INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

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Interni Open Borders: oltre i confini del design
Archivio: FuoriSalone 2016

Interni Open Borders: oltre i confini del design

Al via oggi, con la Conferenza Stampa di presentazione nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, la mostra evento di Interni
Data Pubblicazione: 11 April 2016

Qual è il vero significato di Open Borders? Che ogni cosa ha una sua origine precisa, senza la quale non potrebbe esistere contaminazione. Partendo da questo dato di fatto, l’evento di Interni vuole porsi oltre i normali confini del progetto. Sia nei materiali, sia nelle forme. E, è il caso di dire, anche oltre i confini fisici delle tre location: Università degli Studi, Orto Botanico di Brera e Torre Velasca.

E Milano è la città ideale per questo tipo di esplorazione. Se esiste in Italia una città veramente open borders, questa è Milano. Città di incroci e ibridizzazioni perenni. Metropoli poliedrica in continua evoluzione, piattaforma internazionale e laboratorio di innovazione, Milano sfugge a qualsiasi tentativo di definizione.

Sperimentazione e contaminazione, innovazione e dialogo, definizione dell’indefinibile (come succederà ad Audi City Lab): tutto questo sarà Interni Open Borders, da oggi fino al 23 aprile.

Nella città dove già secoli fa Leonardo sperimentava e innovava superando gli allora usuali confini della conoscenza umana, è nata l’industria del design. E design significa bellezza, creatività, ricerca, cultura, industria.

Spesso la definizione di industria della cultura fa storcere il naso. Ma non è forse vero che le risorse investite in cultura non sono mai a fondo perso? Da questo punto di vista, l’evento di Interni è da sempre una contaminazione di idee, progettualità, creatività, ricerca e industria, rappresentata da tutte le aziende partner che permettono la realizzazione della mostra-evento durante la Design Week milanese.

Il risultato che ne scaturisce è la bellezza: delle installazioni, delle location che le accolgono, di incontri e dibattiti che animano la settimana. E se forse la bellezza non salverà il mondo, sicuramente permetterà sempre di conoscerlo, progettarlo, migliorarlo.

Testo di Danilo Signorello – Foto di Efrem Raimondi

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Casetta del Viandante

Casetta del Viandante

A cura di Marco Ferreri
Cortile del 700
Data Pubblicazione: 6 April 2016

In Italia, anticamente, i due terzi delle strade erano mulattiere e sentieri: spesso il loro tracciato era legato al commercio, ma i camminamenti erano percorsi anche dai pellegrini che si recavano nei luoghi santi.

Negli ultimi anni la pratica del camminare ha conosciuto un grande rilancio: si cammina per tenersi in forma, per riscoprire la lentezza, per conoscere più da vicino la natura e il paesaggio.

Muovendo da queste considerazioni, l’architetto e designer Marco Ferreri ha interpretato il tema di Open Borders nell’ottica di un rinnovato contatto con la natura e ha ideato la mostra Casetta del Viandante proponendo un modello di albergo diffuso a basso impatto ambientale dedicato ai nuovi pellegrini.

La mostra presenta quattro moduli abitativi autonomi di circa 9 mq, realizzati prevalentemente in legno. All’interno di ciascuno trovano posto due giacigli, un tavolo edue sedie pieghevoli, una cucina e un bagno. Ogni modulo è energeticamente autonomo grazie a pannelli solari, microeolico e accumuli di acqua, energia termica ed elettrica.

Ciascuno dei quattro moduli è stato allestito e personalizzato con proprie creazioni da Marco Ferreri, Michele De Lucchi, Denis Santachiara e Stefano Giovannoni.

Casetta del Viandante è stata designata come mostra ufficiale della XXI Triennale Internazionale di Milano ’21st Century. Design After Design’.

Partner: Cacciati Costruzioni Restauri, Arex, Esa Progetti, DeMarinis, D’Officina, Pertinger, SID

Progetto di illuminazione e luci Artemide

 

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Empathic Fuukei

Empathic Fuukei

Progetto Patricia Urquiola
Hall Aula Magna
Data Pubblicazione: 6 April 2016

Ispirandosi all’iconografia dei tradizionali pannelli decorativi orientali, caratterizzati da masse montagnose e cumuli nebulosi delicatamente sovrapposti per generare effetti di profondità variabili, la designer spagnola Patricia Urquiola ha interpretato il tema Open Borders progettando un “paesaggio empatico” (l’esatta traduzione del titolo), un percorso interattivo polisensoriale costituito da pareti/pannelli aperti, realizzati mediante la sovrapposizione di materiali diversi.

L’installazione “site specific”, pensata da Urquiola per Cleaf, azienda leader nella sperimentazione e produzione di superfici per l’interior design, esprime la curiosità della progettista verso il concetto di “non finito”. Le pareti che compongono l’installazione rappresentano una densità da attraversare e intravedere, illustrando compiutamente la bellezza del percorso produttivo, del “come è fatto”, piuttosto che del prodotto finito.

I pannelli utilizzati, pensati come una sorta di derma, sono composti da strati di diversi materiali prodotti da Cleaf, lasciati volutamente aperti per valorizzarne l’ibridazione. Queste sovrapposizioni, creano paesaggi grafici inaspettati. Forme, colori e consistenze differenti guidano i visitatori attraverso un’inedita esperienza tattile e percettiva.

In tal modo Patricia Urquiola invita alla scoperta di una nuova era dei materiali, valorizzando, grazie alle nuove tecnologie, il fascino multiforme e complesso dell’artificiale.

 

Progetto: Patricia Urquiola

Realizzazione: Cleaf

 

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Pick Your Climate

Pick Your Climate

Progetto Carlo Ratti Associati e Transsolar
Cortile d’Onore
Data Pubblicazione: 6 April 2016

Le condizioni climatiche estreme indotte dal riscaldamento globale rappresentano una minaccia per il futuro delle aree pubbliche all’aperto. Con le temperature in aumento, i disagi dei climi urbani scoraggiano a vivere e passeggiare al di fuori dei luoghi dotati di condizionamento dell’aria.

Questo comporta anche un aumento degli spazi climatizzati e una maggiore richiesta di aria condizionata. La prossima sfida consisterà nello sviluppare soluzioni utili a garantire un comfort diffuso nelle aree all’aperto, minimizzando al contempo i costi energetici.

Pick your Climate è un progetto che illustra la possibilità di invertire il cambiamento climatico delle città. Ispirata dalla ricerca condotta dall’ Università di Stanford sulle nanotecnologie, e derivante dallo sviluppo di un progetto analogo esposto a Parigi nell’estate del 2015 in partnership con Transsolar , questa installazione intende dimostrare come le nuove membrane fotoniche che riflettono le radiazioni solari potrebbero contribuire a ridurre le temperature delle nostre città, a costo energetico e consumo idrico zero.

Si tratta di un progetto che si colloca all’incrocio tra design, architettura e scienza, il cui scopo è quello di accrescere la consapevolezza delle possibili strategie per affrontare i cambiamenti climatici. L’installazione presenta tre diversi esempi corrispondenti ad altrettante opzioni di modifica del clima, ossia Greenhouse (serra), Coolhouse (serra fredda) e Treehouse (casa sull’albero).

 

Progetto: Carlo Ratti Associati (Carlo Ratti, Giovanni de Niederhausern, Andrea Galanti, Andrea Galli, Chiara Borghi) e Transsolar ( Elmira Reisi, Joshua Vanwyck)

Realizzazione strutture: FGM (Fabrizio Milani)

Allestimento: Kibox

 

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