progetti di Maarten Baas
di Laura Traldi
Da enfant terrible della Design Academy di Eindhoven a enfant prodige idolatrato dai galleristi. Ne ha fatta di strada, in soli sei anni, il giovane designer olandese Maarten Baas, classe 1978. Ma non è il sapore del successo che lo inebria. Piuttosto la coscienza di avere ottenuto la libertà di progettare esattamente ciò che vuole. E nient’altro.Sono anni che Rossana Orlandi corteggia Maarten Baas. Esattamente dal 2002, quando Maarten, all’epoca studente decisamente non modello della Design Academy di Eindhoven, portò al Graduation Show la collezione Smoke: tavoli e sedie bruciati, ripuliti e coperti da resina epossidica. Gli stessi che, in un coup-de-théâtre, Marcel Wanders decise di acquistare e di mettere in produzione con Moooi. Da allora, Rossana Orlandi non si perde una mossa del designer olandese. Non è quindi un caso che presso la galleria milanese si trovino i primi prototipi delle ormai celeberrime collezioni come Clay or Sculpt. “Rossana mi apprezza da sempre”, dice Maarten. Per questo, dallo scorso giugno, lo Spazio Rossana Orlandi fa parte della esigua lista di gallerie che vendono i suoi pezzi: Moss a New York, Constrasts a Shanghai, Established and Sons a Londra e Cibone a Tokyo. Come dire, la crème de la crème. Perché le opere di Maarten Baas sono tutte in edizione limitata, prodotte rigorosamente a mano nel suo laboratorio creato ad hoc insieme a Bas den Herder nei pressi di Eindhoven. “Non solo non vogliamo espanderci. Vogliamo che gli artigianiartisti che lavorano con noi mettano tutta la loro passione nella realizzazione dei pezzi. Per questo le nostre produzioni sono e saranno sempre limitate. Se dovessimo lavorare per un anno sempre sullo stesso oggetto sai che noia!”, dice Maarten. Che è schietto e pratico quando parla del suo lavoro. Ma che è anche un sognatore, uno di quelli che dai sogni sanno trarre ispirazione. “I designer spesso pensano troppo, danno significati complicati a quello che fanno”. Per lui, invece, quello che conta è dar forma a oggetti e arredi ‘liberi’, cioè slegati da qualsiasi preconcetto sul come le cose dovrebbero essere, sia in termini di materiale che di forma o funzione. Il mondo cui dà forma sembra uscire da un disegno fresco, spontaneo: “come quello di un bambino”. È un mondo che Maarten progetta prima di tutto per sé perché lo sente suo, in nome di un’empatia viscerale. Un mondo in cui le cose nascono per divertimento, per passione, per la gioia di vedere che anche quello che non è conforme alla fine può funzionare. “Lavoro tanto con la matita e i colori. Se uno schizzo mi convince vado da Bas e discutiamo su come realizzarlo. Se la cosa è fattibile, cominciamo subito con il prototipo”. Perché i pezzi di Maarten Baas non sono semplici da realizzare. Per capire esattamente come bruciare gli arredi della collezione Smoke, ad esempio, Maarten ha dato fuoco a un numero imprecisato di sedie e tavoli, lavorando con la torcia a fuoco vivo e tenendo sotto controllo il processo gettando acqua sulle fiamme. “Pulire l’arredo dopo la bruciatura è anche un lavoro minuzioso, che va fissato con la resina epossidica, pennellata o iniettata a seconda della superficie”. Anche la realizzazione di ‘Hey chair, be a bookshelf ’ (‘hey, sedia, diventa una libreria’) non è stata semplice. L’opera si compone di oggetti reperiti in discarica assemblati su una sedia, fino a costituire uno spazio scultoreo elevato in altezza nei cui interstizi si collocano i libri. “I pezzi vanno puliti, incollati e poi ricoperti con uno strato di gomma che va infine lisciato. Ottenere una superficie piacevole al tatto richiede molte ore di lavoro fine, sul dettaglio”. Ogni pezzo è una sfida. Soprattutto gli arredi della collezione Sculpt, costituiti da lastre di ferro ricoperte da un’impiallacciatura in noce. Impossibile reperire una sola linea dritta o una curva ellittica nella serie, caratterizzata da un ondeggiare continuo di tutte le superfici, anche quelle orizzontali. È questo gioco di torsioni multidirezionali che rende complessa l’operazione di assemblaggio delle lastre che vanno saldate poi centimetro per centimetro. “Per realizzare ogni armadio ci vogliono dalle sei alle otto settimane di lavoro di due persone”. Per The Chankley Bore (per Established and Sons) Maarten ha per la prima volta realizzato disegni in 3D al computer. “Ma il risultato non mi ha soddisfatto, quindi siamo tornati al disegno e alla prototipazione esclusivamente manuale”. E malgrado questo rifiuto, cosciente e pensato, della progettazione classica e della produzione industriale, guai a chiedere a Maarten Baas se si sente più un artista che un designer. Perché per uno spirito libero come il suo, ogni classificazione starà sempre necessariamente stretta. Maarten Baas è e vuole essere solo Maarten Baas. Nient’altro.