Interni Magazine

Progetto Design

Antonio Citterio. Il sistema, atto terzo

di Maddalena Padovani

Una riflessione sull’evoluzione e il significato attuale del wall system, la tipologia di prodotto che ha portato il mobile al suo livello massimo di industrializzazione. E che con Flat.C di B&B Italia diventa un nuovo concetto, architettonico e strutturale.
Diciamo la verità. In un periodo di crisi, in cui la parola cambiamento è d’obbligo in qualsiasi settore creativo e produttivo, parlare di ‘sistema parete’ – un concetto che appartiene alla modernità del design – è alquanto difficile. Lo è anche per Antonio Citterio, che di sistemi parete se ne intende parecchio, essendo il progettista di un noto best seller come il Metropolis di Tisettanta, presentato nel 1984. Ma proprio perché la casa sta cambiando, l’industria sta cambiando, l’intera società sta cambiando, vale la pena riflettere su cosa è rimasto dell’idea razionalista di un ‘magazzino di elementi’ in grado di realizzare ogni tipo di conformazione dell’ambiente abitativo. Di fatto, del carattere strettamente architettonico del sistema, che alla fine degli anni ’60 concretizzava il sogno della casa a spazio libero e introduceva il principio democratico e ludico dell’infinita scomponibilità, ben poco è rimasto nelle attuali e innumerevoli declinazioni di questo prodotto. La sua forte industrializzazione ha fatto sì che oggi venga concepito come un sistema costruttivo in grado di dare vita a soluzioni morfologiche molto diverse tra loro, a volte talmente definite da diventare autonomi elementi d’arredo, veri e propri mobili spesso penalizzati da un’immagine molto pesante. “La vera ragione per cui il sistema parete rappresenta ancora un tema progettuale di forte attualità”, dichiara Antonio Citterio, “è legata alla sua natura di prodotto industriale, ovvero a una logica di grandi numeri che è la sola a dare oggi un senso al progetto e alla realizzazione di un nuovo prodotto. Oggi non ci possono essere vie di mezzo: o si sceglie la strada dell’artigianato, oppure quella dell’industria, che però deve sviluppare prodotti con reali vantaggi in termini di costo o di prestazioni”. Per quanto riguarda i wall system, ciò significa realizzare un prodotto che da una parte aggiunga nuove funzionalità rispondenti ai mutati modelli abitativi, dall’altra riesca a distinguersi esteticamente rispetto alle infinite e omologate proposte del mercato. Sono proprio questi i presupposti di Flat.C, il sistema parete presentato l’anno passato da B&B Italia – e quest’anno aggiornato con nuove soluzioni homeoffice – che rappresenta appunto un nuovo capitolo della lunga ricerca progettuale di Antonio Citterio su questa tipologia di prodotto. È la prima volta, invece, che l’azienda di Novedrate si cimenta su questo tema. Ma la soluzione messa a punto dopo più di tre anni di lavoro definisce qualcosa di diverso da quello che già esisteva. “Gli oggetti che popolano lo spazio domestico contemporaneo”, spiega l’architettodesigner che collabora ormai da trent’anni con B&B Italia, “vanno nella direzione di un continuo, rapido e inarrestabile processo di miniaturizzazione. Penso sia quindi importante adeguare anche le componenti dell’abitare ai nuovi standard dimensionali e stabilire così nuove proporzioni tra spazio e arredo. Flat.C è piatto, come piatti sono gli schermi che popolano il nostro immaginario estetico legato alle nuove modalità di consumare video e immagini”. L’idea è quella di una griglia modulare molto contenuta, in grado tuttavia di accogliere contenitori di profondità standard e di consentire un numero pressoché infinito di configurazioni, le cui proporzioni sono però regolate dalla griglia stessa. L’estrema leggerezza degli elementi del sistema, che nel suo insieme vede emergere il senso dell’orizzontalità, è ottenuta grazie alla scelta innovativa di abbandonare la tecnologia dei pannelli in truciolare e di utilizzare invece trafile in alluminio, ben più sottili. In questo modo, la struttura tende a scomparire visivamente nell’ambiente, per mettere invece in risalto i libri esposti e i moduli contenitori che si ‘impaginano’ graficamente con i ripiani. La pulizia formale è assicurata anche da punto di vista tecnologico, grazie a un sistema di schienali e canaline ispezionabili che risolve il problema del passaggio antiestetico dei cavi. “Per quanto vissuta in modo sempre più trasversale, mobile flessibile”, conclude Citterio, “la casa rimane di fatto uno spazio che immagazzina e contiene cose. Per questo il sistema parete mantiene il suo significato funzionale. È il prodotto più evoluto dell’industria del mobile: è il frutto di un complesso processo, ma è anche un servizio sviluppato ad hoc sulla base delle esigenze di ciascuno. In questo senso, è un sofisticato lavoro artigianale realizzato però dall’industria”.

 





n. 596 novembre


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