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Arte - Paesaggio

Chaumont-sur-Loire: XVII Festival international des jardins

di Olivia Cremascoli
foto di Eric Sander

Il centro-nord della Francia è celebre nel mondo per i castelli della Loira, ma i paesaggisti internazionali ne amano uno in particolare, quello di Chaumont-sur-Loire, dove ogni anno si svolge il Festival international des jardins. Tra i numerosi nomi lanciati, c’è anche quello di Patrick Blanc, il ‘divo verde’ del momento.
Entrando nel vasto domaine del castello di Chaumont-sur-Loire in occasione del Festival international des jardins, ci si sente come l’Alice di Carroll in Attraverso lo specchio (1871), che, sei mesi dopo il viaggio nel Paese delle meraviglie, attraversa uno specchio per incontrare nuovi personaggi fiabeschi, e boschi, fiori, api... D’intrigante e storica aneddotica (tra i castellani proprietari figurano Caterina de’ Medici, che ospitava spesso Nostradamus, Diane de Poitiers, Madame de Staël, i principi di Broglie, che, in bancarotta, l’hanno ceduto alla Région Centre, supportata da Hermès per il restauro delle scuderie), il castello di Chaumont (XV secolo), grazie alla recente direzione di Chantal Colleu- Dumond (già addetta culturale della ambasciata di Francia a Roma), da fine 2007 si è ‘unificato’ con il Festival internazionale dei giardini, mutandosi così nel Centro d’arte e natura di Chaumont-sur-Loire. E, dal primo luglio, debutta persino come sede espositiva per l’arte contemporanea, con un’estesa installazione site specific commissionata a Jannis Kounellis, e ulteriori tre affidate a Erik Samakh, che si diletta nel parco con delle poetiche lucciole; a Rainer Gross, che si cimenta in sculture effimere, ai piedi di un cedro e sui rami di un tiglio; a Victoria Klotz, che s’ispira alla folle passione della principessa di Broglie per elefanti e cani. Inutile dire che lo charme incantatore esercitato da questo luogo è ancor più esaltato nei sei mesi (30 aprile - 19 ottobre) di sensuale rigoglio e d’inebriante effluvio dei 27 giardini finalisti dell’annuale festival, ospitati nel parco del castello, che si affaccia sulla Loira. Creato nel 1992 dal Conservatoire international des parcs et jardins et du paysage al serio scopo di monitorare il rinnovamento della progettualità nel campo dei giardini e del paesaggio, il concorso-festival è aperto a équipe di lavoro di tutto il mondo, meglio se interdisciplinari (architetti paesaggisti, designer, artisti, scenografi, vivaisti, laureandi di facoltà pertinenti). Visitato ogni estate da più di 150 mila persone (ingresso a 9 euro), il festival è il fascinoso esito di un laborioso e lungo processo, che ogni anno vede una giuria (presieduta da Louis Benech) selezionare 27 finalisti – tanti quanti gli appezzamenti di terreno disponibili – che al meglio hanno sviluppato il tema dell’anno. Quello 2008 è Des jardins en partage, ovvero ‘dei giardini in condivisione’, intendendo con ciò quanto di più filosoficamente cosmico e quanto di più materialmente semplice si possa concepire, con dichiarata attenzione al riciclo e alla sostenibilità. Ricicli anche estremi, stando a come ha inteso il giardino il gruppo dell’Università La Sapienza di Roma, che ha progettato il suo Repos éternel, cioè un cimitero con pietre tombali dai candidi perimetri, al cui interno cresce erbetta novella e su cui sono state collocate comode chaiselongues. I francesi l’hanno trovato un tantino shockante, perché non hanno visto l’olandese Post mortem alla Milan design week ’06 o l’inglese Dead, alla Tate Liverpool nel 2004. Di certo più conviviale è Le jardin qu’on mange di Cristiano Toraldo di Francia, ‘capitano’ della seconda équipe italiana ammessa alla finalissima (un record quest’anno per gli italiani, proprio come al Festival du cinema di Cannes), o il vivacissimo giardino-cucina battezzato Le parfait in onore delle omonime conserve francesi di frutta e verdura, che una variegata équipe francese (un paesaggista, un ingegnere elettronico e due architetti) ha murato e impilato ovunque, in un giardino un po’ alla Luis Barragan. E la questione riciclo è stata brillantemente affrontata dall’invitata città di Parigi, famosa per il suo concorso municipale Main verte, che ha proposto Méli mélo, giardino-tavolata costituito da piani in zinco, sorretti da pilastri in lattine di bibite e vecchie vanghe traforate quali indicatori delle commestibili delizie da orto. Mentre Michel e Christine Péna hanno magistralmente messo insieme, con gli ‘scarti’ dei colleghi paesaggisti, Le jardin poubelle. In omaggio al suo delizioso ‘andar lento’, si consiglia di raggiungere la piccola Chaumont per strada ferrata (RailEurope), scendendo a Onzain, nella regione di Loir-et-Cher (www.tourismeloir-et-cher.com), poi traversando la Loira e inerpicandosi infine verso il castello. Per differenti orientamenti c’è sempre la Maison de la France (www.franceguide.com).

 



In copertina: le lampade Torch disegnate da Arik Levy per la collezione Intangible di Baccarat.

n. 583 Luglio Agosto


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