INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Università degli Studi

Data Pubblicazione: 6 April 2016
statale featured location

OPEN BORDERS

Università degli Studi di Milano
Via Festa del Perdono, 7

Dall’11 al 17 aprile dalle ore 10,00 alle ore 24,00
Dal 18 al 23 aprile dalle ore 10,00 alle ore 22,00

Una serie di installazioni interattive, macro-oggetti, micro-costruzioni e mostre che esplorano il superamento dei confini disciplinari: il tema è sviluppato come ampliamento della visione progettuale a nuove sinergie, a contaminazioni con ambiti di ricerca diversi, quali il cinema, la fotografia; e come applicazione di architettura e design a settori in evoluzione quali il digitale, la tecnologia, la ricerca sulla sostenibilità.

Casetta del Viandante

In Italia, anticamente, i due terzi delle strade erano mulattiere e sentieri: spesso il loro [...]

Empathic Fuukei

Ispirandosi all’iconografia dei tradizionali pannelli decorativi orientali, caratterizzati da masse montagnose e cumuli nebulosi delicatamente [...]

Pick Your Climate

Le condizioni climatiche estreme indotte dal riscaldamento globale rappresentano una minaccia per il futuro delle [...]

La stanza del vuoto

Ispirati dai fotogrammi di una scena emblematica del film La notte (1961) di Michelangelo Antonioni, [...]

Towers

L’installazione si presenta come un volume cilindrico di 4,5 metri di diametro e 12 metri [...]

In/Out

Cosmos e caos, corpo e mente, regola ed eccezione, individuo e collettività, naturale e artificiale: [...]

Invisible Border

Interpretando il tema proposto da Interni, lo studio MAD Architects ha concepito un’installazione realizzata in [...]

Radura

Radura è l’idea di uno spazio pubblico di decongestione dove sostare, fermarsi, attendere; uno spazio [...]

Digital Borders

Confini che si contraggono, si chiudono in seguito alle vicende geopolitiche del mondo, contrastano con [...]

Moving Lights

Fasci di luce che si direzionano verso l’alto, si inclinano e si rialzano, si incrociano [...]

Outdoor Lounges

Talenti. Arredi della collezione Cleo, teak e alluminio, e della collezione Milo, design Marco Acerbis. [...]

Design without Borders

Per Mac Stopa, architetto, designer e stilista polacco, l’approccio al tema Open Borders rappresenta una [...]

Be Brazilian

Il design brasiliano è frutto di molteplici influenze che si sviluppano e si intrecciano in [...]

Ron Tom Tom: Ron Arad + Tom Vack

“La mostra nasce dal desiderio di Patrizia Moroso di celebrare un percorso iniziato più di [...]

Along the Lines of Happiness

Nata dall’incontro tra la scultrice Laura Ellen Bacon e il designer/maker Sebastian Cox, l’installazione rappresenta [...]

X.1: the Story of a Family Passion

illy celebra la bellezza e l’innovazione attraverso una mostra: a 80 anni dalla sua nascita [...]

Parabolic Stripes

L’ordito è la ragione, la trama è l’emozione: l’intreccio creativo che ne risulta dà vita [...]

L’art de la photographie

La mostra recupera alle origini la modalità espositiva del Salon, che intendeva rendere lustro e [...]

The Great JJ

Da migliaia di anni l’uomo è mosso dal desiderio di esplorare, scoprire, oltrepassare le frontiere. [...]

Scorched or blackened

Il padiglione della Regione Umbria si propone come forma virale di incorporazione ed evoca aspetti [...]

Metaphor

Nella sua ricca parabola evolutiva, l’artigianato cinese ha saputo offrire al mondo manufatti di straordinaria [...]

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in mostra Architettura

in mostra Architettura

Data Pubblicazione:
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Casetta del Viandante

Casetta del Viandante

A cura di Marco Ferreri
Cortile del 700
Data Pubblicazione:

In Italia, anticamente, i due terzi delle strade erano mulattiere e sentieri: spesso il loro tracciato era legato al commercio, ma i camminamenti erano percorsi anche dai pellegrini che si recavano nei luoghi santi.

Negli ultimi anni la pratica del camminare ha conosciuto un grande rilancio: si cammina per tenersi in forma, per riscoprire la lentezza, per conoscere più da vicino la natura e il paesaggio.

Muovendo da queste considerazioni, l’architetto e designer Marco Ferreri ha interpretato il tema di Open Borders nell’ottica di un rinnovato contatto con la natura e ha ideato la mostra Casetta del Viandante proponendo un modello di albergo diffuso a basso impatto ambientale dedicato ai nuovi pellegrini.

La mostra presenta quattro moduli abitativi autonomi di circa 9 mq, realizzati prevalentemente in legno. All’interno di ciascuno trovano posto due giacigli, un tavolo edue sedie pieghevoli, una cucina e un bagno. Ogni modulo è energeticamente autonomo grazie a pannelli solari, microeolico e accumuli di acqua, energia termica ed elettrica.

Ciascuno dei quattro moduli è stato allestito e personalizzato con proprie creazioni da Marco Ferreri, Michele De Lucchi, Denis Santachiara e Stefano Giovannoni.

Casetta del Viandante è stata designata come mostra ufficiale della XXI Triennale Internazionale di Milano ’21st Century. Design After Design’.

Partner: Cacciati Costruzioni Restauri, Arex, Esa Progetti, DeMarinis, D’Officina, Pertinger, SID

Progetto di illuminazione e luci Artemide

 

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Empathic Fuukei

Empathic Fuukei

Progetto Patricia Urquiola
Hall Aula Magna
Data Pubblicazione:

Ispirandosi all’iconografia dei tradizionali pannelli decorativi orientali, caratterizzati da masse montagnose e cumuli nebulosi delicatamente sovrapposti per generare effetti di profondità variabili, la designer spagnola Patricia Urquiola ha interpretato il tema Open Borders progettando un “paesaggio empatico” (l’esatta traduzione del titolo), un percorso interattivo polisensoriale costituito da pareti/pannelli aperti, realizzati mediante la sovrapposizione di materiali diversi.

L’installazione “site specific”, pensata da Urquiola per Cleaf, azienda leader nella sperimentazione e produzione di superfici per l’interior design, esprime la curiosità della progettista verso il concetto di “non finito”. Le pareti che compongono l’installazione rappresentano una densità da attraversare e intravedere, illustrando compiutamente la bellezza del percorso produttivo, del “come è fatto”, piuttosto che del prodotto finito.

I pannelli utilizzati, pensati come una sorta di derma, sono composti da strati di diversi materiali prodotti da Cleaf, lasciati volutamente aperti per valorizzarne l’ibridazione. Queste sovrapposizioni, creano paesaggi grafici inaspettati. Forme, colori e consistenze differenti guidano i visitatori attraverso un’inedita esperienza tattile e percettiva.

In tal modo Patricia Urquiola invita alla scoperta di una nuova era dei materiali, valorizzando, grazie alle nuove tecnologie, il fascino multiforme e complesso dell’artificiale.

 

Progetto: Patricia Urquiola

Realizzazione: Cleaf

 

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Pick Your Climate

Pick Your Climate

Progetto Carlo Ratti Associati e Transsolar
Cortile d’Onore
Data Pubblicazione:

Le condizioni climatiche estreme indotte dal riscaldamento globale rappresentano una minaccia per il futuro delle aree pubbliche all’aperto. Con le temperature in aumento, i disagi dei climi urbani scoraggiano a vivere e passeggiare al di fuori dei luoghi dotati di condizionamento dell’aria.

Questo comporta anche un aumento degli spazi climatizzati e una maggiore richiesta di aria condizionata. La prossima sfida consisterà nello sviluppare soluzioni utili a garantire un comfort diffuso nelle aree all’aperto, minimizzando al contempo i costi energetici.

Pick your Climate è un progetto che illustra la possibilità di invertire il cambiamento climatico delle città. Ispirata dalla ricerca condotta dall’ Università di Stanford sulle nanotecnologie, e derivante dallo sviluppo di un progetto analogo esposto a Parigi nell’estate del 2015 in partnership con Transsolar , questa installazione intende dimostrare come le nuove membrane fotoniche che riflettono le radiazioni solari potrebbero contribuire a ridurre le temperature delle nostre città, a costo energetico e consumo idrico zero.

Si tratta di un progetto che si colloca all’incrocio tra design, architettura e scienza, il cui scopo è quello di accrescere la consapevolezza delle possibili strategie per affrontare i cambiamenti climatici. L’installazione presenta tre diversi esempi corrispondenti ad altrettante opzioni di modifica del clima, ossia Greenhouse (serra), Coolhouse (serra fredda) e Treehouse (casa sull’albero).

 

Progetto: Carlo Ratti Associati (Carlo Ratti, Giovanni de Niederhausern, Andrea Galanti, Andrea Galli, Chiara Borghi) e Transsolar ( Elmira Reisi, Joshua Vanwyck)

Realizzazione strutture: FGM (Fabrizio Milani)

Allestimento: Kibox

 

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La stanza del vuoto

La stanza del vuoto

Progetto Parisotto+Formenton Architetti
Cortile d’Onore
Data Pubblicazione:

Ispirati dai fotogrammi di una scena emblematica del film La notte (1961) di Michelangelo Antonioni, Aldo Parisotto e Massimo Formenton hanno progettato un padiglione che intende evocare, attraverso una micro-architettura, la straordinaria capacità del regista di smaterializzare i luoghi, di creare smarrimento e sorpresa, generando riflessione.

L’installazione rievoca l’ambiente in cui si svolge un celebre dialogo del film tra Marcello Mastroianni e Monica Vitti (la scena “Giovanni tra presenza e assenza”), che viene proiettata all’interno del padiglione. L’atmosfera è in bianco e nero, come il film di Antonioni.

Una struttura in acciaio (di Eurometal) fa da scheletro ad un guscio di pareti in vetro specchiante che creano continui giochi di riflessi ed echi visivi. Materiali più tattili e materici vestono gli interni: una boiserie in legno bruciato che ricopre la parete (di Italcom), i pavimenti in marmo giocano con i contrasti (di Laboratorio Morseletto).

L’installazione interpreta in chiave contemporanea il concetto della stanza del vuoto o del silenzio: un ambiente che acquista significato grazie ad una o più presenze umane. Figure che affiorano come fantasmi, mettendo in relazione interno ed esterno, luci ed ombre, reale e riflesso. Grazie alla contaminazione tra le discipline, i confini si fanno labili e impercettibili e vengono così superati dallo sguardo contemplativo.

 

Progetto: Parisotto+Formenton Architetti

Project Management: Riccardo Bastiani

Progettazione: Rudy Zambon, Andrea Merlo. Sicurezza: Cesare Vago

Realizzazione: Italcom, Laboratorio Morseletto

Con Eurometal, Piavevetro, Tecnovision

Luci Light Contract

 

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Towers

Progetto Sergei Tchoban, Sergey Kuznetsov e Agniya Sterligova
Cortile d’Onore
Data Pubblicazione:

L’installazione si presenta come un volume cilindrico di 4,5 metri di diametro e 12 metri d’altezza, realizzato da Velko-2000 con STFacade Technology, che si eleva al centro del Cortile d’Onore. In realtà, l’installazione non va intesa comeuna torre vera e propria, ma piuttosto come un prototipo di torre, un’opera che funge da punto di partenza per riflettere sulla natura dell’architettura e sul ruolo delle dominanti nel paesaggio edificato dall’uomo.

La struttura cilindrica assume l’aspetto di un media building costituito dall’assemblaggio di 336 pannelli led montati in sequenza che fungono da tela interattiva per la grafica architettonica. Tra le immagini diffuse dai video, i disegni degli architetti Sergei Tchoban e Sergey Kuznetsov.

L’installazione consente ai visitatori di disegnare altre torri, utilizzando tablet e pennini a loro disposizione nei quattro angoli del cortile. In tal modo, la struttura si trasforma da cilindro astratto in laboratorio collettivo di disegno, promuovendo una sorta di creatività condivisa, senza più confini.

Progetto: Sergei Tchoban, Sergey Kuznetsov e Agniya Sterligova

Realizzazione: Velko Group

 

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In/Out

Progetto Massimo Iosa Ghini
Cortile d’Onore
Data Pubblicazione:

Cosmos e caos, corpo e mente, regola ed eccezione, individuo e collettività, naturale e artificiale: rappresentano il dualismo che esprime il confine aperto entro cui si muove l’esistenza umana. Un movimento dialettico che Massimo Iosa Ghini indaga in relazione al tema Open Borders, interpretando il materiale ceramico nella sua duplice valenza di pura forma astratta, impalpabile, mentale, e di forma organica, primitiva, corporea.

L’installazione riproduce i volumi composti di due unità abitative semplici, intese come paradigma dei valori universali dell’essere umano. La superficie ondulata che ne definisce l’esterno, costituita da un rivestimento in materiale ceramico, si piega e si frattura aprendosi alla contaminazione e alle potenzialità del processo casuale di riconfigurazione. La varietà cromatica e tattile dei prodotti Ceramiche Cerdisa consente di riprodurre un pattern ricco e vibrante.

All’interno, il volume puro caratterizzato da un rivestimento di piastrelle bianche riflettenti, evoca una dimensione temporale sospesa ed eterea. L’open border individua così lo spazio aperto di contaminazione fra polarità opposte: il dentro e il fuori, l’individualità e l’incontro con l’altro.

 

Progetto: Massimo Iosa Ghini

Realizzazione: Ceramiche Cerdisa

Luci: iGuzzini Illuminazione

 

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Invisible Border

Invisible Border

Progetto Ma Yasong - Mad Architetcts
Cortile d’Onore
Data Pubblicazione:

Interpretando il tema proposto da Interni, lo studio MAD Architects ha concepito un’installazione realizzata in polimero ETFE, prodotto da P.A.T.I., posta sul lato Est del Cortile d’Onore.

L’allestimento muta la percezione dello spazio: la distanza tra superficie traslucida e facciata non è costante ma dinamica, in base ad un disegno controllato ma fluido, un gioco di superfici in movimento.

Il velo in polimero rappresenta anche un gesto artistico, oltre che architettonico, in quanto non segue logiche e forme funzionali, ma sembra plasmato da elementi naturali come la forza del vento o il fluire dell’acqua. Ed è proprio il vento che, attraversandolo, genera un suono inatteso ed originale. Il nuovo fronte della facciata, così ottenuto, riflette le sfumature del cielo nelle ore diurne, lasciando scorgere i colonnati e le logge.

Nelle ore notturne diventa una superficie luminosa che fa vivere la corte di nuovi colori. Il velo in ETFE parte dalle linee classiche del loggiato e si conclude con una forma libera tipica dell’epoca contemporanea. Il progetto prende le mosse da un’interpretazione del passato per giungere ad una cristallizzazione del presente.

L’installazione rappresenta un gesto plastico che si inserisce e rompe l’equilibrio perfetto del Cortile d’Onore, ma anche un filtro attraverso cui reinterpretare le forme storiche dell’edificio.

Progetto: Ma Yasong – MAD Architects

Direttori del progetto: Ma Yansong, Dang Qun, Yosuke Hayano.

Partner associato: Andrea D’Antrassi. Designer: Hiroki Fujino.

Ingegnerizzazione: Maco Thecnology srl, Roberto Maffei

Realizzazione: Ferrarelle con P.A.T.I.

Luci: iGuzzini Illuminazione

 

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Radura

Progetto Stefano Boeri Architetti
Cortile della Farmacia
Data Pubblicazione:

Radura è l’idea di uno spazio pubblico di decongestione dove sostare, fermarsi, attendere; uno spazio aperto all’interno di uno spazio più ampio. Ma è anche un dispositivo urbano per diluire l’intensità dei flussi e degli spostamenti e offre l’opportunità di sperimentare un’atmosfera sonora alternativa al rumore di fondo metropolitano.

Nel prato centrale del Cortile della Farmacia e nel suo quadriportico, composto da archi a tutto sesto, il prototipo di Radura crea uno spazio intimo e collettivo che può ospitare incontri, letture, eventi. L’installazione consiste in un circolo di 400 colonne cilindriche in legno, ciascuna del diametro di 10 centimetri, che ne costituiscono il perimetro.

Le colonne sono ancorate al suolo grazie a una pedana circolare in legno alta 45 centimetri, con un diametro esterno di 11 metri ed uno interno di 7 metri; all’interno la pedana diventa anche una seduta. Radura trasforma il Cortile della Farmacia in una cassa armonica a cielo aperto, grazie ad un’installazione sonora progettata da Ferdinando Arnò; nelle ore notturne diventa un circolo luminoso per effetto del sistema di illuminazione.

Progetto di Stefano Boeri Architetti

Coordinamento generale: Azzurra Muzzonigro

Progettazione: Marco Giorgio, Daniele Barillari, Francesca da Pozzo

Sound design: Ferdinando Arnò per Quiet, please!

Realizzazione: Regione Friuli Venezia GiuliaFiliera del legno Fvg e Consorzio Innova Fvg

Luci: MyLed

 

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in mostra Design
Archivio: in mostra Design

in mostra Design

Data Pubblicazione:
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Digital Borders

Digital Borders

Progetto Felice Limosani
Portale Sud Scalone d'Onore
Data Pubblicazione:

Confini che si contraggono, si chiudono in seguito alle vicende geopolitiche del mondo, contrastano con l’evoluzione incalzante della realtà digitale che conduce l’uomo oltre i suoi limiti fisici e lo proiettano oltre l’atmosfera del pianeta.

La video installazione esprime simbolicamente il paradosso delle frontiere geografiche sempre più limitate mentre quelle digitali si espandono senza limiti.

Ogni giorno generiamo 2.5 miliardi di byte di dati. Una mole di informazioni che possono essere incrociati e analizzati per suggerirci strategie e strade finora sconosciute.

Una lettura attenta delle informazioni digitali potrebbe aprirci a nuove idee di vita integrate alle migrazioni del pianeta? La sfida è come sapremo organizzare le risorse di Big Data, la politica globale e la società civile.

Progetto realizzato con un Csm (Content Management Sistem) dedicato, per il tracciamento dei dati dell’Onu sui flussi migratori disponibili sul web. Successivamente le informazioni sono state elaborate con Unity (programma di authoring integrato per la creazione di animazioni 3d in tempo reale) e processati con una grafica generativa e algoritmica.

 

Progetto: Felice Limosani

Realizzazione: East End Studios

 

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Moving Lights

Moving Lights

Facciata Esterna
Progetto Studio CastagnaRavelli

Data Pubblicazione:

Fasci di luce che si direzionano verso l’alto, si inclinano e si rialzano, si incrociano e si sovrappongono, per sottolineare la festa del design organizzata da Interni negli spazi della Ca’ Granda: dieci teste mobili in continuo movimento, nascoste da due grandi scatole ai lati del portale impreziosite da una linea di marmo Azul.

La luce è bianca, per non sovrapporsi al colore dell’edificio storico e per far risaltare l’ingresso di Open Borders.

 

Progetto: Studio CastagnaRavelli

Con Azul Italia

 

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Outdoor Lounges

Outdoor Lounges

Cortile d’Onore
Data Pubblicazione: 5 April 2016

Talenti. Arredi della collezione Cleo, teak e alluminio, e della collezione Milo, design Marco Acerbis.

Thonet. Sedute della nuova collezione Thonet All Seasons in tubolare d’acciaio : le sedie cantilever S 33 e S 34 di Mart Stam, i tavolini d’appoggio B 9, la poltrona lounge S 35 di Marcel Breuer e la sedia cantilever S 533 di Ludwig Mies van der Rohe.

Moroso. Allestimento di sedute Supernatural, sedia impilabile in polipropilene, design Ross Lovegrove.

Carla Milesi. L’artista milanese presenta Cementine, sedie in cemento colorato con base in ferro

 

Si ringraziano i partner di Interni: Danese, Kartell, Koziol, Millefiori, Living Divani;

Berkel, Cantina San Michele, Dammann Frères, Domori, Ferrarelle, I Dolci di Romeo, illy, Piacere Modena, Panettone Day, Ruliano, Veuve Cliquot per il food&beverage;

PiacereModena per i servizi catering.

 

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Design without Borders

Design without Borders

Progetto Mac Stopa
Press Office – Cortile d’Onore
Data Pubblicazione:

Per Mac Stopa, architetto, designer e stilista polacco, l’approccio al tema Open Borders rappresenta una naturale espressione della sua filosofia creativa.

Nell’allestimento della sala stampa della Mostra-Evento di Interni, Stopa ha incrociato diverse discipline progettuali – architettura, design d’interni, disegno industriale, graphic design e moda – dimostrando che tra di esse non vi sono barriere. L’interior design della sala stampa si basa su una tridimensionalità bianca e nera con finiture e arredi colorati, realizzati su misura o pensati per la produzione in serie.

È articolata in due zone: l’area reception, con un bancone colorato progettato su misura e dei pouf realizzati con i COMFY® Noodles di NMC; l’area riunioni, separata, con sedute morbide e tavoli della Drum Collection di Mac Stopa per Cappellini.

L’architetto ha inserito pannelli da parete tridimensionali Wing Arstyl®, realizzati per NMC, con rivestimento su misura e i riquadri per il tappeto a tasselli dal disegno organico progettato per Milliken, la cui geometria è composta da tre strati trasparenti mescolati per creare un’insolita profondità dimensionale. La suggestione ottica dell’insieme è assicurata

 

Progetto: Mac Stopa

Realizzazione NMC, Milliken

Con Cappellini, Marro

Luci: Luceplan

 

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Be Brazilian

Be Brazilian

Mostra
Curatore Josè Roberto Moreira do Valle
Portico San Nazaro
Data Pubblicazione:

Il design brasiliano è frutto di molteplici influenze che si sviluppano e si intrecciano in un paese multiculturale di 200 milioni di abitanti. La sua varietà di declinazioni spazia dall’artigianato all’alta tecnologia, con isole di eccellenza che meritano di essere conosciute.

La missione di Brazil S/A e promuovere il design brasiliano in tutte le sue forme e applicazioni. Perciò, per la settima volta consecutiva, approda a Milano con una mostra, Be Brazilian, che è un ideale viaggio alla scoperta dei suoi interpreti più creativi – circa 40 fra progettisti e artisti già affermati, ma anche giovani di talento – e delle loro opere, tra sperimentazione e funzionalità, semplicita e lusso, espressi mediante un’originale interpretazione di materiali, tecniche e processi. Fra i partecipanti, Sergio Matos, Henrique Steyer, Alciole Felix, Ale Jordão, Bruno Faucz, Ronald Scliar Sasson, Jader Almeida.

“In questa nuova edizione – dichiara Jose Roberto Moreira do Valle, ideatore di Brazil S/A – abbiamo voluto focalizzare l’attenzione sulla presentazione del prodotto, come in una grande galleria d’arte all’aperto”.

L’area lounge della mostra è firmata dallo studio milanese Piuarch e si ispira alla purezza formale dell’architettura brasiliana, un omaggio al modernismo e all’edificio Copan di San Paolo firmato da Oscar Niemeyer.

 

Curatore: José Roberto Moreira Do Valle

Realizzazione: Brazil S/A

Hanno contribuito: Anfacer, Revestir, Ceramics of Brasil, Projeto Raiz, Salão Design, High Design Expo, DW!, Studio Aciole Felix, Lourena Genovez, Studio Alê Jordao, Salão Design.

Patrocinio istituzionale: Consolato Generale del Brasile a Milano, Itamaraty.

Supporto tecnico Brasile: Mac Talents, Mariana Amaral Comunicação, Augustos Turismo.

Supporto tecnico Italia: Neia Paz international project manager, Monotile, Martinelli Luce, Masiero, Lide Italia.

Realizzazione: Moreira do Valle, Dpto, Angelo Derenze.

Special Thanks: Studio Piuarch

 

 

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Ron Tom Tom: Ron Arad + Tom Vack

Ron Tom Tom: Ron Arad + Tom Vack

Progetto Tom Vack e Ester Pirotta
Portico Richini
Data Pubblicazione:

“La mostra nasce dal desiderio di Patrizia Moroso di celebrare un percorso iniziato più di 20 anni fa, quando fotografai i primi prodotti che Ron Arad aveva disegnato per Moroso, la Spring Collection”, racconta il fotografo Tom Vack.

La mostra espone circa 20 foto in scala 1:1 scattate da Tom Vack raffiguranti prodotti disegnati negli anni da Ron Arad per Moroso. Le immagini, fissate e sostenute da strutture autoportanti in ferro, sono stampate su tela elastica e montate su telaio d’alluminio o impresse su plexiglass con l’aggiunta di una pellicola specchiante. Affiancano gli scatti alcuni emblematici prodotti firmati da Ron Arad per Moroso.

L’allestimento, concepito dall’architetto Ester Pirotta, si sviluppa secondo un ordine cronologico ed è connotato dall’impiego di un tubolare rosso come fil rouge che indica la progressione del racconto, disegnando una sorta di linea del tempo.

Il tema Open Borders è espresso dalla fervida sperimentazione che accomuna gli attori in gioco: Tom Vack tra luce e fotografia, Ron Arad e il suo genio creativo, Moroso con le sue collezioni iconiche e pionieristiche. Tutti si sono fatti portavoce di una grande libertà progettuale ed espressiva, valicando i confini delle singole discipline.

 

Mostra Ron Tom Tom: Ron Arad + Tom Vack

Progetto: Tom Vack e Ester Pirrotta

Realizzazione: Moroso

 

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Along the Lines of Happiness

Along the Lines of Happiness

Progetto Laura Ellen Bacon e Sebastian Cox
Portico Richini
Data Pubblicazione:

Nata dall’incontro tra la scultrice Laura Ellen Bacon e il designer/maker Sebastian Cox, l’installazione rappresenta un originale esperimento che mette alla prova la versatilità e le proprietà di alcune eccellenti qualità di legno provenienti dagli Stati Uniti: l’acero soft americano, il ciliegio americano e la quercia rossa americana.

Si tratta dello sviluppo di un progetto preesistente, The Invisible Store of Happiness, realizzato a Londra nel 2015 in occasione della Clerkenwell Design Week, e celebra sia la gioia di lavorare il legno che il piacere di farlo con le proprie mani.

Per rispondere coerentemente al tema Open Borders, la struttura originaria, realizzata con listelli di legno massello, costituita da una sequenza matematica di archi, giunzioni e binari, è stata aperta, allungata e ingrandita in modo tale da poter accogliere i visitatori al suo interno, oltre che all’interno del processo che vi si svolge, stimolandone una percezione ravvicinata.

Infatti, su di un banco da lavoro posto accanto alla struttura, si celebra lo spettacolo del legno curvato per mezzo del vapore, composto e intrecciato in nastri. Un’opera aperta e in progress in grado di comunicare e condividere con il pubblico il piacere e la meraviglia della creatività artigiana applicata al legno.

 

Progetto: Laura Ellen Bacon e Sebastian Cox

Realizzazione: Ahec – American Hardwood Export Council

 

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X.1: the Story of a Family Passion

X.1: the Story of a Family Passion

Curatore Carlo Bach
Mostra realizzata da illy
Loggiato Ovest
Data Pubblicazione:

illy celebra la bellezza e l’innovazione attraverso una mostra: a 80 anni dalla sua nascita l’azienda espone illetta, progenitrice delle attuali macchine espresso professionali e simbolo storico dell’attenzione all’innovazione e alla tecnologia di illy.

Inoltre, per celebrare i 20 anni dalla prima X.1 – la macchina da caffè per la casa che sintetizza l’attenzione verso l’arte e le nuove forme di design – illy presenta in anteprima la X.1 Anniversary Edition, il modello che unisce elementi comuni alle sue due più emblematiche creazioni, rappresentando un ulteriore passo in avanti nella rivoluzione culturale legata al mondo del caffè.

L’allestimento si contraddistingue per l’effetto anamorfico creato dalle colonne – bianche e rosse da una parte, bianche e nere dall’altra – in mezzo alle quali si incontra l’esposizione delle macchine X.1 Anniversary Edition. Osservando l’installazione dall’esterno, si vedono i profili dei loghi che hanno accompagnato il brand illy nel corso degli anni.

Al centro dello spazio si colloca la illetta, la macchina antesignana inventata dal fondatore dell’azienda, Francesco Illy. Ai suoi lati sono esposte le X.1 Anniversary Edition con un caratteristico manometro che riproduce lo storico logo illy. Le stesse macchine provvedono a garantire ai visitatori la degustazione del blend illy.

 

Curatore Carlo Bach (nato a Colonia nel 1967, è il direttore artistico della illycaffè ed ha al suo attivo numerose mostre in Italia e all’estero. Dal 1999 guida i progetti artistici della illycaffè, azienda che ha scelto la creatività come linguaggio attraverso il quale esprimere i propri valori e la propria filosofia).

Realizzazione: illy

 

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Parabolic Stripes

Parabolic Stripes

Progetto Naoyuki Shirakawa e Noriko Tsuiki
Portale Nord e Scalone d’Onore
Data Pubblicazione:

L’ordito è la ragione, la trama è l’emozione: l’intreccio creativo che ne risulta dà vita a un tessuto a strisce verticali, il Kokura Stripes, che celebra la sapienza artigianale giapponese e avvolge in parabole di colore un angolo dell’Università degli Studi di Milano.

È la triplice installazione progettata dall’artista tessile giapponese Noriko Tsuiki con l’architetto Naoyuki Shirakawa, che si accosta con eleganza all’architettura seicentesca del Cortile d’Onore dell’Università, nel cui sottoportico, a sinistra del portale d’ingresso, troneggia la statua di Sant’Ambrogio, patrono di Milano.

In quest’area, Tsuiki e Shirakawa hanno ambientato tre creazioni: un volume scultoreo a sezione rettangolare, realizzato impilando 150 bobine di tessuto Kokura Stripes di Shima-Shima, che si prolunga in una parabola visiva tra il piede sinistro e la mano destra della statua del Santo; una colonna, composta da strisce intessute a mano da Tsuiki, il cui fusto si quadripartisce alla sommità; infine un suggestivo lampadario sospeso sulla scalinata e realizzato con 1344 pezze del medesimo tessuto.

Un’installazione parabolica pensata per celebrare 150 anni di scambi tra Italia e Giappone in un gioco interattivo e polisensoriale, arricchito dall’impiego di legni profumati e campanelle a vento, che valorizza una lavorazione tessile ancestrale.

 

Progetto Naoyuki Shirakawa e Noriko Tsuiki

Realizzazione Kokura Stripes Japan Association con Shima-Shima

 

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L’art de la photographie

L’art de la photographie

Mostra, realizzazione Alidem
Hall Aula Magna
Data Pubblicazione:

La mostra recupera alle origini la modalità espositiva del Salon, che intendeva rendere lustro e prestigio alle collezioni d’arte. Prima dell’avvento del Museo e delle sue logiche, i Salons rappresentavano il cuore di un’arte che assumeva i contorni di qualcosa da custodire ma nello stesso tempo da mostrare, per rendere partecipe della bellezza un pubblico ampio.

Vittime di una decadenza indotta dal “giusto fruire” l’arte secondo gli standard museali, i Salons sono presto diventati sinonimo di semplice sfoggio di ricchezza.

Alidem riapre i confini dei modelli espositivi e ripropone, con la mostra L’art de la Photographie, questi illustri Salons. Li proietta direttamente nella contemporaneità, creando una sinergia eloquente e dirompente fra i due linguaggi fondativi della nostra epoca: design e fotografia.

In questo cortocircuito fra tradizione e innovazione, Alidem presenta la fotografia come installazione di design: scompaiono le gerarchie categoriali in favore di un’esaltazione della potenza della visione

La mostra è realizzata a cura del Collettivo Alidem, composto da ricercatori, artigiani ed esperti della comunicazione del team di lavoro Alidem.

I fotografi partecipanti alla mostra L’art de la photographie sono: Slevin Aaron; Anton F, Thierry Bansront, Marta Bermejo Castaño, Nicola Bertellotti, Gianna Carrano, Giuseppe Cocco, Federica Cogo, Mark Cooper, Giulio D’Ercole, Andrea De Amici, Cesare Di Liborio, Eric Dufour, Paolo Hyena Lasagni, Linda Ferrari, Tommaso Fiscaletti, Samir Khadem, Jan Kaesbach, Diego Kuffer, Jamie Lieberman, Gianni Maffi, Eleonora Manca, Edoardo Miola, Raffaele Montepaone, Angelo Morelli, Gaetano Musto, Barbara Nati, Cinzia Naticchioni Rojas, Stefano Nicolini, Pino Ninfa, Francesco Nuvolari, Rori Palazzo, Stefano Parisi, Alessandro Pellican, Sara Piazza, Gianluca Pollini, Andrea Pozzuoli,Loreal Prystaj, Ugo Ricciardi, Francesco Romoli, Domenico Ruiu, Antonella Sacconi, Thomas Salme, Marco Siracusano, Yuri Sirri Nakvas, Diane Soares, Paolo Vergnano, Giovanni Villa, WOWE.

 

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The Great JJ

The Great JJ

Installazione luminosa Leucos
Cortile d’Onore
Data Pubblicazione:

Da migliaia di anni l’uomo è mosso dal desiderio di esplorare, scoprire, oltrepassare le frontiere. Per curiosità e sete di conoscenza, talvolta per necessità o per semplice voglia di cambiare…

La luce è essa stessa fonte di passaggio: ineffabile strumento per superare un confine, quello del buio, schiarito e illuminato dalla sua forza vitale e creativa. Per secoli i più grandi architetti hanno progettato templi, monumenti e palazzi in funzione della luce: per celebrarla come fonte di energia e rinascita, ma anche per sfruttarne il potere.

Da oltre cinquant’anni Leucos esplora il dialogo fra luce e materia, non solo attraverso l’interpretazione del vetro, ma anche indagando le nuove frontiere del design con materiali inediti e fonti luminose sempre più avanzate.

Con The Great JJ (versione over-size dell’intramontabile lampada da tavolo con braccio orientabile a molle) Leucos rompe gli schemi: le sue grandi dimensioni ne accentuano il design iconico e rigoroso, rendendola protagonista di ogni spazio. Un salto di scala che gioca sull’effetto di spiazzamento provato da chi, avvicinandosi, si sente un novello lillipuziano nel mondo di Gulliver.

L’installazione luminosa di Leucos mette in evidenza i pregi applicativi e le varie e possibili declinazioni di questa lampada iperbolica.

 

Installazione luminosa realizzata daLeucos

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Scorched or blackened

Scorched or blackened

Progetto Paolo Belardi ABA – Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia
Cortile d’Onore
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Il padiglione della Regione Umbria si propone come forma virale di incorporazione ed evoca aspetti emozionali ed insoliti dell’Umbria: dalla foresta fossile di Dunarobba alla Porziuncola di Assisi, dallo studiolo di Guidubaldo da Montefeltro a Gubbio all’occhio alato di Tomaso Buzzi a Montegabbione, dalla Calamita Cosmica di Gino De Dominicis al Grande Nero di Alberto Burri, fino alle accelerazioni prospettiche che, nella Galleria Nazionale dell’Umbria, misurano lo spazio metafisico dell’Annunciazione di Piero della Francesca.

L’esterno del padiglione è decorato con una trama di caratteri alfabetici “monk” (il nuovo font lanciato dalla Regione Umbria in occasione di “Expo Milano 2015”) che propone in forma di anagramma l’interrogativo che aleggia sull’installazione (Schorched or blackened).

L’interno è segnato da una lunga teca vetrata in cui sono esposte le sperimentazioni artistiche di quattro docenti dell’ABA che mostrano l’uso innovativo di altrettanti materiali tradizionali propri dell’artigianato regionale storico: Arthur Duff/ceramica, Marco Fagioli/legno, Pietro Carlo Pellegrini/carta, Paul Robb/vetro.

Il progetto si inserisce nell’azione di comunicazione e branding territoriale promossa da Regione Umbria per valorizzare non solo il territorio ma anche gli aspetti legati alla creatività, al lifestyle e al saper fare artigianale, tra tradizione e innovazione.

 

Progetto Paolo Belardi ABA – Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia

Promosso da Regione Umbria

 

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Metaphor

Metaphor

Progetto Chen Xiangjing
Cortile d’Onore
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Nella sua ricca parabola evolutiva, l’artigianato cinese ha saputo offrire al mondo manufatti di straordinaria bellezza. Il designer Chen Xiangjing ne ha distillato l’essenza, identificando tecniche, materiali, lavorazioni in grado di esprimere continuità con la tradizione e li ha declinati in una dimensione di assoluta modernità. Ha incrociato al contempo codici espressivi e linguaggi progettuali che dalla matrice d’origine sconfinano in un orizzonte più vasto.

Ha attinto al saper fare del macro-distretto produttivo di Guangzhou, dove l’arte dell’ebanisteria incontra l’arte della laccatura, l’artigianato incontra l’industria nel segno della sostenibilità ambientale. Nelle due installazioni Metaphor, Chen Xiangjing illustra i frutti di questa convergenza, ispirato dalla saggezza degli avi: “La lacca rosso vermiglio non richiede ornamenti, né la giada bianca intagli”.

Una massima che ispira la coreografica messa in scena di due collezioni di sedute: la prima, in cui la lacca rossa riveste le linee rette e curve di sedie, poltroncine e sofà. La seconda, in cui il legno riciclato delle barche fluviali si sposa ad una parziale laccatura di colore bianco giada. Il design governa l’intero processo e i mobili veicolano la filosofia zen nella loro concisa e preziosa evidenza.

 

Progetto Chen Xiangjing

Realizzazione Jing Yi Zhi International Furniture Supply

 

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