Interni Magazine

La voce dei padroni

Roberto Gavazzi

Amministratore delegato e socio di Boffi.

D: La crisi pone interrogativi, domanda cambiamenti, ripensamenti, nuove strategie. Quali cose non saranno più le stesse?
R: Già prima della crisi il mondo era complicato. Interrogarsi e rimettere in causa il proprio modello di business è sempre necessario. Oggi bisogna avere antenne ancora più sviluppate. La nostra azienda adatterà il proprio modello di business alla contingenza, ma non lo modificherà sostanzialmente. Nella fase iniziale di una crisi si sviluppa un forte sentimento di controllo. Ma poi ritorna la fiducia. Ci sarà un naturale assestamento. Ma i suoi tempi non sono ancora chiari.

D: Investire in design, in eleganza estetica, in innovazione nell’ambito dei materiali è una strategia vincente, oppure conviene puntare sulle prestazioni e sull’efficienza?
R: Bisogna stare molto più attenti alla sostanza. Non si può solo stupire con effetti estetici. La gente pretende prestazioni. Scelgo il design, sarà sempre caratterizzante.

D: Lusso o sobrietà? Cucine e bagni efficienti, ma più spartani?
R: Si starà più in casa e la gente vuole avere cose belle. Non credo nello spartano. Credo che, più che alla sobrietà convenga convertirsi all’amichevole. Gli oggetti troppo forti, quasi ostili, non funzionano.

D: Spendere in cataloghi, pubblicità, promozioni, allestimenti degli showroom? O concentrarsi sul prodotto e sul prezzo?
R: Bisogna rivedere il mix di spesa. Lavorare di più sui mezzi che vanno direttamente al consumatore. Comunicare meglio e con strumenti nuovi i propri talenti. Conviene fare marketing diretto. Attirare i consumatori nei propri negozi. Il negozio racconta quello che sei e quello che fai. La gente è più attenta e vuole capire meglio.

D: L’art director è ancora una figura importante, o solo un costo da tagliare?
R: È una figura indispensabile. Non solo. L’imprenditore deve essere aperto a molte collaborazioni. Non può vivere chiuso nella propria fabbrichetta. È importante costruirsi una rete di collaboratori, utilizzando le proprie antenne e le relazioni internazionali. Se si vive troppo all’interno della propria azienda si può fare un buon prodotto, ma non si costruisce un modello d’impresa. Trent’anni fa si poteva pensare solo in termini di prodotto. Oggi non basta più. Bisogna pensare al consumatore e alle tendenze.

D: Il settore cucina e quello bagno sono stati trainanti, in quanto corrispondenti ad attitudini, quali la cura del corpo e la gastronomia, alle quali la gente dedica tempo e risorse. Lo saranno ancora?
R: Cucina e bagno riguardano la convivialità e la cura del sé, a mio avviso, destinate a svilupparsi ulteriormente. Certo ci sarà meno ostentazione, a favore di atmosfere più gradevoli e amichevoli, e molta praticità. In bagno si continuerà a cercare riservatezza, tranquillità e benessere, magari eliminando le esagerazioni.

D: Si uscirà meno, il maggior tempo trascorso in casa, anche con gli amici, porterà ad investire in attrezzature per cucina sempre più sofisticate?
R: I nostri clienti sono più severi ed esigenti. Sono diminuiti, forse, in numero, ma è cresciuto il budget di spesa.

D: Conviene come marchio concentrarsi su una proposta stilistica omogenea, oppure essere più fantasiosi ed eclettici?
R: Bisogna essere coerenti con quello che siamo e subito identificabili. Ma un guizzo qua e là non guasta.

D: La storia, la tradizione dell’azienda, la garanzia offerta da una esperienza pluriennale servono a rassicurare e sollecitare il consumatore? Oppure conta innovare.
R: Le persone sono più attente e le devi rassicurare. Se hai una bella storia la devi far valere. Il cliente di alto livello cerca l’unico. Quindi stiamo pensando di offrire prodotti quasi su misura. Dobbiamo dimostrare che un prodotto con una storia industriale alle spalle è molto superiore a quello artigianale.

D: Diventerà importante il walfare aziendale?
R: È importante. Lo si può praticare anche con investimenti non esorbitanti. Oggi non si può prescindere da una gestione illuminata che tiene alti i valori sociali del lavoro. Welfare significa anche una bella fabbrica, una buona mensa. Vuol dire trattare bene le persone e dare valore al loro lavoro.

 



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n. 594 settembre


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