Interni Magazine

Progetto Design

Molteplice unità

progetto di Paolo Ulian
testo di Odoardo Fioravanti

Realizzata per la mostra Memoriae Visionariae (Firenze, 23-26 ottobre), Matriosca è una poltroncina che racconta le potenzialità espressive degli oggetti, anche i più banali. Una riflessione poetica sul concetto di impilabilità e sulla serialità del prodotto industriale.
I progetti spesso completano nella terza dimensione il carattere del loro progettista, consentendo di comprendere e perfezionare il quadro di una personalità. Come quella di Paolo Ulian, progettista dotato di carisma e capace di trasmettere e rappresentare la sua indole attraverso i prodotti del suo lavoro. Ulian, unico designer italiano ad avere avuto il riconoscimento di far parte dei Droog Design nel loro periodo più fulgido, nasconde dietro un carattere schivo una qualità progettuale altissima. Una storia ricca di progetti ispirati che raccontano la sua poetica e dispiegano la loro bellezza agli occhi di chiunque rivolga lo sguardo verso questa produzione. Invitato a partecipare alla mostra Memoriae Visionariae, curata da Stefano Caggiano e tenutasi a Firenze dal 23 al 26 ottobre, Ulian ha interpretato il tema realizzando il progetto Matriosca. Munari insegnava: “Osservare a lungo, capire profondamente, fare in un attimo” e Ulian in questa nuova produzione sembra dimostrare di aver accolto fecondamente questo insegnamento. Il progetto Matriosca nasce infatti dall’osservazione di una pila di sedie da giardino in resina, del tipo più comune: quelle che spesso troviamo fuori dai bar meno patinati. Il designer osserva e capisce che quegli oggetti compattati in una pila simbolo della riproducibilità tecnica di uno standard possono dare vita a un nuovo sistema di oggetti. Il progetto consiste infatti nell’accorciamento progressivo e modulare delle gambe di nove sedie impilate, studiato in modo che la decima sedia chiuda la pila rimanendo all’altezza originaria. La somma di questi oggetti crea una specie di poltrona caratterizzata dallo stesso ingombro di una sedia singola: un’immagine segmentata dalla ripetizione delle forme, ma resa solida dalla giustapposizione di tanta materia. Disunendo l’assieme, si collezionano dieci sedie di altezze diverse che rappresentano il paradigma dell’ergonomia: a ciascuno la sua sedia, praticamente su misura. Si può scegliere la sedia normale o quella leggermente più bassa del normale, per chi – ostaggio di quella ‘normalità’ – aveva sempre dovuto tenere le gambe sospese da terra. Ci sono sedie di dimensioni digradanti adatte ai bambini, fino a quella bassissima – solo 15 cm da terra – per chi ama sfiorare la sabbia o il prato su cui siede. L’utopia di poter variare il prodotto industriale si materializza così nella composizione di questi dieci pezzi: un’epifania di equilibrio e intelligenza. In una specie di adesione dogmatica, è bello poter credere in questo progetto che è contemporaneamente uno e dieci, senza che la distinzione divida l’unità.

 



William Sawaya e due dei suoi ultimi progetti per Sawaya & Moroni.

n. 587 Dicembre


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