Lausanne (CH), nazionalità lussemburghese, 1973.
Nata a: Lausanne (CH), nazionalità lussemburghese, 1973.
Formazione: Schule für Gestaltung, Zürich, Switzerland; Glasgow School of Art, Glasgow, Scotland; Konstfack, Stockholm, Sweden, Erasmus exchange; training di otto anni nello studio di/eight years in the studio of James Irvine.
Attiva nei settori: furniture, exhibition, lighting design, tableware.
Sede: Dunja Weber studio (dal/since 2007), Milano, www.dunjaweber.com
Mostre e premi: Tipi Italiani, Milan, 2003; Spin-off, Cologne, 2003; Greenhouse, Stockholm, 2003; In dust we trust, Milan, 2004; Gate-08, Milan, 2008. Dimple Design Award 1996, 1st prize, Hamburg; Cassina Design Award 1998, 1st prize, Glasgow-Meda; Bonaldo Design Award 1998, 2nd prize, Milan.
Clienti: Maxdesign, Industreal, Istituto Europeo di Design.
3 parole-chiave per il progetto
Semplicità: “Forme chiare, materiali adottati in modo autentico. Prodotti facili sia da usare che da realizzare”.
Fruizione: “Proporre modalità di comportamento innovative, interpretando sogni, desideri e necessità degli utenti finali”.
Colore: “Giocare con i colori, sceglierli, combinarli, cambiarli”.
4 domande
Qual è il tuo rapporto con l’idea di sostenibilità nel progetto?
“Sono cresciuta in una famiglia con grande consapevolezza ambientale. Mio padre era capo del dipartimento sull’ambiente in Lussemburgo. Cerco di mantenere il mio impatto personale al minimo. E ci sono milioni di biciclette nel mondo che non inquinano”.
Proponi un oggetto o un pensiero alla tua azienda preferita: cosa porteresti di nuovo nel suo catalogo?
“Ancora studentessa alla Glasgow School of Art ho avuto l’opportunità di partecipare a un workshop del Centro Ricerca & Studi di Cassina. Da allora questa azienda occupa un posto speciale nella lista delle mie preferite. Mi piacerebbe che approfondisse la ricerca sperimentale affidandola a un gruppo di giovani designers”.
Qual è il materiale prediletto nel progetto?
“Qualsiasi materiale se è usato in un modo onesto”.
Due progetti di design per i quali vale la pena di fare design?
“In realtà uno soltanto globale per Trenitalia, che reinterpreti l’esperienza di vivere il treno: dall’acquisto del biglietto alle aree d’attesa, dagli interni delle carrozze alla grafica delle stazioni”.