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    <title>Www.internimagazine.it (Speciale FuoriSalone)</title>
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    <description>Www.internimagazine.it (Speciale FuoriSalone)</description>
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    <dc:rights>Copyright 2012</dc:rights>
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        <title>Yoox &amp; Interni &#45; un giro con Cristina Morozzi in Zona Tortona</title>
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                <description><![CDATA[ Yoox.com & Interni presentano il Milano Design Week 2011 con Cristina Morozzi in Zona Tortona. ]]></description>
        <pubDate>Tue, 19 Apr 2011 14:19:43 +0200</pubDate>
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        <title>Yoox &amp; Interni &#45; un giorno con Gilda Bojardi</title>
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                <description><![CDATA[ Yoox.com & Interni presentano il Milan Design Week 2011. Gilda Bojardi, direttore di Interni Magazine, ci guida nello Spazio Rossana Orlandi incontrando i protagonisti - Rossana Orlandi, Jaime Hayon, Maarten Baas, Front Design e Jasper Morrison. ]]></description>
        <pubDate>Fri, 15 Apr 2011 13:08:43 +0200</pubDate>
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        <title>Yoox &amp; Interni &#45; protagonisti Salone</title>
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                <description><![CDATA[ Yoox.com & Interni propongono tutte le novità video del Milano Design Week 2011. Nella seconda puntata Cristina Morozzi commenta i protagonisti del Salone 2011. ]]></description>
        <pubDate>Thu, 14 Apr 2011 18:35:00 +0200</pubDate>
      </item>
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        <title>Yoox &amp; Interni &#45; video Statale</title>
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                <description><![CDATA[ Yoox.com & Interni propongono tutte le novità video del Milano Design Week 2011. Nella prima puntata, l'Università degli Studi di Milano, la mostra-evento Mutant Architecture&Design. ]]></description>
        <pubDate>Wed, 13 Apr 2011 17:36:20 +0200</pubDate>
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        <title>Arrivano i ‘mutanti’</title>
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                <description><![CDATA[ Trasformarsi, porsi in relazione con l';ambiente, saper mutare pelle, aspetto, struttura: i progetti di domani non potranno esimersi da tali virt&ugrave;. Questo &egrave; l'indirizzo su cui la rivista Interni ha sollecitato per il Fuorisalone 2011 la riflessione di grandi architetti e designer, raccogliendone i contributi nella mostra evento Mutant Architecture&amp;Design. Che si svolge nel cuore di Milano, all'interno della Ca&rsquo; Granda, antico ospedale cittadino oggi sede dell&rsquo;Universit&agrave; Statale: dove, dall&rsquo;11 aprile, tra i chiostri monumentali, prendono vita dieci spettacolari installazioni &ndash; micro-architetture e macro-oggetti &ndash; ideate da progettisti internazionali del calibro di Zaha Hadid, Richard Meier, Mario Botta, Michele De Lucchi, Ingo Maurer, con il contributo di prestigiose aziende impegnate in percorsi di ricerca tra architettura e design, e con il sostegno di Enel e Mini.<br />
<br />
Interpretando il concetto di mutazione, Zaha Hadid ha ideato un vortice dinamico di linee attorno a un punto, realizzato con sottilissime lastre in gres; Mario Botta, invece, ha scelto il marmo come elemento primario modellabile, per costruire una stanza concettuale. Per Richard Meier la mutazione si concretizza in una serie di pannelli in cemento che paiono muoversi grazie a un&rsquo;inclinazione differenziata, realizzati con un materiale capace di ripulire l&rsquo;aria e filtrare la luce. Tra i partners dei progetti Italcementi, Lea Ceramiche, Mapei, Gvm Marmi, Riva 1920, Deborah Milano, Moleskine.<br />
<br />
La rassegna &egrave; completata da sedici Design Islands, veri e propri salotti urbani dal tratto mutante, firmati tra gli altri da Carlo Colombo, Ron Gilad, Diego Grandi, Setsu e Shinobu Ito, Sybarite, Thomas Heatherwick, con aziende tra cui Arflex, Flos, Rosenthal e Sambonet, Marzorati Ronchetti. Un composito panorama di creativit&agrave; e suggestioni, una palestra di sperimentazione rivolta al futuro, da visitare e attraversare anche quando cala la notte e le luci regalano prospettive inconsuete. La mostra resta aperta fino al 23 aprile, e nella settimana del Salone tutti i giorni fino a mezzanotte. ]]></description>
        <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 19:24:04 +0200</pubDate>
      </item>
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        <title>La fabbrica dei sogni</title>
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                <description><![CDATA[ La quarta edizione del Design Museum, in occasione del cinquantesimo compleanno del Cosmit &egrave; dedicata agli uomini, alle aziende e ai progetti che hanno contribuito a creare il sistema design italiano.<br />
<br />
Curata da Alberto Alessi e allestita da Marti Guix&eacute;, cui si deve anche il progetto del corposo catalogo edito da Electa, la mostra &egrave; un viaggio in una sorta di paese delle meraviglie dove s&rsquo; incontrano i pezzi totemici del design italiano: quelli che rivelano la visionariet&agrave; dei designer e il coraggio degli imprenditori che hanno accolto le loro sfide.<br />
<br />
L&rsquo;intelligente e ardita selezione di Alberto Alessi disegna un paesaggio dalle tinte forti, esaltato dall&rsquo;allestimento di Marti Guix&egrave;, che ha costruito relazioni e dialoghi tra le cose. Simbolo eloquente dell&rsquo;esposizione &egrave; il totem all&rsquo;ingresso, costruito assemblando, con fantasia quasi arcimboldesca, noti pezzi di design. All&rsquo; impatto regalato dalle cose, che ti vengono incontro, come nel tunnel delle meraviglie di un lunapark, fa da controcanto un apparato didascalico (a fumetti) e fotografico, che ricostruisce i legami dei progetti esposti con gli imprenditori e i designer, evidenziando l&rsquo;importanza delle persone dietro il disegno delle cose. E&rsquo; una mostra a due registri che riescono, come per magia, ad essere sintonici: uno narrativo, didascalico pensato per ricostruire la storia di 50 anni di design nei suoi momenti salienti; l&rsquo;altro scenografico, orchestrato per dare voce a pezzi che sanno suscitare meraviglia.<br />
<br />
Anche da una visione fuggevole si esce con la ferma convinzione che &ldquo; Le fabbriche&rdquo; italiane sanno, per davvero, far sognare!&nbsp; ]]></description>
        <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 19:16:32 +0200</pubDate>
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        <title>Fernando e Humberto Campana, grandi trasformisti</title>
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                <description><![CDATA[ E’ facile scommettere su  Fernando e Humberto Campana, già assurti al rango di star  del design, per via della loro nuova felice libertà creativa, capace di conquistare  ogni categoria di persone con un linguaggio che tocca la pancia prima della ragione. Quest’anno al Salone del mobile di Milano i due fratelli brasiliani sono grandi protagonisti. Porta la loro firma una fontana fatta di vetri rotti, installata nel cortile del Palazzo Bagatti Valsecchi, dove Venini celebra con una retrospettiva il suo novantesimo compleanno.
Per Edra, l’azienda che li ha fatti conoscere al mondo intero, scommettendo sul loro talento quando erano ancora sconosciuti, hanno creato una poltrona, Grinza, con un rivestimento in pelle oversize, aggiustato in pieghe irregolari, che  la fanno assomigliare ad un bulldog. E per il marchio Klein Karoo, specializzato in pelle di struzzo, si sono sbizzarriti, realizzando una intera collezione di oggetti vestiti di pelli colorate, tagliate al vivo, dal look quasi barbaro, che sono in mostra alla Triennale  di Milano. Ma non basta. Da Corsi Design ci sono i loro “orridi” vasi in resina che inglobano vipere e ragni, ricercati dai collezionisti amanti delle provocazioni. ]]></description>
        <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 17:06:46 +0200</pubDate>
      </item>
          <item>
        <title>Giochi di design</title>
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                <description><![CDATA[ Il buon design sta imparando a giocare, non solo virtualmente, ma in 3 D. Dopo un ventennio informatico, il gioco, come attivit&agrave; per adulti, come sfida semiseria, torna in casa e ritrova la sua dimensione oggettuale. Nata come sfida dell&rsquo;ultima ora, la mostra/evento realizzata da Gruppo Input e curata da PS design consultants, rivela come i designer della nuova generazione abbiano ritrovato la voglia di giocare, non metaforicamente, ma, classicamente, d&rsquo;azzardo e d&rsquo;abilit&agrave;.<br />
<br />
Nella sala giochi della Sisal in Piazza Diaz a Milano saranno in mostra, calcetti, carte da gioco, dadi, scacchiere, tavoli per giocare a dama, firmati da noti designer internazionali. Tra i progetti i dadi sorridenti di Giulio Iacchetti per Skitsch, il calcetto, vagamente barocco di Borek Sipek sempre per Skitsch; il tavolo scacchiera del gruppo svedese al femminile Front; la tovaglietta pret &agrave; jouer degli architetti paesaggisti Simone Ottonello e Elena Fattorini. Il design/artista inglese Peter Marigold ha creato per la mostra una scacchiera pezzo unico, scolpita in legno, un&rsquo; anteprima assoluta. Tra i calcetti anche quello portafortuna di Tadaaki Narita per Droog con i gattini al posto dei calciatori, che ironizza sulla credenza popolare cinese che considera i gattini in movimento simbolo di buona fortuna. Infine sono firmate dal duo Carnovsky la carte da gioco con figure cangianti al variare della luce, in edizione limitata di sei mazzi, derivate dal loro progetto per tappezzeria proposto da Jannelli&amp;Volpi nel 2010. ]]></description>
        <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 17:02:00 +0200</pubDate>
      </item>
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        <title>Marco Ferreri, ironico inventore</title>
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                <description><![CDATA[ Appartiene alla trascurata generazione di mezzo, schiacciata dal peso dei maestri e insidiata dalla nuova generazione vezzeggiata dalla stampa. La Triennale di Milano gli ha dedicato una mostra &ldquo;Marco Ferreri progettapensieri&rdquo; a cura di Silvana Annicchiarico, che &egrave; stata rivelatrice.<br />
<br />
Marco &egrave; uno che ancora lavora divertendosi, che cerca di strappare un sorriso, magari cinico. Silvana Annicchiarico lo definisce un perfomer progettuale. Come un attore, intrattiene, coinvolge, provoca, sperimenta. La curiosit&agrave; &egrave; il suo metodo progettuale e la molla che lo sollecita a spingere il traguardo sempre avanti, oltre i vincoli. Per lui il progetto &egrave;, prima di tutto, invenzione. Le sue invenzioni sono amichevoli e sorridenti. Non cerca l&rsquo;effetto tecnicistico, anzi tende a semplificare per umanizzare gli oggetti. Spesso i suoi progetti nascondono un doppio senso, evidente sin dal nome, come il Libroletto da lui realizzato per Munari: dei cuscini dove giacere, che si sfogliano come le pagine di un libro. Ha lavorato con Bruno Munari e Angelo Mangiarotti e si &egrave; laureato con Zanuso. Dal primo ha imparato il gusto poetico del gioco e l&rsquo;ironia, dal secondo la consapevolezza della centralit&agrave; dei materiali nel percorso progettuale, dal terzo la concezione del design come processo e come vettore di cambiamento e innovazione.<br />
<br />
Alla settimana del design 2011 propone per la mostra &ldquo;Atomi2 alla Galleria Nilufar, dedicata al tema dell&rsquo;unit&agrave; abitativa &ldquo;Immobili&rdquo;, dei microspazi in marmo bianco di Carrara, immaginati come monoliti, dove gli arredi, caminetto compreso, nascono dal pavimento come sua prosecuzione: una sorta di incantesimo che ha congelato il tempo, dando all&rsquo;interior una valenza statuaria. Per Zerodisegno ha invece inventato una collezione di sedute soffici in edizione limitata ispirate all&rsquo;Italia, chiamata &ldquo; In questo paese&rdquo;. Si tratta di divani a forma di stivale con tanto di pouf a forma di Sicilia e Sardegna. Il gioco questa volta si fa scoperto!<br />
<br /> ]]></description>
        <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 16:55:41 +0200</pubDate>
      </item>
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        <title>Jacopo Foggini,  designer inventore</title>
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                <description><![CDATA[ Jacopo Foggini, &egrave; posseduto da un&rsquo;idea cui dedica il suo ingegno e il suo fare. Appassionato, si dedica con ossessione ad una materia, cercando di trarne effetti sempre pi&ugrave; mirabili, mai sazio dei traguardi raggiunti, caparbio, quasi irriducibile nello sperimentare. E&rsquo; un creativo un po&rsquo; speciale, che si definisce &ldquo; inventore&rdquo;, tornato all&rsquo;origine del mestiere, per scelta e non per tradizione. Rappresenta una figura arcaica di homo faber, che opera sul confine tra arte e design.<br />
<br />
E&rsquo; una specie di novello Leonardo che ha dimestichezza con le macchine e che utilizza la tecnologia per fare poesia. Vive la manualit&agrave;, non come condanna, ma come scelta per avvicinarsi alla natura intima di quella materia che ha deciso di trasformare. E&rsquo; un progettista anomalo che crede nella replicabilit&agrave; dell&rsquo;opera, ma che produce con le mani, perch&eacute; ogni suo lavoro sia singolare. Si &egrave; lasciato incantare da una materia, il metacrilato, una resina termoplastica, che frequentava per ragioni familiari, (suo padre possiede una fabbrica di catarifrangenti) della quale ha scoperto prestazioni impensate. Ha inventato un sistema per estruderla, trasformando la massa in filamenti che arrotola e aggroviglia in forme sorprendenti e luminescenti.: dischi volanti, sfere, obelischi, guglie, stelle filanti. Homo faber a tutti gli effetti, Jacopo ha progettato anche gli strumenti per realizzare le sue intuizioni formali.<br />
<br />
Strumenti che non esistevano e che modifica e aggiorna progressivamente per trarre dal metacrilato, una dozzinale materia plastica effetti quasi miracolosi. Viene dall&rsquo;industria e fa l&rsquo;artigiano. Con un eccezione, la collaborazione con Edra. Si &egrave; proposto e nel 2009 &egrave; nato il tavolo Capriccio. Lavorando con Edra, un&rsquo; azienda toscana che ci mette molto del suo, ha imparato a confrontarsi ad essere pi&ugrave; designer e meno artista. La collaborazione continua, e al il Salone 2011 ci sar&agrave; Alice, un poltrona luminosa che pare fatta di zucchero filato. ]]></description>
        <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 16:51:36 +0200</pubDate>
      </item>
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        <title>Benjamin Hubert, un talento naturale</title>
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                <description><![CDATA[ Ha compiuto 27 anni l&rsquo;11 di Marzo 2011, ma al Salone del mobile di Milano presenta ben 12 pezzi nuovi. Benjamin Hubert, ragazzo prodigio del design, studio a Londra, ha gi&agrave; conquistato vari riconoscimenti: premio Bluprint per il miglior prodotto nel 2009, quindi, nel 2010 british designer of the year e EDIDA international young designer.<br />
<br />
Di famiglia modesta, padre muratore, ma amante dell&rsquo;arte, e madre infermiera, sin da ragazzo frequentava l&rsquo;arte e il design. Gli insegnanti della Loughbourough University, dove si &egrave; diplomato nel 2006, colpiti dalle sue qualit&agrave;, l&rsquo;hanno incoraggiato ad abbracciare la professione del designer. &ldquo; &ldquo;Mi piace immaginare e costruire cose che le persone possano usare&rdquo;, dichiara Benjamin. &ldquo;Ritengo che il design debba essere funzionale e accessibile. Lo &egrave; in quanto espressione della personalit&agrave; del designer, non perch&eacute; insegue l&rsquo;unicit&agrave;.<br />
<br />
&ldquo;Credo&rdquo;, prosegue, &ldquo;che il design sia una via di mezzo tra servizio ed emozione e che debba trovare l&rsquo;equilibrio tra espressivit&agrave; e funzionalit&agrave;. Dopo aver aperto nel 2007 il mio studio, dove oggi lavorano tre collaboratori, ho cercato di farmi conoscere dalle aziende. Ho realizzato un piccolo libro con i miei progetti e l&rsquo; ho inviato ad un centinaio d&rsquo; imprese con le quali mi sarebbero piaciuto collaborare. Ha funzionato. Mi hanno chiamato in vari. Oggi mi cercano, ma continuo a propormi ai miei committenti ideali. Ho vari clienti in Italia. Nel vostro paese l&rsquo;approccio &egrave; familiare e, in un certo, senso passionale. Per lavorare bene bisogna abbracciare la vostra cultura e prendere confidenza le vostre tradizioni.<br />
<br />
Nel 2006 a soli 22 anni ha realizzato il suo primo pezzo, una lampada per l&rsquo;azienda inglese Innermost. Oggi i suoi clienti sono gi&agrave; 15, al 90% internazionali. Ha debuttato, disegnando lampade, ma progressivamente si &egrave; concentrato sugli arredi, che oggi rappresentano il 70% delle sue creazioni. Ogni progetto, come rivelano i suoi schizzi, ha origine dalla natura del materiale o da un archetipo d&rsquo;uso. Ha creato lampade, sedie in legno, sgabelli, poltrone, librerie, borse. ]]></description>
        <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 16:46:19 +0200</pubDate>
      </item>
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        <title>Marco Dessì: la ragion d’essere delle cose</title>
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                <description><![CDATA[ &ldquo; Fare questo mestiere&rdquo;, confessa Marco Dess&igrave;, &ldquo;&egrave; un modo per trovare me stesso: nel metodo e negli incontri con le persone. Nato a Merano nel 76, residente a Vienna, dove nel 2007 ha aperto il proprio studio, coltiva una visione ideale della professione. Schivo, di poche parole, esatto nei pensieri e nel disegno, non insegue soluzioni d&rsquo;effetto, ma piuttosto una precisa coerenza tra concept, forma e materia. &ldquo;Il mio metodo&rdquo;, prosegue, &ldquo; parte dalla scomposizione per poi ricomporre.<br />
<br />
Questo consente una chiara leggibilit&agrave; del progetto e della sua genesi. All&rsquo;inizio c&rsquo;&egrave; sempre una idea emozionante. Ma la sua materializzazione pu&ograve; avvenire solo attraverso un processo tecnologico. L&rsquo;aver fatto, prima d&rsquo;iscrivermi alla scuola di design a Vienna, l&rsquo;odontotecnico, mi permette d&rsquo;aver dimestichezza con l&rsquo;esattezza della tecnologia. Nei miei progetti cerco di spingere le idee e le potenzialit&agrave; dei materiali al limite per offrire delle sorprese. Le sue forme non sono mai arbitrarie, anche se connotate da una spiccata originalit&agrave;, ma hanno sempre una ragion d&rsquo;essere che nasce dalla materia per giungere alla soluzione pi&ugrave; pertinente.<br />
<br />
Perfeziona ogni progetto con pazienza, convinto che il percorso, dall&rsquo;idea iniziale al risultato finale, consista in un lavoro d&rsquo;affinamento che esegue con caparbiet&agrave;, in stretto contatto con i produttori. Non pone limiti ai suoi interessi e auspica di potersi cimentare in vari ambiti. Collabora gi&agrave; con importanti aziende, come Lampert e Lobmayer, storica azienda viennese del cristallo, per cui ha disegnato un importante lampadario in vetro, riuscendo a combinare modernit&agrave; con effetto decorativo. Al Salone del mobile di Milano in Aprile presenta per Skitsch la serie Dakar, sedia e tavolo in alluminio, esaltando con un disegno fluido la flessibilit&agrave; della materia. ]]></description>
        <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 16:39:50 +0200</pubDate>
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