Metaphysical Infrastructure!

Nel suggestivo spazio di Radura, installazione realizzata da Stefano Boeri nel Cortile della Farmacia dell’Università degli Studi di Milano, si è svolta una riflessione sulle relazioni tra tecnologia, infrastrutture e condizione del paesaggio contemporaneo, inteso come struttura antropologica e culturale.

Protagonisti il fotografo Antonio Ottomanelli, gli scrittori Gianluigi Ricuperati e Cristiano De Majo, il designer Paolo Cascone.

La riflessione si è articolata attraverso la presentazione di due progetti: “Oigo, The Third Island” e “Hacking Gomorra”.

Oigo, Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere, nasce a partire dal progetto The Third Island, ricerca documentaria fotografica condotta da 11 fotografi che, accompagnati da giornalisti, attivisti, imprenditori locali, hanno percorso il territorio calabrese raccogliendo testimonianze, storie e paesaggi.

“La fotografia è uno strumento importante per restituire al paesaggio un ruolo primario, proattivo per tutti gli attori impegnati nella trasformazione del territorio”, ha spiegato Antonio Ottomanelli, fotografo coordinatore del lavoro di ricerca.

Frutto della ricerca, un ricco reportage dal grande valore non solo fotografico ma di denuncia di quanto spesso sfugge ai media. “L’osservatorio ha lo scopo di monitorare e informare relativamente alle condizioni delle Grandi Opere contemporanee, che qui in Calabria sono, per esempio, l’Autostrada Salerno – Reggio Calabria o il Porto di Gioia Tauro, gettando un ponte per riappropriarsi di pezzi di paesaggio che altrimenti scomparirebbero dalla nostra prospettiva”, ha sottolineato Ottomanelli.

Hacking Gomorra è invece il nome di un progetto del designer Paolo Cascone che ha come base l’idea di “hackerare” le Vele di Scampia attraverso la stampa 3D con un progetto di autorigenerazione.

L’hackeraggio delle Vele, progetto di edilizia popolare illuminata lodevole nelle intenzioni, ma diventato quel luogo infernale per l’umanità conosciuto attraverso il romanzo Gomorra, viene ripensato, secondo le parole di Cascone “come possibilità di inserire nella struttura rigida degli edifici una serie di moduli, pensati come plug-in della struttura preesistente, per personalizzare gli interni delle abitazioni”.

“Oppure con la realizzazione di un FabLab negli spazi comuni degli edifici per dare vita a oggetti di uso comune come arredi o complementi, a partire da una griglia originata dalla struttura. Tutto realizzato con materiali riutilizzati e provenienti, almeno in parte, dagli stessi edifici”, ha concluso Cascone.

Fotografia e tecnologia 3D: possono veramente diventare strumenti per un nuovo approccio al modo di intendere e rapportarsi con il paesaggio?

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi