INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Audi City Lab| From design to Sport

All’Audi City Lab in via Monte Napoleone 27, il sesto appuntamento della serie di incontri Audi Mind Movers organizzati da Audi e dalla rivista Interni – mercoledì 22 aprile ore 19.00
Data Pubblicazione: 23 April 2015

Giunge al penultimo appuntamento il percorso di incontri Audi Mind Movers che, partendo dalla Design Week, sta conducendo Audi City Lab verso l’appuntamento con Expo Milano 2015. Nella serata di mercoledì 22 aprile è salito in scena il rapporto tra design e sport.

Guest d’eccezione, moderati da Michelangelo Giombini della rivista Interni, Mario Abis, sociologo, e Heinz Peter Hollerweger, managing director Quattro, hanno dialogato sul tema dello sport inteso come design, emozione, performance, comfort, tecnologia, benessere.

Esistono oggetti che sfidano le mode perché assolvono sempre le funzioni per cui sono stati disegnati: gli attrezzi sportivi. Da questa citazione di Gillo Dorfles ha preso le mosse il discorso sul tema design e sport.

Che può partire ancora da più lontano, dagli Anni 20, quando i Futuristi, per la prima volta, misero in relazione queste due attività. Da un lato, c’era il tema della velocità e della trasformazione degli oggetti (auto, treni in particolare) attraverso la velocità. Dall’altro, nasceva l’idea di sport individuale, con lo sviluppo tecnologico di abbigliamento sportivo, scarponi, tute ecc. In quella fase storica, la progettazione iniziò ad assumere una forte valenza estetica, che si sommava a quella tecnica.

Oggi, oltre all’estetica è importante anche l’aspetto del comfort, frutto a sua volta di un processo di design. In quest’ottica, parlando di auto, design significa anche funzione. Questi quindi i tre fattori legati alle performance sportive di un’auto: estetica, comfort, funzionalità.

Un’auto sportiva, come per esempio Audi R8 presentata al Salone di Ginevra lo scorso marzo, nasce sempre dalla fusione di questi tre fattori. Cui si somma la cooperazione di tecnici e designer. Solo dalla qualità di queste due competenze nasce un’auto sportiva di successo.

Per fare un esempio, un’auto sportiva performante deve essere “bassa”. Occorre quindi lavorare sulla forma, sull’aerodinamicità, sull’estetica. Ma questo pone un problema tecnico di illuminazione stradale da parte dei gruppi ottici. Designer e tecnici, lavorando sulle luci laser, hanno affrontato e risolto l’ostacolo.

Una efficace dimostrazione di come la forma estetica senza funzionalità risulti il più delle volte vuota. La funzionalità infatti risolve problemi di natura ingegneristica e li volge in estetica, in bellezza, in design.

 

Testo di Danilo Signorello – foto di Efrem Raimondi

 

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Università degli Studi di Milano| Energy for Creativity by Interni Audi City Lab| From design to technology on board: connectivity and infotainment

All’Audi City Lab in via Monte Napoleone 27, il quinto appuntamento della serie di incontri Audi Mind Movers organizzati da Audi e dalla rivista Interni – martedi 21 aprile ore 19:00
Data Pubblicazione: 22 April 2015

“Nel 2017 avremo la prima auto che si pilota totalmente da sola, capace di raggiungere i 100 km orari”. Sandra Weber, Head of Connected Car Audi, ha tracciato, insieme con l’alto “mind mover” Stefano Giovannoni, i contorni di un futuro prossimo, ad alto tasso tecnologico, nell’incontro From design to technology on board: connectivity and infotainment, moderato dal giornalista Maurizio Melis.

Secondo Giovannoni “l’automobile del futuro, autopilotata, comporterà un nuovo modo di concepire lo spazio/tempo della guida e l’abitacolo si trasformerà in una sorta di stanza, con i vetri che potranno fungere da schermi video per rilassarsi o ricevere messaggi e informazioni. Di qui il ruolo fondamentale del design per l’integrazione sicura e piacevole della teconologia. Dal punto di vista strettamente progettuale, se negli ultimi 10-15 anni la miniaturizzazione è stata l’obiettivo principale dell’innovazione, oggi il salto tecnologico si opera sulle nuove batterie, sulla capacità di gestire e magari condividere l’energia”.

“Stiamo lavorando in diversi campi” sottolinea Weber, “con l’obiettivo di inserire l’auto nell’ecosistema digitale, per migliorare l’ambiente intorno al conducente e garantirne la massima sicurezza nell’abitacolo. Si avrà una sempre maggiore integrazione tra persona e abitacolo, guidatore e stumenti digitali. Il mondo virtuale entrerà prepotentemente negli interni: meno pulsanti e più screen displays. La nuova Audi TT, per esempio, ha un cockpit virtuale.

Non si tratta solo di integrare le funzionalità degli smartphone in automobile, ma di lavorare sul concetto di intelligenza del veicolo, con servizi per la navigazione in un orizzonte di cyber security. Sistemi laser e infrarossi, di riconoscimento di persone, animali o oggetti vari consentiranno automaticamente al guidatore di evitare ostacoli; ma la tecnologia di connessione permetterà all’auto stessa di segnalare pericoli ai veicoli vicini, e ricevere e mandare informazioni sul traffico in tempo reale”.

Questo presuppone una città dotata di infrastrutture intelligenti capace di dialogare con le auto, in un vero e proprio network; ma non sempre, purtroppo la velocità dell’innovazione tecnologica e quella dello sviluppo digitale urbano coincidono, fa notare Giovannoni, che considera le città, prossime al collasso, il vero banco di prova della smart-car. Se i tempi di ricerca del parcheggio sono il motivo principale di generazione di traffico urbano, l’auto intelligente del futuro sarà in grado di abbatterli, poiché in grado di segnalare i posteggi liberi. Inoltre anche il car sharing, che sta sempre più prendendo piede nei contesti metropolitani, subirà una rivoluzione: sarà l’auto a trovare il cliente e non viceversa.

 

Testo di Katrin Cosseta – foto di Efrem Raimondi

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150 figurine di personaggi disegnate da Emilio Giannelli
Data Pubblicazione: 21 April 2015

La sera del 20 aprile è stato presentato l’Album di Milano, un’iniziativa del Corriere della Sera realizzata in collaborazione con BPM Banca Popolare di Milano. Ad illustrarla al pubblico presente nell’Auletta di Rappresentanza del Senato Accademico è intervenuto Giangiacomo Schiavi, vicedirettore del Corriere della Sera, che dell’Album è uno dei curatori.

L’Album di Milano ha il classico formato degli album delle figurine, che in questo caso sono 150 ritratti realizzati da Emilio Giannelli, noto vignettista della prima pagina del Corriere. In edicola da fine marzo (a Milano e provincia) con le bustine di figurine da raccogliere ogni settimana, l’Album di Milano nasce con l’intento di far conoscere in modo attento, ma non troppo serioso, quei personaggi che in 150 anni (dal 1865 a oggi) hanno reso grande la città.

Schiavi ha raccontato come l’idea sia nata nella redazione del Corriere inizialmente come un piccolo sogno, che in queste settimane si è trasformato in realtà, con ampio riscontro da parte dei lettori, anche i più giovani.

Tra gli scopi dell’iniziativa, infatti, c’è quello di far conoscere ai ragazzi le personalità che hanno reso Milano il centro propulsore di idee, lavoro, arte, cultura e accoglienza che oggi conosciamo. Giangiacomo Schiavi ne ha ricordato alcune figure, come Alda Merini e Indro Montanelli, mentre i ritratti, magistralmente realizzati, sfilavano in proiezione: Giuseppe Verdi, Alessandro Manzoni, Claudio Abbado, Enzo Iannacci, Dino Buzzati, Eugenio Montale, Fernanda Pivano. Gae Aulenti, il cardinal Carlo Maria Martini, toccando ogni ambito in cui Milano è stata capofila d’Italia, dal teatro alla politica, dal design al giornalismo e al volontariato.

Per ricordare ai milanesi – presenti e futuri – come Milano sia ancora oggi un luogo di opportunità e, citando Guido Piovene, “un’America senza crudeltà”.

Testo di Antonella Galli

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All’Audi City Lab in via Monte Napoleone 27, il quarto appuntamento della serie di incontri Audi Mind Movers organizzati da Audi e dalla rivista Interni – lunedì 20 aprile ore 18.30
Data Pubblicazione: 21 April 2015

Mario Cucinella, architetto e designer, portavoce di una costruttività sostenibile, e Fabio Renzi, segretario generale di Symbola (Fondazione per le Qualità Italiane), hanno condotto la platea in sala dal Design all’Impatto Zero. Un viaggio nel progetto del futuro, in un nuovo rapporto con la natura in cui l’uomo non vive al centro ma al suo fianco. Un futuro a impatto zero che apre un mondo di opportunità, opzioni etiche e interpretazioni estetiche.

Per raccontare il tema occorre partire da tre concetti di base: tecnologia, sostenibilità, industrializzazione. Negli ultimi decenni, il concetto di tecnologia si è evoluto. La tecnologia non è più qualcosa di “muscolare”, novecentesco (come veniva rappresentato da Fritz Lang nel suo Metropolis). Si è passati a un’idea più “genetica”: non più la macchina, ma la materia al centro. In virtù di questo, oggi gli architetti possono dedicarsi in modo più preciso al rapporto tra forma e materia.

La sostenibilità in architettura altro non è che costruire edifici in equilibrio con l’ambiente. E’ stato così per millenni. Poi a un certo momento gli architetti, depositari della conoscenza, costruttori di cattedrali e castelli, hanno visto la loro professione scindersi in forma (architettura) e materia (ingegneria). Uno scollegamento che ha avuto e sta ancora avendo un prezzo in-sostenibile. Occorre recuperare quella conoscenza antica e unitaria e ri-connettere forma e materia.

Infine l’industrializzazione, che è stata un grande sogno, anche se molto di quel sogno è rimasto fuori da un ambito di creatività, intendendo per creatività bellezza, energia, aspetti sociali. Quel sogno (non sbagliato) non è più adeguato al nostro tempo. Il compito è ri-pensare, ri-generare la città e gli edifici, tenendo conto del fattore umano.

In questo panorama, architetti e designer sono tra i pochi che sanno vedere il futuro. E futuro significa sobrietà, sostenibilità, nuove forme e contenuti. Il tema dell’energia, per esempio, si esprime anche attraverso la forma. Allora perché ecovillaggi ed ecoquartieri vengono progettati esteticamente simili a prima?

E’ necessario quindi ripensare l’architettura come business sociale, urgono nuove conoscenze. Il BIM (Building Information Modeling) è un nuovo metodo di progettazione 3D che amplifica la creatività, è un altro modo di pensare il progetto. L’architetto, da questo punto di vista, riveste un ruolo importante. E’ un sognatore che vuole realizzare un sogno attraverso ostacoli spesso immensi in cui servono conoscenza e mediazione.

Il 2020 è vicino (il Piano Energetico 20 20 20 prevede di ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico), la svolta che ci attende è epocale: non più l’uomo al centro, ma la natura, l’ambiente. Urge un cambio di prospettiva. Architetti e designer sono tra gli attori protagonisti.

Testo di Danilo Signorello – foto di Efrem Raimondi

 

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