di Andrea Pirruccio
Due approcci diversi all’arte. Antitetici verrebbe da dire. Uno è quello multimediale, smodatamente digitale e ipertecnologico di Felice Limosani (nato dj neglia anni Ottanta, poi video artista per nomi del calibro di Brian Eno, e quindi autore di installazioni commissionate, fra gli altri, da Unesco, Sketch Gallery e da aziende come Nokia, Louis Vuitton e Tod’s), che approda all’arte passando attraverso i territori del marketing e della comunicazione; l’altro approccio è quello concreto, orgogliosamente ‘povero’ dei Plasticiens Volants, la compagnia di teatro di strada fondata a Parigi nel 1976 che, all’interno dei propri spettacoli, coniuga gigantesche sculture aerostatiche con la fisicità di 30 performer capaci di animare importanti cerimonie internazionali, come quella di chiusura delle Olimpiadi di Barcellona del 1992 o quella inaugurale dei Giochi Paraolimpionici di Sidney nel 2000.
Dall’inaspettata sinergia fra queste due concezioni artistiche prenderà le mosse l’evento di apertura della 4ª edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, in programma dal 15 al 23 ottobre. Un’edizione che avrà come fil rouge trasversale a tutte le sezioni della manifestazione, il tema globale dell’ambiente: pellicole, incontri con i protagonisti deputati alla salvaguardia del nostro pianeta, spettacoli ed eventi speciali legati al cambiamento climatico animeranno il Focus che, curato da Gaia Morrione, coinvolgerà artisti di formazione e storia diversa (è il caso di Limosani e dei Plasticiens Volants, appunto), ma anche ambientalisti, imprenditori e architetti. Lo stesso spettacolo d’apertura del Festival (nato ancora da un’idea di Gaia Morrione) proporrà una declinazione sognante e fantasmatica di temi legati all’ambiente e alla natura, e sarà realizzato nei giardini storici dell’Accademia di Francia di Villa Medici. La sintesi tra l’universo artisticoconcettuale di Limosani e quello dei Plasticiens Volants partorirà dunque la messa in scena di una favola tratta da un’antica leggenda berbera, che racconta la nascita dell’essere umano. Un vero e proprio ‘trip’ onirico, che narrerà dello scontro tra due mondi agli antipodi, quello degli uccelli del deserto e quello degli animali della foresta, dal quale sarebbe emersa la fragile, volubile e sensibile natura umana.
Entusiasta di lavorare con artisti portatori di una forma d’arte antitetica alla sua, ecco come Felice Limosani descrive l’evento: “Lo spettacolo che metterò in scena insieme ai Plasticiens Volants sarà una fiaba permeata di magia, che avrà come unico destinatario il pubblico. Una favola intesa come racconto, narrazione, e che sarà diviso in tre atti. I Plasticiens Volants realizzeranno una serie di sculture aerostatiche, elementi fluttuanti nell’aria che daranno corpo ad animali mitologici (l’Araba Fenice) o estinti, e che gallegeranno nell’aria accanto a corvi, ibis e civette. Io creerò delle video installazioni in cui riproporrò, ma sotto la veste di cartoon digitale, le sculture ideate dai Plasticiens. Le video installazioni saranno quindi proiettate su schermi animati da mimi, e si illumineranno seguendo uno schema preordinato. Volevo esprimere il senso del movimento, ma in maniera innovativa: non saranno gli spettatori a doversi ‘attivare’ per seguire lo spettacolo, ma toccherà a questi performer portare lo spettacolo tra il pubblico. Dalla collaborazione tra il mio modo di fare arte e quello dei Plasticiens Volants è nata un’alchimia feconda e sorprendente: ognuno di noi ha offerto il proprio apporto per dare vita a un evento che facesse riscoprire il senso profondo di una favola, il piacere antico che si prova a raccontare una storia”. A chiudere il cerchio e ad accrescere il pathos della narrazione, provvederà la voce fuoricampo di un grande affabulatore italiano: David Riondino.