contemporanea che è comune all’arte, al design e a svariati mondi tecnologici.
Nello specifico del design è sinonimo di modificazione, customizzazione, trasformazione: corrisponde cioè all’idea di un cambiamento che passa attraverso la ri-costruzione o l’autocostruzione.
Hackerare significa perciò intervenire su un mondo che esiste e operare per cambiarlo concretamente basandosi su di un approccio sperimentale e hands on e utilizzando un punto di vista spesso non convenzionale. Un approccio che ha in realtà attraversato il campo dell’arte (i ready-made e gli assemblaggi da Duchamp all’arte concettuale e all’arte povera) anche nelle sue forme più legate alla cultura musicale e alla moda (si pensi all’estetica del riuso e dell’appropriazione tipica della controcultura punk, dalle fanzine alla moda di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood) così come il mondo della tecnologia nelle sue pratiche creative e libertarie (dove il termine ha trovato i suoi significati più recenti).
Seguendo questa traccia la curatrice Beatrice Galilee (http://www.beatricegalilee.com/) ha progettato per la Rinascente e realizzato Hacked all’interno del Design Supermarket al piano -1 del flagship store di piazza Duomo: ovvero, come recita lo slogan del comunicato stampa, …100 ore di creatività ribelle (http://hackedmilan.it/hackedmilan/en/home).
Hacked è una rassegna di performance live, eventi, installazioni (ad esempio l’installazione temporanea site-specific, l’hacking della facciata de la Rinascente, realizzata dagli architetti Carmody Groarke; www.carmodygroarke.com) e workshop realizzati all’interno di uno spazio specifico, l’Hacked Lab, allestito live dal collettivo parigino Exyzt (http://hackedmilan.it/hackedmilan/en/performance/2012-04-16/1/hacked-lab-launchexyzt-
hacked e www.exyzt.org).
Beatrice, è una giovane curatrice-criticascrittrice-giornalista londinese, fondatricedirettrice di The Gopher Hole, una galleria sperimentale per mostre ed eventi a Londra. Collabora regolarmente con DomusWeb e Icon; è Associate Lecturer presso la Central St Martins School e ha curato nel 2011 la Biennale di Design di Gwangju (diretta da Ai Weiwei e Seung H-Sang) e sarà anche la curatrice, a partire dall’ottobre 2013, della Triennale di Architettura di Lisbona. Beatrice Galilee ha costruito un programma con un punto di vista fortemente originale: “…Per una nuova generazione di
designers, l’idea di prodotto, di come realizzarlo, distribuirlo e venderlo non è più così interessante.
Usando hacking, tecnologia, narrazione, strategia, scienza, performance, gioco e interazione come strumenti espressivi, la nostra collezione di agenti
emergenti del design indica un modo diverso di esibire e fare esperienza che modifica il concetto di design contemporaneo…”.
Le chiediamo quali sono i concetti chiave di Hacked: “Non ho voluto privilegiare uno sguardo curatoriale che si occupasse solamente di tecnologia quanto piuttosto allargare lo sguardo e affrontare diversi campi-discipline con un atteggiamento performativo. Produrre una forma di design che esiste solamente quando esiste una performance. Nessun oggetto da guardare. Distinguermi nettamente da una mostra tradizionale”.
Si potrebbe definire quasi un atteggiamento situazionista?
“Sì, almeno in parte: credo che il design che ho in mente abbia a che fare più con i processi di partecipazione e interazione che con la sola idea di
creare un oggetto. Volevo realizzare qualcosa che non potesse essere pienamente compreso solo guardando le fotografie o una pubblicazione su di
una rivista. Per capire avresti dovuto essere lì di persona”.
Quali sono a suo parere i punti di forza e le cose più forti del programma che ha organizzato?
“Tutte quelle del programma (sorride…). Per esempio Nelly Ben Hayoun (www.nellyben.com), regista e designer di esperienze, che, con l’aiuto di una rumorista cinematografica, ha prodotto la sua performance di sperimentazione con i suoni Milanese Foley all’interno del Lab, riproducendo quello che io definisco il Sound of Milan, ovvero i suoni in background che noi sentiamo durante la Design Week (http://hackedmilan.it/hackedmilan/en/performance/2012-04-17/4/milanese-foley). O come la performance Designer Physics (http://hackedmilan.it/hackedmilan/en/performance/2012-04-17/6/designer-physics e http://www.youtube.com/watch?v=CV6fXuq8vxc), basata su di un acceleratore di particelle home made realizzato live da Super Collider (www.super-collider.com), un’associazione non-profit inglese che promuove la conoscenza scientifica attraverso l’arte e il design. Oppure ancora Honey&Bunny (www.honeyandbunny.com), i food designer austriaci Sonja Stummerer & Martin Hablesreiter con la loro Food Operation 012 (http://hackedmilan.it/hackedmilan/en/performance/2012-04-19/14/food-operation-012) che hanno interpretato il food attraverso una serie di manipolazioni controintuitive realizzando tableaux vivants spettacolari. Fino ad arrivare a uno degli eventi più spettacolari e divertenti ovvero Wilcox Vs 3d Printer in cui il designer inglese Dominic Wilcox (www.dominicwilcox.com) ha sfidato nella realizzazione di un modello in scala del Duomo di Milano, Deep Pink una stampante 3D manovrata dal team di WeFab (http://www.wefab.it/) (http://hackedmilan.it/hackedmilan/en/performance/2012-04-19/15/wilcox-vs-3d-printer)” .
Ma questo approccio al design può entrare in relazione con un mercato?
“Sì, ma solamente se immaginiamo di riferirci a un mercato un po’ diverso da quello attuale, certamente più sperimentale, meno stereotipato, complesso. Prendiamo il caso di una delle esperienze presentate, Wikihouse ovvero un sistema-libreria di componenti open source per la costruzione di strutture architettoniche autocostruite realizzato da un collettivo di ingegneri, architetti ed esperti di software (www.wikihouse.cc e http://hackedmilan.it/hackedmilan/en/performance/2012-04-16/3/wikihouse-workshop). Era stato presentato alla Biennale di Gwangju ed ora è diventato una realtà non effimera, che ha superato la dimensione dell’evento e che è diventata un’attività reale che si sta sviluppando”.
Ma in generale pensa che il design faccia parte di un orizzonte mescolato in cui arte, scienza, tecnologia, attivismo sono connessi?
“Sì anche nel mio lavoro al Gopher Hole (la galleria londinese di cui è curatrice http://www.the-gopher-hole.com/) lavoro su quest’idea molto contemporanea che il design stia allargando progressivamente il suo campo d’influenza. E per questo motivo ho scelto di lavorare con persone
che si muovono a cavallo di discipline differenti”.
Quale pensa sia il ruolo del curatore oggigiorno?
“Penso che il ruolo del curatore non sia quello di scegliere cose, prodotti e indicarli al mercato quanto piuttosto quello di costruire e mettere a disposizione dei progettisti delle piattaforme culturali e sperimentali in cui provare processi e strategie di ricerca. Credo che questo possa essere un innesco per dei processi di innovazione (sociale ma non solo). Io riconosco una opportunità di sperimentazione, la etichetto, costruisco un ambiente e delle risorse e poi lascio che i progettisti sviluppino il loro contributo in maniera originale”.
Pensa che questo approccio assomigli almeno in parte al critical design inglese di Dunn&Raby?
“Sì. Concordo con la loro visione che il design non possa essere solamente positivo e che non debba solo ragionare di prodotti. Quello che mi interessa è il could be, l’idea di scenari futuri alternativi. È lì che si deve rivolgere il mio sguardo”.
Hacked (www.hackedmilan.it) ha certamente corrisposto realmente a un’occasione di sperimentazione: gli eventi andati in scena al Lab tre volte al giorno hanno coinvolto i visitatori e gli spettatori al Design Supermarket de la Rinascente in un ritmato calendario di situazioni che andavano dagli esperimenti scientifici al design per futuri scenari narrativi, alle performance di food design, ai laboratori per l’autocostruzione…
Per Vittorio Radice, vicepresidente del comitato esecutivo de la Rinascente, “il nostro futuro è definito dal ruolo che ogni negozio assume nei confronti della città che lo ospita. Ogni negozio deve diventare un hub per la città, un luogo di aggregazione e di scambio, un punto di riferimento per esperienze e idee oltre che un luogo di shopping innovativo e creativo…”.
hacked creatività ribelle
testo di Stefano Maffei
foto di Marco Beck Peccoz
foto di Marco Beck Peccoz
Un programma sperimentale di attività live, eventi,
installazioni, performances e workshops si è“propagato”
in rinascente. Sulla scia di un concetto contemporaneo
di appropriazione, alterazione e trasformazione
che attraversa l’arte, il design, il web e la tecnologia.
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