Interni Magazine

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Architetture d'interni

UCCA Ullens center for contemporary art

progetto di Jean-Michel Wilmotte
foto e testo di Jean-Pierre Gabriel

A Pechino, firmato dall’architetto Jean-Michel Wilmotte e contraddistinto dalla presenza della ciminiera di mattoni di un’ ex fabbrica di armamenti, l’Ucca presenta la collezione privata di arte contemporanea cinese. Mecenati, visionari e avanguardisti, la coppia di coniugi belgi Guy e Myriam Ullens.
Inaugurato ufficialmente lunedì 5 novembre 2007, con la mostra ’85 New Wave: the birth of Chinese contemporary art, l’Ucca (Ullens center for contemporary art) è la prima struttura museale ad aprire i battenti nella Cina continentale. Ci sono voluti quindici mesi a Guy e Myriam Ullens per dare corpo al loro sogno e trasformare un’ex officina di armamenti in un museo di livello internazionale. Per questo si sono affidati all’architetto francese Jean- Michel Wilmotte, che, tra le sue peculiarità, vanta anche la capacità di tramutare edifici storici in luoghi contemporanei. “Avevamo a disposizione” spiega “due grandi navate realizzate dai tedeschi della Germania dell’Est negli anni Cinquanta per un totale di circa 6.500 mq. Abbiamo d’altronde mantenuto due elementi del passato: la grande ciminiera di mattoni che si erge alta nel cielo e una sorta di serbatoio, situati l’una di fronte all’altro nella prima navata. L’intento di questo museo è quello di ospitare le 1.500 opere della fondazione Ullens, ma anche quello di dar vita a uno spazio di scambio, creazione e interazione. Per lavorare con altri musei e ottenere da autorevoli istituzioni e collezionisti di prim’ordine il prestito di opere impegnative erano necessarie tra l’altro una climatizzazione e un’illuminazione degli ambienti di grande qualità”. Wilmotte ha concentrato i suoi interventi sulla prima navata, quella che accoglie le sale di esposizione, ma anche l’auditorium, la caffetteria e il bookshop. “Senza alterare la struttura architettonica” spiega “che si esprime nella ripetitività delle campate in calcestruzzo, abbiamo realizzato un mezzanino sostenuto da una sequenza ritmica di pilastri, che ospita gli uffici, le sale conferenza nonché una biblioteca e un centro di ricerca aperto a esperti, studenti e artisti”. La seconda navata è stata conservata in toto; sotto i suoi 10 metri di volte si possono realizzare esposizioni museografiche di grande respiro spaziale. Dopo la mostra inaugurale dedicata alla ’85 New Wave e una retrospettiva su Huang Yong Ping, l’Ucca presenta, questa estate, il meglio della collezione Ullens, una raccolta di arte cinese contemporanea considerata la più importante del mondo sul piano qualitativo. Vera e propria prodezza da molti punti di vista, l’Ucca ha vinto una singolare sfida, laddove altri, come il centro Pompidou, non ce l’hanno fatta: ossia rappresentare la prima struttura museale di arte contemporanea in Cina. “Inizialmente avevamo pensato di stabilirci a Shanghai, il centro degli affari della Cina” spiega Guy Ullens. “Ma, in breve tempo, ci siamo convinti che Pechino fosse il vero cuore artistico del Paese. L’ex stabilimento di armamenti di Dashanzi, che era ancora chiamato 798, è stato inizialmente colonizzato dagli artisti, poi da una miriade di gallerie d’arte e locali internazionali. Ci siamo innamorati subito di queste due navate celate dietro la facciata di Cochim. Poi tutto è successo molto in fretta. Siamo riusciti a firmare un contratto di affitto di otto anni con il proprietario. Ci rimangono quindi meno di sei anni per rendere l’Ucca stabile e duraturo”. Tutti gli osservatori locali sono d’accordo. Il complesso del 798, oggetto del desiderio di tanti promoter immobiliari che intendevano farne un centro commerciale, vede l’Ucca come sua migliore garanzia per il futuro. Bisogna ancora capire, in questa Cina dai mille contrasti, quale possa essere il futuro. Gli ultimi mesi di preparazione alle Olimpiadi hanno visto il fiorire di innumerevoli gallerie, nuovi ristoranti, nuovi locali, simbolo di un cambiamento destinato a durare nel tempo.

 



In copertina: le lampade Torch disegnate da Arik Levy per la collezione Intangible di Baccarat.

n. 583 Luglio Agosto


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