INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

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Metaphysical Infrastructure!
Archivio: FuoriSalone 2016

Metaphysical Infrastructure!

Fotografia, tecnologia e innovazione sociale
Data Pubblicazione: 16 April 2016

Nel suggestivo spazio di Radura, installazione realizzata da Stefano Boeri nel Cortile della Farmacia dell’Università degli Studi di Milano, si è svolta una riflessione sulle relazioni tra tecnologia, infrastrutture e condizione del paesaggio contemporaneo, inteso come struttura antropologica e culturale.

Protagonisti il fotografo Antonio Ottomanelli, gli scrittori Gianluigi Ricuperati e Cristiano De Majo, il designer Paolo Cascone.

La riflessione si è articolata attraverso la presentazione di due progetti: “Oigo, The Third Island” e “Hacking Gomorra”.

Oigo, Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere, nasce a partire dal progetto The Third Island, ricerca documentaria fotografica condotta da 11 fotografi che, accompagnati da giornalisti, attivisti, imprenditori locali, hanno percorso il territorio calabrese raccogliendo testimonianze, storie e paesaggi.

“La fotografia è uno strumento importante per restituire al paesaggio un ruolo primario, proattivo per tutti gli attori impegnati nella trasformazione del territorio”, ha spiegato Antonio Ottomanelli, fotografo coordinatore del lavoro di ricerca.

Frutto della ricerca, un ricco reportage dal grande valore non solo fotografico ma di denuncia di quanto spesso sfugge ai media. “L’osservatorio ha lo scopo di monitorare e informare relativamente alle condizioni delle Grandi Opere contemporanee, che qui in Calabria sono, per esempio, l’Autostrada Salerno – Reggio Calabria o il Porto di Gioia Tauro, gettando un ponte per riappropriarsi di pezzi di paesaggio che altrimenti scomparirebbero dalla nostra prospettiva”, ha sottolineato Ottomanelli.

Hacking Gomorra è invece il nome di un progetto del designer Paolo Cascone che ha come base l’idea di “hackerare” le Vele di Scampia attraverso la stampa 3D con un progetto di autorigenerazione.

L’hackeraggio delle Vele, progetto di edilizia popolare illuminata lodevole nelle intenzioni, ma diventato quel luogo infernale per l’umanità conosciuto attraverso il romanzo Gomorra, viene ripensato, secondo le parole di Cascone “come possibilità di inserire nella struttura rigida degli edifici una serie di moduli, pensati come plug-in della struttura preesistente, per personalizzare gli interni delle abitazioni”.

“Oppure con la realizzazione di un FabLab negli spazi comuni degli edifici per dare vita a oggetti di uso comune come arredi o complementi, a partire da una griglia originata dalla struttura. Tutto realizzato con materiali riutilizzati e provenienti, almeno in parte, dagli stessi edifici”, ha concluso Cascone.

Fotografia e tecnologia 3D: possono veramente diventare strumenti per un nuovo approccio al modo di intendere e rapportarsi con il paesaggio?

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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Umbria Experience: Schorched or Blackened
Archivio: FuoriSalone 2016

Umbria Experience: Schorched or Blackened

Design, arte e cultura per il branding territoriale di Regione Umbria
Data Pubblicazione: 15 April 2016

“In Italia costruiamo la bellezza. Da sempre”. Con queste parole, il professor Paolo Belardi (ABA Pietro Vannucci di Perugia) ha esordito aprendo la presentazione del progetto Schorched or Blackened presso l’Università degli Studi di Milano nell’ambito della mostra evento Interni Open Borders.

Bellezza e saper fare in Umbria hanno radici antiche, dall’arte classica alla genialità industriale contemporanea. Partendo da questi presupposti, Regione Umbria ha avviato da tempo una valorizzazione territoriale che punta alla realizzazione del brand Umbria.

FuoriSalone 2016 ha offerto l’occasione per un brand marketing territoriale che si è espresso attraverso design, arte e cultura.

“L’installazione Schorched or Blackened interpreta il tema Open Borders trasformandolo in No Borders”, ha spiegato Belardi. “Siamo ripartiti da Monk, un carattere tipografico 2.0 in continua evoluzione, creato prendendo a modello i codici benedettini e francescani. Nato per ExpoMilano 2015 si è trasformato per l’occasione in una serie di oggetti che traggono ispirazione dalle materie basilari dell’artigianato di qualità umbro”.

Nel sottoportico del Cortile d’Onore, l’installazione è un monolite nero “orizzontale” che è allo stesso tempo contenuto e contenitore, evocando aspetti emozionali dell’Umbria (dalla Porziuncola di Assisi al Grande Nero di Albero Burri a Perugia).

Del resto l’Umbria, oggi come mille anni fa, “è uno snodo prezioso di artisti, intellettuali, viaggiatori”, ha detto il professor Michele Trimarchi, esperto di Economia della cultura e docente presso l’Università di Bologna. “Terra di ibridazione, sinergie, scambi, condivisione del sapere. Basti pensare ai monasteri, ai pellegrini del Medioevo diventati oggi turisti. Attori di un turismo che però sta cambiando: non più vacanza come esperienza del vuoto (vacuum), ma come esperienza e scambio culturale con altre persone e realtà”, ha proseguito Trimarchi.

Il futuro ha bisogno di novità, invenzioni, idee nuove. Da questo punto di vista, Schorched or Blackened racconta le produzioni tradizionali e quelle più innovative dell’Umbria. Tra queste, il design componente attiva di un processo industriale che affonda le radici nella qualità e nell’esperienza di una regione dalla storia millennaria.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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Untaggable Future Untaggable Energy
Archivio: FuoriSalone 2016

Untaggable Future Untaggable Energy

Terzo appuntamento del programma organizzato da Audi in occasione del FuoriSalone 2016 all'Audi City Lab in Torre Velasca
Data Pubblicazione: 15 April 2016

Il tema della serata del 14 aprile è stato Untaggable Energy, cioè le forze propulsive che creano innovazione e nuove prospettive per il futuro.

Dopo il benvenuto del padrone di casa, Massimo Faraò, direttore marketing Audi, Gilda Boiardi, direttore di Interni, ha ricordato come il FuoriSalone di Milano rappresenta ormai da vent’anni una di queste forze propulsive, con iniziative che hanno invaso l’intera città, allargandone confini e indicando nuove direttrici di sviluppo. Non a caso, il motivo conduttore di questa design week è open borders, che significa lavorare sulla creatività e la tecnologia al di là del tradizionale perimetro delle singole discipline.

Massimo Russo, condirettore de La Stampa e moderatore del dibattito, ha poi dialogato con Franca Sozzani, direttore editoriale di Conde Nast Italia, sul cambiamento della città a partire da un osservatorio importante come quello della moda.

“Il settore si è profondamente trasformato e allargato”, ha detto Sozzani, “oggi tutti possono parlare di moda, per esempio attraverso i social, e la moda è ormai un riferimento importante anche per altri ambiti artistici come musica, cinema e teatro”. Milano, che ha la più alta concentrazione di case di moda e di stilisti, nell’ultimo anno ha trovato un’energia nuova, si è aperta. Ora occorre dare spazio ai talenti delle nuove generazioni. “Emergere è comunque difficile,” ha aggiunto Sozzani, “ma chi ha talento, con il tempo esce”.

Di talenti ha parlato anche Eleonora Abbagnato, etoile de l’Opera di Parigi, che a soli 11 anni lasciò Palermo per la capitale francese. Oggi è la più giovane direttrice di una scuola di danza classica, l’Opera di Roma, e ha deciso di mettere la sua energia a disposizione dei giovani e dello sviluppo della danza nel nostro Paese. “I talenti ci sono e non bisogna lasciarli sfuggire,” ha detto l’etoile, “ma ci vuole moto rigore e disciplina”.

Dalla danza alle sfide della scienza. Qual è il punto di vista di un matematico sul venir meno dei confini tra le varie culture? Piergiorgio Odifreddi, scienziato e divulgatore, ha parlato dell’impegno in campo scientifico all’unificazione di teorie diverse, anche se la strada è molto ardua, per esempio nel campo della fisica. Rimane il fatto che la cultura è una sola e, come ha ricordato Odifreddi, grandi scienziati del passato come Cartesio erano figure di primo piano della cultura del loro tempo.

Anche in ambiti molto diversi come la radio, le contaminazioni solo lo stimolo a nuove sperimentazioni. Lo ha testimoniato Alessio Bertallot, radio personality e DJ. Nella radio, ha detto Bertallot, “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma: è l’essenza della creatività”. Anche un DJ, è un divulgatore, nello specifico di musica, e ha una responsabilità verso chi lo ascolta. La radio deve cercare di fare cultura orientando tra le informazioni. Questo è il suo ruolo rispetto al web: “piuttosto che portare il web nella radio, bisogna portare la radio nel web”, ha detto il DJ, che infatti dal 2013 ha creato un programma radio in streaming on-line. D’altra parte, “la vera rivoluzione di oggi non verrà dalla rete, forse nascerà nelle strade”.

E dalle strade di Matera, Joseph Grima, architetto e curatore, ha lanciato il progetto che ha portato la città lucana a diventare capitale europea della cultura per il 2019. “La città è come una batteria, è una fonte di energia,” ha detto Grima. Matera è uno dei pochi nuclei urbani abitati fin dal Neolitico, nonostante si trovi in un una posizione svantaggiata, per la scarsità d’acqua, il territorio scosceso, la difficoltà di comunicazioni. “Ma è l’energia la carta vincente di Matera, l’ottimismo e lo spirito vitale”.

Ora Grima sta lavorando a Mantova su un progetto analogo, cercando di cogliere le potenzialità dell’architettura per realizzare cose nuove e inaspettate. Come, per esempio, un progetto di piattaforme galleggianti sui laghi che circondano la città lombarda, su cui dare spazio a performance artistiche e musicali.

A dimostrazione, ha concluso Massimo Russo, che l’intrecciarsi delle diverse discipline, dalla matematica alla danza, dalla musica all’architettura, porta a superare confini e barriere, generando nuova energia e scenari sorprendenti.

Testo di Laura Ragazzola – Foto di Efrem Raimondi

 

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La casa di do ut do e i valori dell’abitare
Archivio: FuoriSalone 2016

La casa di do ut do e i valori dell’abitare

Architetti, designer e artisti riflettono con le loro opere sui valori dell’abitare che definiscono una comunità
Data Pubblicazione: 15 April 2016

Do ut do do, nome inventato da Alessandro Bergonzoni, è un progetto biennale giunto alla sua terza edizione, promosso dall’associazione Amici della Fondazione Hospice Seràgnoli che ha lo scopo di raccogliere fondi in favore della Fondazione.

Il progetto comprende una serie di eventi dedicati alle arti e alle eccellenze della cultura, coinvolgendo istituzioni, imprese e collezionisti. Padrino dell’edizione 2016 è il Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo.

Alessandro Mendini ha disegnato per questa edizione la casa do ut do le cui stanze sono state progettate da 12 tra architetti e designer e da loro dedicate a un valore dell’abitare: Riccardo Dalisi (Sogno), Renzo Piano (Luce), Claudio Silvestrin (Amore), Mario Cucinella (Empatia), Michele De Lucchi (Civiltà), Terri Pecora (Complicità), Alessandro Guerriero (Attesa), Massimo Iosa Ghini (Inclusione), Alberto Biagetti (Vitalità), Angelo Naj Oleari (Natura), Stefano Giovannoni (Gioco), Daniel Libeskind (Incontro).

“Il design ha avuto e ha un ruolo importante: quello di riscattare oggetti all’apparenza banali dando loro un’anima. Perché dietro a ogni oggetto ci sono le persone”, ha sottolineato, ponendo l’accento sul concetto di umanizzazione del designMaurizio Marinelli moderatore del dibattito (cui hanno partecipato l’architetto Michele De Lucchi, la designer e artista Nanda Vigo, l’architetto Massimo Iosa Ghini, Andrea Viliani direttore Madre di Napoli).

All’interno della casa, troveranno spazio opere d’arte contemporanea e pezzi unici di design donati da architetti, designer, artisti, stilisti alla Fondazione e oggetto di una estrazione a sorte conclusiva.

L’architetto Michele De Lucchi ha sottolineato il valore della casa: “Mi piace lavorare per trovare il senso delle cose. Soprattutto quando si parla della casa. Un luogo che a noi architetti e designer sembra di conoscere benissimo, ma che si evolve continuamente. Senza che ce ne accorgiamo”.

Le opere saranno esposte al Madre di Napoli, al Maxxi di Roma, al Mart di Rovereto, alla Reggia di Caserta e, dal 1° al 16 ottobre, al Mambo di Bologna. Ultimo appuntamento, sarà la vera e propria estrazione e assegnazione delle opere a fine ottobre a Bologna presso il Mast.

La casa do ut do sarà visitabile grazie a un sistema di navigazione in virtual reality 3D, su web (www.doutdo.it), nei musei e nelle sedi espositive che aderiscono al progetto. La visita virtuale sarà accompagnata da un brano inedito di Gaetano Curreri e Saverio Grandi.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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