INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Magazine| Album di Milano

150 figurine di personaggi disegnate da Emilio Giannelli
Data Pubblicazione: 21 April 2015

La sera del 20 aprile è stato presentato l’Album di Milano, un’iniziativa del Corriere della Sera realizzata in collaborazione con BPM Banca Popolare di Milano. Ad illustrarla al pubblico presente nell’Auletta di Rappresentanza del Senato Accademico è intervenuto Giangiacomo Schiavi, vicedirettore del Corriere della Sera, che dell’Album è uno dei curatori.

L’Album di Milano ha il classico formato degli album delle figurine, che in questo caso sono 150 ritratti realizzati da Emilio Giannelli, noto vignettista della prima pagina del Corriere. In edicola da fine marzo (a Milano e provincia) con le bustine di figurine da raccogliere ogni settimana, l’Album di Milano nasce con l’intento di far conoscere in modo attento, ma non troppo serioso, quei personaggi che in 150 anni (dal 1865 a oggi) hanno reso grande la città.

Schiavi ha raccontato come l’idea sia nata nella redazione del Corriere inizialmente come un piccolo sogno, che in queste settimane si è trasformato in realtà, con ampio riscontro da parte dei lettori, anche i più giovani.

Tra gli scopi dell’iniziativa, infatti, c’è quello di far conoscere ai ragazzi le personalità che hanno reso Milano il centro propulsore di idee, lavoro, arte, cultura e accoglienza che oggi conosciamo. Giangiacomo Schiavi ne ha ricordato alcune figure, come Alda Merini e Indro Montanelli, mentre i ritratti, magistralmente realizzati, sfilavano in proiezione: Giuseppe Verdi, Alessandro Manzoni, Claudio Abbado, Enzo Iannacci, Dino Buzzati, Eugenio Montale, Fernanda Pivano. Gae Aulenti, il cardinal Carlo Maria Martini, toccando ogni ambito in cui Milano è stata capofila d’Italia, dal teatro alla politica, dal design al giornalismo e al volontariato.

Per ricordare ai milanesi – presenti e futuri – come Milano sia ancora oggi un luogo di opportunità e, citando Guido Piovene, “un’America senza crudeltà”.

Testo di Antonella Galli

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Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Audi City Lab| From design to Zero Impact

Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Audi City Lab| From design to Zero Impact

All’Audi City Lab in via Monte Napoleone 27, il quarto appuntamento della serie di incontri Audi Mind Movers organizzati da Audi e dalla rivista Interni – lunedì 20 aprile ore 18.30
Data Pubblicazione: 21 April 2015

Mario Cucinella, architetto e designer, portavoce di una costruttività sostenibile, e Fabio Renzi, segretario generale di Symbola (Fondazione per le Qualità Italiane), hanno condotto la platea in sala dal Design all’Impatto Zero. Un viaggio nel progetto del futuro, in un nuovo rapporto con la natura in cui l’uomo non vive al centro ma al suo fianco. Un futuro a impatto zero che apre un mondo di opportunità, opzioni etiche e interpretazioni estetiche.

Per raccontare il tema occorre partire da tre concetti di base: tecnologia, sostenibilità, industrializzazione. Negli ultimi decenni, il concetto di tecnologia si è evoluto. La tecnologia non è più qualcosa di “muscolare”, novecentesco (come veniva rappresentato da Fritz Lang nel suo Metropolis). Si è passati a un’idea più “genetica”: non più la macchina, ma la materia al centro. In virtù di questo, oggi gli architetti possono dedicarsi in modo più preciso al rapporto tra forma e materia.

La sostenibilità in architettura altro non è che costruire edifici in equilibrio con l’ambiente. E’ stato così per millenni. Poi a un certo momento gli architetti, depositari della conoscenza, costruttori di cattedrali e castelli, hanno visto la loro professione scindersi in forma (architettura) e materia (ingegneria). Uno scollegamento che ha avuto e sta ancora avendo un prezzo in-sostenibile. Occorre recuperare quella conoscenza antica e unitaria e ri-connettere forma e materia.

Infine l’industrializzazione, che è stata un grande sogno, anche se molto di quel sogno è rimasto fuori da un ambito di creatività, intendendo per creatività bellezza, energia, aspetti sociali. Quel sogno (non sbagliato) non è più adeguato al nostro tempo. Il compito è ri-pensare, ri-generare la città e gli edifici, tenendo conto del fattore umano.

In questo panorama, architetti e designer sono tra i pochi che sanno vedere il futuro. E futuro significa sobrietà, sostenibilità, nuove forme e contenuti. Il tema dell’energia, per esempio, si esprime anche attraverso la forma. Allora perché ecovillaggi ed ecoquartieri vengono progettati esteticamente simili a prima?

E’ necessario quindi ripensare l’architettura come business sociale, urgono nuove conoscenze. Il BIM (Building Information Modeling) è un nuovo metodo di progettazione 3D che amplifica la creatività, è un altro modo di pensare il progetto. L’architetto, da questo punto di vista, riveste un ruolo importante. E’ un sognatore che vuole realizzare un sogno attraverso ostacoli spesso immensi in cui servono conoscenza e mediazione.

Il 2020 è vicino (il Piano Energetico 20 20 20 prevede di ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico), la svolta che ci attende è epocale: non più l’uomo al centro, ma la natura, l’ambiente. Urge un cambio di prospettiva. Architetti e designer sono tra gli attori protagonisti.

Testo di Danilo Signorello – foto di Efrem Raimondi

 

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Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Audi City Lab| From design to transversality of…

Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Audi City Lab| From design to transversality of light design

All’Audi City Lab in via Monte Napoleone 27, il terzo appuntamento della serie di incontri Audi Mind Movers organizzati da Audi e dalla rivista Interni – venerdì 17 aprile ore 18.00
Data Pubblicazione: 18 April 2015

Moderati dal giornalista di Radio24 Maurizio Melis, Moritz Waldemeyer, light designer, e Cesar Muntada, responsabile light design Audi, hanno guidato il pubblico attraverso gli scenari luminosi dell’auto protagonisti di un futuro ormai non più così lontano.

Il 90 per cento delle informazioni che riceviamo arriva attraverso gli occhi. Gli occhi di un’automobile sono i fanali. L’estetica dei gruppi ottici di un’auto ne caratterizza la linea, con accenti più o meno marcati. “Occhi” realizzati con diverse tecnologie: Led, Oled, laser Matrix.

I sistemi di illuminazione per Audi sono un marchio di fabbrica. La casa di Ingolstadt, ha raccontato Muntada, sta infatti integrando il lavoro di designer e ingegneri nella progettazione delle automobili a partire dalla luce.

Fari laser Matrix di estrema precisione capaci di proiettare le misure dell’auto sulla carreggiata; led organici (Oled, una sorta di pasta spalmata sulla carrozzeria e attivata da una tensione elettrica) per illuminare solo le parti necessarie come fiancate o maniglie; luci posteriori a sciame in cui i fanali spariscono e diventano un fascio luminoso a flusso continuo che si integra nell’auto con un movimento organico, liquido.

Fari che diventano vere e proprie installazioni interattive, gruppi ottici grazie ai quali la luce diventa capace di interagire con tutto ciò che ha intorno: la strada, i pedoni, la segnaletica stradale.

E in questo loro diventare installazioni interattive è possibile cogliere il punto di contatto con il light design. Waldemeyer ha spiegato come per esempio la luce Led sia stata per lui una scoperta positiva, sorprendente, che gli ha permesso di realizzare opere (tra tecnologia, arte, moda e design) prima impensabili, perché la luce tradizionale mancava di profondità, di peso (la luce, per definizione, non ha peso, ma il suo peso è paradossalmente importante).

Due progetti del light designer tedesco che raccontano questo uso della luce sono visibili al FuoriSalone di Milano da Paul&Shark in zona Brera, dove la magia della luce accende le forme dell’acqua, e da FontanaArte in corso Monforte 13, con installazioni artistiche e interattive.

Luce come tecnologia e luce come arte quindi. Mondi lontani accomunati dalla volontà di sorprendere, di emozionare, di andare oltre. Espressioni della creatività umana che gioca con la luce davanti alle quali spesso ci chiediamo: perché? Dimenticando che la luce è la prima cosa che vediamo quando veniamo al mondo e l’ultima prima di lasciarlo. Senza un perché.

 

Testo di Danilo Signorello – foto di Efrem Raimondi

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Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Magazine Expo Milano 2015 5×15 – Le cinque…

Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Magazine Expo Milano 2015 5×15 – Le cinque aree tematiche di Expo

Un format in cui 5 professionisti per 15 minuti ognuno hanno raccontato le aree tematiche dell’Esposizione Universale venerdì 17 aprile ore 15.00 – Auletta di Rappresentanza del Senato Accademico
Data Pubblicazione: 18 April 2015

Expo Milano 2015 è il luogo in cui il mondo si prepara a incontrare il mondo. Affrontando il tema del cibo in maniera radicale. Non attraverso rappresentazioni iconiche o sterili competizioni tra paesi, ma attraverso un focus su un unico grande tema: l’alimentazione.

E’ stato chiesto ai paesi partecipanti di interpretare questo tema con padiglioni leggeri, sostenibili, smontabili. Non architetture fine a se stesse, ma integrate nel paesaggio formato dall’uomo e dal suo ambiente.

Una esposizione che cambia radicalmente il paradigma con un progetto tematico, un viaggio attraverso l’alimentazione, tema universale e popolare. Da qui la scelta di aree tematiche che ne declinassero gli aspetti rilevanti.

La storia dell’alimentazione è affidata al Padiglione Zero. Matteo Gatto, direttore Thematic Areas di Expo Milano 2015, ha raccontato come il padiglione che apre il sito abbia il compito di riportare il visitatore “a zero”, facendolo uscire con una serie di domande su tradizioni, usi, costumi, sprechi, esempi virtuosi legati al cibo.

Germano Celant, storico dell’arte, ha illustrato il gusto come conoscenza nella mostra Arts&Foods. Rituali dal 1851 alla Triennale di Milano. Una mostra complessa, allestita da Italo Rota, che parte dall’anno della prima esposizione universale di Londra nel 1851 e arriva a oggi. Una mostra che affronta il tema del cibo raccontato attraverso le arti: architettura, design, pittura, letteratura, cinema, fotografia.

La biodiversità è la terza area tematica raccontata da Emilio Genovese, curatore del Parco della Biodiversità. 14 mila metri quadrati all’interno dei quali i visitatori possono muoversi senza un percorso guidato, ma saltando di blocco in blocco alla scoperta dei diversi habitat che hanno accompagnato nel corso dei millenni il processo della selezione naturale agroalimentare. Affrontata secondo criteri geografici, alimentari e storici.

Come si realizza un parco per i bambini? La risposta è stata data da Michele Zini, architetto, che ha progettato il Children Park. L’obiettivo è che i bambini si percepiscano e siano percepiti sin dal loro ingresso nel sito di Expo come visitatori speciali ai quali sono riservate esperienze speciali. Definite da un linguaggio organico che si esprime in intrecci, in grandi rocchetti appesi sotto i quali accadono eventi.

Ad Andrea Galanti, dello Studio Carlo Ratti Associati, è stato affidato il compito di spiegare il cibo del futuro. Future Food District rivoluziona i luoghi del cibo con il Supermercato del futuro (che sarà gestito da Coop) e la Grande Piazza dove gustare i prodotti acquistati. Nel supermarket del futuro i prodotti sono esposti su grandi tavoli come nei mercati medievali, mentre pannelli interattivi forniscono informazioni sui prodotti stessi (per esempio, provenienza e tracciabilità).

Aree tematiche come luoghi fisici che interpretano il tema dell’alimentazione attraverso percorsi espositivi ed elementi attrattivi. Coinvolgendo i visitatori e diventando l’occasione per un’esperienza sensoriale ed educativa.

Testo di Danilo Signorello – foto di Efrem Raimondi

 

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