Interni Magazine

Progetto Design

La genesi della luce

progetti di Ferruccio Laviani
di Laura Eckstein

Il design come racconto di un pensiero – o di un guizzo di ispirazione – che diventa materiale, forma, funzione. In una mostra al Metropol in occasione del FuoriSalone 2008, Ferruccio Laviani ha messo a nudo i processi che hanno portato al rilancio di Kartell nel settore dell’illuminazione.
Quando un’azienda celebra una parte della sua produzione con una grande mostra – come ha fatto Kartell durante il Fuorisalone di Milano allo spazio Metropol con un’esposizione delle lampade di Ferruccio Laviani – viene spontaneo chiedersi se ci sia una ragione particolare dietro una tale scelta. “Volevo soprattutto spiegare come nasce un progetto, dargli una rilevanza che va al di là dell’estetica” spiega Laviani. “Per questo ho scelto la formula del work-in-progress in cui l’oggetto finito ha la stessa rilevanza del processo creativo che l’ha generato. Ma una mostra come questa è anche una pausa di riflessione, e per l’azienda ha rappresentato un momento per riaffermare il suo rinato interesse per la luce”. Un interesse storico – basti pensare alle lampade di Achille Castiglioni o di Marco Zanuso degli anni Sessanta e Settanta – abbandonato verso gli anni Ottanta, e rinato poi, quasi per caso, con Laviani nel 2001. “Mi servivano lampade per lo stand del Salone e ho proposto concept semplici, senza investimenti produttivi”. Il pubblico ha da subito apprezzato le neonate Fl/y, una lampada dalla calotta quasi semisferica con piano secante sotto l’altezza del diametro per raccogliere più luce, in metacrilato trasparente e colorato, ed Easy, una sospensione cilindrica in policarbonato. “Quello che era nato per caso si è quindi trasformato in interventi pensati negli anni a seguire”. Erano quindi tante, tantissime le lampade in mostra al Metropol – dalle prime produzioni programmate come la Take o la Bourgie alle recenti Toobe, passando per la Gé o la È – in un allestimento giocato su piani di diverse dimensioni sostenuti da cavalletti bianchi e rossi in legno, come quelli dei lavori stradali, cui si aggiungevano grandi pannelli segnaletici con il nome e la storia dei singoli pezzi. E insieme ai best-seller anche i prototipi degli ultimi concept che entreranno in produzione a breve. In essi, Laviani mostra i suoi molteplici volti progettuali. Nella Neutra, la sospensione a cupola nata con un diametro di 140 cm, poi ridotto a 90 per problemi tecnici, e nella Tatì, una lampada da tavolo in policarbonato trasparente con diffusore a colore pieno e un peso metallizzato cromato nel sostegno, Laviani sottrae fino ad arrivare alla pulizia dell’essenzialità quasi estrema. A volte però emerge la sua doppia anima di architetto a cavallo tra design e moda, la sua sensibilità per il decoro. La sospensione Bloom, per esempio, è come una cascata di fiori in cristallo. “La plastica si trasforma, a partire da un liquido grezzo, in un materiale solido che ha la purezza di un cristallo. Così ho mescolato l’idea di Puppy (la scultura in fiori di Jeff Koons posta di fronte al Guggenheim di Bilbao) con la cultura muranese dei grandi lampadari in vetro soffiato più il know-how industriale”. Risentono invece dell’influsso vintage la Xanadu, una sospensione composta da due sfere concentriche forate che propone un gioco di luci dato dal doppio colore delle due sfere che crea effetti cangianti (“Ci sono dentro la mirror ball, gli abiti in plastica del periodo pop, Robert Rauchenberg”) e la Cindy, la classica lampada da tavolo degli anni Settanta rivisitata per forma e dimensione e attualizzata dalla finitura metallizzata. Anche la N-Uova è chiaro riferimento a un pezzo storico del design, l’Eclisse di Magistretti: una lampada da lettura con un guscio che ruotando scherma od orienta la luce. Mentre la Bebel, una sospensione composta da tre campane concentriche sovrapposte, sembra strizzare l’occhio al design storico danese. “Il concetto è quello della cipolla” spiega Laviani “uno strato sopra l’altro. Mi piaceva la forma ma ero perplesso sulla qualità della luce. Il risultato finale è giunto dopo numerose rivisitazioni”. Semplice ma funzionale invece la Marsiliana, una sospensione da tavolo che permette di regolare la luce emessa senza dimerarla grazie a un particolare giunto che permette alle due ‘ali’ che costituiscono il paralume di aprirsi e chiudersi. “Trovo che spiegare il design sia importante quanto mostrarlo” dice Laviani riguardo alla mostra allestita al Metropol. “Quando si investe in un pezzo di design si ha il diritto di sapere se un progetto vale solo per le sue qualità estetiche oppure se ha anche una storia da raccontare, fatta magari delle sfide che ha dovuto vincere per essere realizzato”.

 



In copertina: inseriti nella stanza disegnata da Jasper Morrison per la mostra A world furniture show (Colonia, 1986), alcuni dei prodotti più recenti progettati dal designer inglese.

n. 584 Settembre


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